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Turchia, la protesta "in piedi" contagia le piazze del paese. Erdogan in difficoltà
Gli indignaods turchi cambiano le forme della mobilitazione. Da ieri, ventitreesima giornata di protesta, migliaia di 'uomini e donne in piedi' in tutta la Turchia hanno sfidato il divieto di manifestare imposto dal governo. Hanno espresso il proprio dissenso fermandosi e restando immobili e in silenzio in strade, piazze, spiagge, luoghi di lavoro. Intanto, sale la polemica tra il governo della Turchia e il parlamento europeo.
L'emittente Halk tv, che da tre settimane trasmette in diretta le proteste antigovernative, ha mostrato molta gente immobile a Taksim nel centro di Istanbul, a Kizilay nel cuore di Ankara e sul lungomare di Smirne. L’originale forma di protesta e' partita da un atto spontaneo. Quello di un giovane coreografo di Istanbul, Erdem Gunduz, che due sere fa, alle 9, l'ora in cui in tutto il paese inizia il concerto di pentole e clacson contro il premier Recep Tayyip Erdogan, si e' fermato in mezzo a Taksim, la piazza simbolo della rivolta, presidiata dai blindati della polizia e da decine di agenti. Ha appoggiato per terra lo zainetto. Poi tranquillo ha iniziato a fissare l'enorme stendardo rosso con il ritratto del fondatore della Turchia laica moderna, Mustafa Kemal Ataturk, in mezzo alla piazza. Non si e' mosso per quasi sei ore. Piano piano altri persone si sono avvicinate. Una, dieci, 100. Anche loro, accanto all' 'Uomo in Piedi' si sono irrigidite, lo sguardo fisso su Ataturk.
Il tam tam delle reti sociali si e' messo in azione, frenetico. L'hastag #durandam (#uomoinpiedi), #standingman in inglese, e' diventato in poco tempo un trending topic mondiale su twitter. Gli agenti finalmente si sono accorti che qualcosa non funzionava. Ma non sapendo che cosa fare, sono rimasti a guardare. Fino a meta' della notte. Tutti sono stati arrestati e portati in questura. Non si sa con quale accusa. Sono stati rilasciati poco dopo.
Ma il fenomeno dell'Uomo in Piedi gia' era un fiume in piena. Ancora nella notte gente si e' fermata immobile guardando una bandiera turca, un ritratto di Ataturk, un simbolo della protesta in altre citta' del paese. A Ankara una donna e' rimasta ferma per ore a Kizilay sul marciapiede dove e' crollato a terra colpito alla testa dalla pallottola di un agente Ethem Sarisulu, uno dei tre ragazzi uccisi durante le proteste. Per tutto il giorno la gente si e' fermata sfidando il premier a Istanbul, Ankara, Smirne, Antalya, Antiochia. Centinaia di persone si sono immobilizzate, silenziose, su piazza Taksim.
Intanto gli agenti dell'antiterrorismo arrestavano a Ankara, Istanbul e Smirne circa 200 persone, accusate di avere partecipato alle manifestazioni dei giorni scorsi. Erdogan piu' volte ha definito i manifestanti 'vandali' e 'terroristi'. A Sivas alcuni ragazzi si sono bloccati davanti all'Hotel Madimak, dove nel 1993 una folla inferocita di islamici radicali aveva bruciato vivi 35 intellettuali alawiti. Tre Uomini in Piedi si sono fermati davanti alla redazione di Agos dove nel 2007 e' stato ucciso il giornalista armeno Hrant Dink, 4 avvocatesse si sono immobilizzate nel tribunale di Caglayan a Istanbul, e 4 deputati curdi lo hanno fatto in parlamento a Ankara. Decine di Uomini in Piedi sono tornati su Taksim. ''Esprimo un dolore'', ha spiegato Gunduz. Su twitter sono stati lanciati appelli perche' la protesta diventi nazionale e ogni sera il paese si riempia di Uomini e Donne in Piedi. La protesta gandhiana inventata da Gunduz rischia di mettere in difficolta' Erdogan, che per il momento cerca di uscirne con “dichiarazioni muscolari” all’indirizzo dell’Europa. Erdogan, ieri ha detto di ''non riconoscere'' l'Europarlemento, colpevole di avere criticato l'uso eccessivo della forza da parte della polizia e la gestione militare della crisi dello stesso Erdogan. Il premier turco ha accusato l'Ue di ''non rispettare la democrazia'' turca e di avere ''una definizione della liberta' diversa''.
Altrettanto dura la replica del presidente del Parlamento di Strasburgo, Martin Schultz: ''forse la Turchia e' matura per l'Europa, ma non lo e' Erdogan. I nostri partner sono gli uomini e le donne in strada: i manifestanti a Istanbul sono rappresentanti di una societa' civile che e' la stessa che abbiamo in Europa. Per questo il dialogo con la Turchia deve andare avanti''. ''Se non parlassimo piu' con la Turchia attaccheremmo alle spalle queste persone'', ha detto Schultz.
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