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Kyenge, il suo sì a ius soli temperato, come in Ue. "Che una persona sia o meno clandestina va accertato dopo aver verificato i fatti e non a priori".

"Come ministro ho posto un problema non per imporre un modello ma con l'obiettivo di suscitare un dibattito nel Paese per adattare la normativa alla realtà italiana di oggi". Con queste parole il ministro per l'Integrazione Cécile Kyenge si è espresso a proposito della cittadinanza.

"La mia posizione personale e la mia proposta di legge da deputata era quella di uno ius soli temperato, che è l'unica forma presente nella Ue", ha aggiunto.

Lo ius soli temperato ha precisato Kyenge, è quello che "parte da un processo di integrazione dei genitori nel paese di accoglienza", quindi "dal numero di anni che i genitori vivono in un territorio".

Il ministro ha poi messo l'accento sulla Spagna. "Qui - ha precisato - bastano due anni di residenza per chiedere la cittadinanza e per far sì che i figli che nascono dalle coppie dove uno dei due risiede da almeno due anni possa chiedere automaticamente la cittadinanza ai figli quando nascono. Per l'Italia i tempi non si pososno ancora definire - ha continuato - In Parlamento ci sono 20 proposte di legge sullo cittadinanza, che vanno dallo ius soli secco a quello temperato. Ce ne sono di tutti i tipi, la mia proposta di legge prevedeva almeno cinque anni di residenza. comunque, il dibattito è partito. Per la prima volta si parlerà in Italia non solo di ius soli ma di cittadinanza nel suo significato più alto".

Kyenge, sul reato clandestinità? "Valutare qual è la sua utilità, i costi-benefici per il Paese. Sono le amministrazioni locali - ha spiegato il ministro - che devono fare una valutazione in questo senso e comunque che una persona sia o meno clandestina va accertato dopo aver verificato i fatti e non a priori".

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