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"Roma, per continuare nei territori, oltre il risultato del quorum mancato". Intervista a Fabio Alberti

Ieri c’è stata l’assemblea di Repubblica romana che ha visto molta partecipazione e un dibattito ricco. Anche senza quorum, c’è la volontà di continuare il percorso…
L’assemblea di Repubblica Romana è stata molto partecipata con un sacco di gente che ha voglia di andare avanti. E’ la conferma che la coalizione elettorale guardava anche al dopo elezioni. E ovviamente permangono i motivi per i quali ci si era messi insieme. Ovvero, rispondere alle politiche di austerità, avere un altro modello di Roma e guardare all’orizzonte Europa, così come Syriza sta indicando.

In molti interventi è stato messo l’accento sulle cose concrete.
Si tratta di partire proprio dalle cose concrete da fare. Quell’idea di città che abbiamo proposto come programma elettorale deve diventare sia un terreno di confronto e di sfida al governo della città e al centrosinistra sia un programma di lotta. Guardando al fatto che se l’elettorato di sinistra non ha ritenuto che la coalizione avesse sufficiente forza però l’idea di città che proponiamo è largamente condivisa in una fascia più ampia dei soggetti sociali di riferimento che ci hanno votato. Occorre quindi un processo inclusivo che non pensi che la nostra coalizione possa essere autosufficiente, perché c’è una sinistra più ampia.

Con quale formula?
Si è parlato di un rapporto confederale tra i vari soggetti, può essere una proposta.

Da una parte un processo di concretizzazione del programma della coalizione, dall’altra un partito, il Prc, in piena fase di riorganizzazione e pronto a mettere a disposizione la sua rete territoriale. Le due cose stanno insieme e come?
Una discussione sui limiti del Prc di oggi non può essere scollegata dalle pratiche politiche reali. E’ chiaro che la discussione nel Prc si deve intrecciare con le sperimentazioni nelle realtà concrete. Esiste un campo largo europeo della sinistra, per esempio, e come starci è il terreno della discussione. Abbiamo piena coscienza dell’insufficienza di Rifondazione comunista ma anche della sua essenzialità. La coalizione che ha preso il 2%, su 26mila voti Sinistra per Roma ne rappresenta un po’ meno della metà a livello comunale e di più nei quartieri. Va avviato un confronto con la sinistra romana nella quale il Prc può stare come compagni tra i compagni. Vorrei sottolineare come si è votato contemporaneamente a Roma alle politiche e a Bologna su una idea, quella della scuola pubblica. Allora, potrebbe essere interessante portare la gente di Roma a votare sulle idee. Un altro modello del ciclo dei rifiuti e di urbanistia, scuola pubblica e acqua pubblica. E quindi una convergenza programmatica prima che organizzativa.

Quali riflessioni sull’analisi del voto?
Ad una primissima lettura, la cosa più evidente è l’astensione: quattrocentomila persone in più. Ha colpito tutti e in maniera molto forte, anche il centrosinistra che vince politicamente ma che perde nei numeri. Perde 176mila voti rispetto alle ultime regionali. Ancora di più ne perde Beppe Grillo. L’astensione è, come dire, maggiore nelle fasce giovanili e nei quartieri popolari quelli in cui alle ultime comunali ha vinto Alemanno e alle politiche Grillo. Come ci fosse una gran quantità di gente che le ha provate tutte ed ora ha deciso di uscire dalla platea degli elettori. C’è un ragionamento da fare sull’insediameto territoriale e sui luoghi di lavoro del Prc e non solo. E’ un problema più ampio della sinistra romana, la capacità di parlare al ventre di Roma colpito dalla crisi. C’è da dire che il voto non ha premiato neanche, Sel che perde 15mila voti.

Il nodo dei prossimi mesi sarà quello del lavoro e della crisi. Quali proposte?
Abbiamo avanzato l’idea di un piano per il lavoro fatto di politiche comunali. Perché il comune può aprire in alcuni settori delle filiere anche produttive. Pensiamo al processo di transizione energetica della città e la riqualificazione della periferia, e ancora, il nuovo sistema dei trasporti e la digitalizzazione della città. Penso che si debba porporre una grande vertenza cittadina per il lavoro e la vivibilità della città tenendo insieme la richiesta del miglioramento della qualità di vita e la ncessità di rilanciare occasioni di impiego. E’ evidente che per realizzare un piano di questo genere ci sono alcune misure che sono senza costi ma altre che richiedono investimenti pubblici

Qual è la formula di appoggio a Marino nel ballottaggio?
Rimane nostro obiettivo liberare Roma da Alemanno. Da questo ne deriva l’imperativo di partecipare al ballotagio in sostegno di Ignazio Marino con il quale manteniamo distanze programmatiche, ma comunque consideriamo che dopo cinque anni da incubo il governo di centrosinistra con tutti i limiti che essa ha è una condizione migliore per lo sviluppo delle lotte. Con la nuova giunta ci confronteremo sui programmi concreti.

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