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Mobilitazione internazionale a sostegno di Bradley Manning “Anche noi stiamo dalla parte di Bradley!”

Bradley Manning è un militare e informatico statunitense di 25 anni che rischia decine di anni di carcere e forse l'ergastolo. L'imputazione è di aver passato al sito Wikileaks documenti riservati che attestano, tra le altre cose, crimini di guerra commessi da militari statunitensi in Iraq. Il più noto è il video nel quale un elicottero statunitense attacca e uccide almeno undici civili iracheni, tra cui due giornalisti della Reuters, e ne ferisce gravemente altri, tra cui due bambini. Peacelink propone di firmare la petizione promossa dal "Bradley Manning Support Network" (per aderire inviare una mail a info@peacelink.it specificando nome e cognome) e la lettera all'ambasciatore statunitense Thorne del 31 maggio scorso.

Oltre al video “Collateral Murder”, Manning è accusato di aver passato a Wikileaks gli “Afghan War Diaries” -- decine di migliaia di cronache dal campo di battaglia che raccontano esplicitamente di uccisione di civili e di insabbiamenti, di ufficiali corrotti, di collusione con i signori della guerra, e di un fallimentare sforzo bellico Usa/Nato.

“Abbiamo saputo che questi crimini hanno avuto luogo solo perché ci sono addetti ai lavori che li hanno denunciati con grande rischio personale...Gli informatori del governo sono parte di una democrazia sana e devono essere protetti dalle conseguenze delle loro azioni”, osservava Barack Obama durante la campagna elettorale del 2008. Il Presidente faceva riferimento al reclutamento illecito, da parte dell'Amministrazione Bush, di impiegati delle società telefoniche americane per spiare illegalmente i cittadini del proprio paese. “Ma queste parole di elogio andrebbero rivolte innanzitutto – e soprattutto -- al soldato Manning”, scrive PEacelink. “Perché nel corso del suo lavoro negli archivi dell'esercito, egli divenne poco a poco convinto, leggendo i documenti che doveva catalogare, che, nella conduzione delle guerre in Iraq e in Afghanistan, erano stati commessi un gran numero di crimini”. “E che qualcuno nell'esercito aveva coperto e insabbiato quei reati. Dopo aver fatto vari tentativi per far aprire un'inchiesta interna seguendo i canali ufficiali dell'esercito, ma senza successo, e dopo aver cercato di interessare i suoi parlamentari al caso, ugualmente senza successo, Manning ha deciso, alla fine, di ricorrere alla denuncia pubblica, spinto dalla propria coscienza e dalla convinzione che la sua prima lealtà doveva essere, non ai comandanti responsabili degli insabbiamenti, bensì al suo paese e alla giustizia”, si legge ancora nella petizione. .

“E' tragicamente ironico che – conclude Peacelink - dopo undici anni di guerra in mezzo mondo condotta dall'esercito americano in nome della democrazia, un giovane soldato – proprio di quell'esercito – debba dimostrare eroicamente i limiti della democrazia che si vuole esportare – a costo, poi, di centinaia di migliaia di vite irachene e afghane, oltre alle vite dei miliari alleati. Ma la storia è piena di improbabili eroi”. “Chiediamo dunque tutti quanti, al Segretario dell'Esercito, l'Onorevole John M. McHugh, e al Capo di Stato Maggiore dell'Esercito degli Stati Uniti, Generale Raymond T. Odierno, di liberare il soldato Manning e di far cadere le accuse contro di lui”.

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