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"A Roma è nato un laboratorio politico". Intervista ad Anna Maria Bruni candidata consigliere di Repubblica Romana
Questa campagna elettorale è stata caratterizzata dal bavaglio sulla stragrande maggioranza dei candidati sindaci; ovviamente, anche nei confronti di Sandro Medici. Quali sono le ragioni secondo te?
Ragioni tutte politiche, in relazione al fatto che i poteri forti che hanno in mano le chiavi di questa città hanno deciso di consentire una competizione elettorale solo fra chi accetta alcuni dati di fatto. Indicativa la scelta di fondo fatta da Repubblica che da una parte parla di candidati al Campidoglio e, dall’altra, di outsiders, ben quindici, in cerca dello strapuntino. Vorrei dire invece che Sandro Medici ha molte chance di affermazione e, soprattutto, di riuscire a costruire un laboratorio politico che può rappresentare la differenza rispetto al movimento Cinque Stelle. Il laboratori si candida per dimostrare che una sinistra esiste ed è fuori dalle coordinate che tutti si aspettano e produce una realtà nuova, che è quella che fa più paura.

Per chi ha dovuto progettare la campagna elettorale della colazione per “Sandro Medici sindaco” il compito, quindi, è stato piuttosto difficile…
Si, difficile ma l’abbiamo affrontato tutti con un grandissimo impegno professionale. Sono stati tanti quelli che si sono dati da fare mettendo il massimo. Abbiamo usato mezzi tradizionali ma anche tutti i mezzi moderni attraverso i social network e puntando sempre all’innovazione del messaggio e delle pratiche. Per esempio, abbiamo sviluppato una pratica di mailbombing verso quelle redazioni di contenitori televisivi off limits. Questo, lentamente, in alcuni casi ha aperto qualche breccia. Anche se in orari non di grande ascolta, su La7 alla fine Medici è andato, e anche sul Corriere, Fatto quotidiano e Rai Tre. C’è da dire che né Piazza pulita né Ballarò, che aveva prodotto una intervista che non è andata in onda, sono state in grado di far viaggiare il nostro messaggio politico sotto alcuna forma.

La scelta della lista è stata quella di intrecciare una forte interlocuzione con i movimenti sociali, in questo momento particolarmente attivi a Roma. Qual è il bilancio?
E’ nata una grande interlocuzione direi. I programmi stessi sono stati stesi con la compartecipazione di molti rappresentanti dei movimenti, a partire dalla mobilità e passando per il tema casa. Abbiamo preso tutti reciprocamente degli impegni futuri perché quello che si è sempre detto è che questo è un percorso costituente. E quindi stiamo ponendo le basi di un percorso politico che andrà ben oltre la scadenza elettorale

Ed ora un discorso che ti sta particolarmente a cuore, quello sulla scuola.
Durante questa campagna elettorale abbiamo incontrato docenti, genitori, e studenti passando poi per i coordinamenti che stanno contribuendo a ridisegnare la scuola che vogliamo. La questione scuola è quella che più mette in luce le difficoltà e la crisi di questa città. Passando municipio per municipio un bambino mi sono resa conto che un bambino su due non ha un nido. E a fronte di questo molti nidi passeranno ai privati grazie ad Alemanno. E questo ci fa capire cosa sta accadendo nella realtà delle cose. L’emergenza abitativa considerando la cementificazione di Roma è un’altra situazione assurda, con centinaia di migliaia di case vuote e almeno cinquantamila famiglie che stanno per strada. Per non parlare della questione dei campi Rom che andrebbero chiusi. La mobilità, infine, va di pari passo con la costruzione di servizi e scuole. E quindi con la sicurezza generale e la vivibilità della città.

L’esperienza della coalizione è stata anche quella che ha messo, diciamo così, in seconda fila i partiti. E’ stata una scelta giusta?
Il passo indietro c’è stato. Ed è stato essenziale. Il lavoro a rete, soprattutto, ha dato i suoi frutti. La sfida è stata quella di mettere insieme una pluralità di voci. La strada intorno ad un progetto molto concreto di fatto sta portando ad una maggiore unità.

Le riprendiamo le periferie?
Lì c’è uno zoccolo duro, difficile da superare. Si sta lavorando molto, però. Molti quartieri sono stati trasformati dalla crisi. Qualcosa è stato fatto ma ci vogliono tempi lunghi.

Quali sono state le ragioni della tua candidatura?
La battaglia che ho sempre fatto sulla scuola producendo inchieste e libri come giornalista, vorrei che diventasse più incisiva. E’ per questo che ho deciso di candidarmi al consiglio comunale di Roma. Un tentativo di costruire una nuova partenza per questa città soprattutto da un punto di vista civile e culturale, entrambi temi che nella scuola trovano una sintesi perfetta.

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