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Pil pro capite italia -10% media Ue. Corte Conti: Tasse al 53%. Confesercenti: persi 1,6 milioni di posti
Ormai siamo abituati ai dati negativi. Ogni giorno ce ne sono di nuovi, sempre più drammatici. Oggi tocca a quelli sul pil, le tasse e la disoccupazione. Ma c'è la luce in fondo al tunnel, almeno così dicono...

Il pil pro capite dell'Italia è inferiore del 10% alla media dell'eurozona e leggermente inferiore anche alla media Ue. Lo dice l'Eurostat facendo una stima per il 2012, dove, posta pari a 100 la media dei 27 espressa in termini di potere d'acquisto, l'Italia è a 98 punti, contro la media di 108 dei 17.

Secondo la Corte dei Conti aumenta la propensione a eludere il Fisco, in particolare al Sud e nelle Isole, ma i valori assoluti maggiori si hanno nel Nord più ricco. "L'evasione fiscale continua ad essere per il nostro Paese un problema molto grave, tra le cause delle difficoltà del sistema produttivo, dell'elevato costo del lavoro, dello squilibrio dei conti pubblici, del malessere sociale esistente". L'allarme è lanciato così dal presidente dei magistrati contabili, Luigi Giampaolino, che comunica anche che attualmente la pressione fiscale effettiva "si è impennata fino al 53%", dieci punti percentuali maggiore rispetto a "quella apparente".

Secondo la Confesercenti il potere d'acquisto rischia di crollare nel 2013 di 4 mila euro "senza azioni incisive da parte del governo e con una situazione economica ancora di grave crisi". Dallo studio Confesercenti, presentato in occasione dell'assemblea annuale, emerge che dal 2008 il reddito disponibile delle famiglie si è contratto di 98 miliardi di euro. "Il reddito disponibile delle famiglie, che fra il 2008 e il 2012 aveva registrato una flessione dell'ordine di 94 miliardi, aumenta la sua flessione fino a 98: nel 2013, dunque, ogni nucleo familiare - è la stima - vedrà mediamente ridotto di quasi 4 mila euro il proprio potere d'acquisto; una riduzione che si va a sommare a quelle subite nei cinque anni precedenti". Inoltre, sempre a parità di situazione economica, nel 2013 "l'inerzia accentuerà in modo drammatico le già pesanti performance registrate nei cinque anni di crisi che sono alle nostre spalle (2008-2012)". Il Pil subirebbe così, nel 2013, un'ulteriore caduta per circa 20 miliardi, portando a 126 miliardi la perdita accumulata dal 2008. Si accentuerebbe, poi, la caduta dell'occupazione, che porterebbe a 1,6 milioni i posti di lavoro persi a partire dal 2008. "La flessione coinvolgerebbe in egual misura (6%) il lavoro dipendente e quello indipendente (oltre 434 mila unità perdute)", ha calcolato l'associazione.
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