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"F35? Non servono alla nostra difesa, parola di generale". Intervista a Fulvio Gagliardi
Una petizione contro gli F35 sulla piattaforma change.org. Una petizione contro i cacciambombardieri che tanto hanno fatto discutere e che stanno, proprio oggi, facendo dibattere i senatori nell'aula di Palazzo Madama. A presentare l'iniziativa anti-cacciabombardieri su internet è stato l'ex generale Fulvio Gagliardi, in senato la pattuglia di onorevoli capitanati da Loredana De Petris passando per la Cirinnà, Mastrangeli e Laura Puppato. Da Sinistra Ecologia Libertà, a pezzi del Partito Democratico, la mozione fa leva sulla mancata spiegazione «circa il ruolo di un aereo tanto sofisticato, considerati i nostri impegni internazionali» . Recentemente, infatti, il Governo aveva approvato la legge 244/2012 (durante il governo Monti nda) che riguardava il taglio di 30.000 militari e del 30% delle strutture portando «i risparmi conseguenti all'investimento, in particolare sugli F35».
«Il programma degli F35 – si legge nella mozione attualmente in discussione a Palazzo Madama – è diventato un progetto dal costo elevato a fronte di prestazioni peraltro incerte e non corrispondenti alle esigenze difensive del nostro Paese, con ricadute industriali ed occupazionali molto lontane dalle aspettative».

Proprio su questo, fa leva l'ex generale Fulvio Gagliardi che, prendendo le mosse dalla situazione critica in cui versa il Paese, propone di porre rimedio alla crisi economico-finanziaria piuttosto che procedere all'acquisto dei cacciabombardieri. Il programma degli F35, inizialmente ne prevedeva l'acquisto di 131 esemplari ma con la dieta del governo Monti, i velivoli sono scesi a 90. Di velivoli e di flotte idonee, di petizioni e di ex generali ne parla Fulvio Gagliardi che, con la sua petizione, ha già raccolto 30.000 firme a favore.

Innanzitutto perché un ex-generale dovrebbe contro l'acquisto degli f-35?
Tecnicamente questo velivolo non dovrebbe avere grossi problemi a parte alcuni inconvenienti più o meno seri al motore ma personalmente, ricordando i problemi pregressi di qualche anno fa, mi preoccuperei abbastanza..
Uno tra i problemi, che personalmente ritengo possa essere maggiormente negativo, è lo scenario operativo.

Cioè?
Lo scenario operativo è la lista delle esigenze operative fatte dagli Stati Maggiori, in sostanza: quello è che il teatro di minaccia, o strategico mondiale o di interesse. Sulla base di questo scenario operativo si redige, poi, la specifica tecnica del velivolo, lo sviluppo e tutto ciò che ne consegue. Il primo passo è lo scenario operativo ma questo in tutti i programmi di sviluppo militare e, in questo caso, lo scenario operativo non è il nostro bensì americano, e neanche più di tanto dal momento che gli Stati uniti l'hanno realizzato una decina d'anni fa, se non di più. Il teatro operativo degli Stati Uniti è cambiato, e sta cambiando, dal momento che anche lo stesso presidente Barak Obama sta cercando di defilarsi dagli scenari mediorientali.

Comunque, gli americani hanno un ritorno dall'esportazione di questo aeroplano noi non ce l'abbiamo.
Se questo velivolo vogliamo impiegarlo come penso, e cioè a sostegno della Difesa come mezzo per contrastare attacchi e realizzare azioni di peacekeeping, i nostri mezzi attuali sono perfettamente idonei: la nostra flotta è idonea.

Nella sua petizione su change.org si legge che i mezzi dell'aeronautica non sono poi così del tutto obsoleti, quindi la controrisposta del "li compriamo perché l'aeronautica non può volare con mezzi vecchi" non esiste?
Non è vero, non è vero e non è vero. E' una gran balla, quella del “li compro per sostituirli ai mezzi vecchi” perché è una scusa di chi ha semplicemente troppa fretta e voglia di usare mezzi più avanzati, si ha questa fregola.
Arriviamo al knowhow: dalla collaborazione ritengo che noi non ricaviamo nessun knowhow.
Siamo partner di secondo livello, quindi apparteniamo ad un basso livello, al più faremmo assemblaggio del velivolo: il vero knowhow rimane agli americani ed agli inglesi. La guerra che adesso ci troviamo a combattere esiste, ma qual è? È la guerra contro la crisi economico finanziaria e contro la mancanza di lavoro.


Questa guerra non possiamo vincerla acquistando degli F35 ma con tagli, con riduzione di spesa e con incentivi ad aziende, in particolar modo a quelle riescono ad esportare i loro prodotti.
Se qualcuno sostiene che l'industria aeronautica nazionale possa guadagnare dalla vendita di essi a paesi terzi, si sbaglia, o è in malafede. Perché sicuramente noi non avremo la possibilità di venderlo: addirittura per l'Eurofighter Typhoon, per il quale eravamo partner europei a tutti gli effetti – quindi i programma era nostro e non degli americani –, non siamo riusciti a venderlo.
Ci sono riusciti gli inglesi, però. Figuriamoci, dunque, se noi potessimo pensare ad un eventuale export di quest'aeroplano. E poi c'è la questione delle priorità: al momento esse non sono comprare nuovi aeroplani ma risanare la situazione in cui ci troviamo. Infine, un'altra cosa: negli anni '70 abbiamo iniziato col Tornado, abbiamo proseguito con l'Eurofighter e abbiamo tracciato una linea di un'Europa Unita mediante i programmi comuni, in questo caso però (per gli F35 nda) stiamo operando al contrario attuando una collaborazione transoceanica. Questo scenario, per l'Italia, in realtà è già noto e si è già verificato nell'aviazione civile: la nostra Alenia, invece di partecipare al programma Airbus, preferì la collaborazione con la Boeing, indebolendo la coesione industriale aeronautica europea.

Lo sviluppo degli F35 è terminato l'anno scorso, l'Italia vi ha partecipato, vi ha speso dei soldi e chissà se avrà mai un ritorno in termini di knowhow.
Supponiamo che ce l'abbia: avendo un ritorno in tal senso noi potremmo mettere sul piatto della bilancia questo knowhow acquisito e sollecitare un vero programma europeo, per un velivolo di 6 generazione avente e portatore di un requisito europeo.

Quindi: prima risanamento della situazione di crisi e poi si può pensare agli aerei da guerra...
Assolutamente sì! Per fortuna oggi non siamo sottoposti ad alcuna vera minaccia, per cui anche le flotte che abbiamo – compreso l'AV-8B dell'Harrier per la Marina, sono più che idonee.

In Europa, comunque, gli altri Paesi non partecipano al programma F35 e possiedono le stesse nostre flotte, come mai?
Noi dobbiamo avere il coraggio di sfilarci da questo programma e rinviare la sostituzione della flotta a tempi migliori. Ad esempio, le faccio un'ipotesi: se noi iniziassimo - l'anno prossimo - a spingere per una collaborazione con gli altri Paesi Europei per un velivolo di sesta generazione, noi in un anno metteremmo a punto un requisito Europeo ad hoc non importando nulla dagli Stati Uniti. In seguito a ciò, nel 2015, potremmo avviare una fase di definizione e quella di fattibilità; entro il 2018/2019 potremmo avviare lo sviluppo - sembrano molti anni ma sono tempi normali per una fase di sviluppo- ; entro il 2030 noi avremmo il primo velivolo operativo Europeo. Le spese maggiori le rimanderemmo al terzo decennio, l'Italia farebbe sarebbe partner del programma in posizione paritaria con gli altri paesi, potremmo dedicare oggi fondi alle risorse del paese e le forze armate avrebbero velivoli più moderni costruiti sulle loro esigenze reali.
Anche perché, ripeto, oggi lo scenario strategico potrebbe essere affrontato con le flotte di cui disponiamo che sono idonee e, infatti, dato che l'AMX, il Tornado e l' Harrier AV-8B sono entrati in dotazione verso l'inizio degli anni 90, vogliamo dare 40 anni di vita operativa ad essi prima di cambiarli? Il punto è questo: c'è chi s'è venduto la pelle dell'orso e non vuole più tornare indietro (sul programma F35 nda) da un lato, dall'altro c'è chi ha le fregole di avere una flotta nuova.

Facciamo un passo indietro al 22 febbraio 2012 quando Arduino Paniccia, docente dell'università di Trieste, in un articolo sul portale linkiesta.itscriveva: «Se il paese intende avere una forza armata capace di proiettarsi all’estero (unico scenario plausibile) l’F35 è indispensabile. Oppure riscriviamo la Costituzione e sciogliamo Esercito, Marina e Aeronautica. Potremo finalmente vivere felici come in Costarica e guardare al telegiornale altre nazioni che decidono del nostro destino nel chiuso di stanze nelle quali non avremo accesso» cos'aveva di sbagliato e cos'ha di sbagliato la posizione di Paniccia?

Questa è una gran balla. E' sbagliata proprio la base di partenza: “proiettarsi all'estero”, che vuol dire? Vogliamo dichiarare guerra a qualche Paese? Vogliamo fare la guerra oggi? Ma siamo pazzi?! Noi vogliamo difenderci e fare azioni di peacekeeping e con i mezzi che abbiamo in dotazione, esso si realizza abbondantemente bene. Una vita operativa seria dura almeno trent'anni e il Tornado, come l'AMX, sono stati consegnati all'Italia agli inizi degli anni '90 quindi la loro morte sarebbe nel 2025. Ora, noi non abbiamo la necessità di un rinnovo della flotta in modo totale, né abbiamo uno scenario strategico intorno che ci vede invasi e, dunque, un ritardo ulteriore di 5 anni nella dismissione dei vecchi velivoli potremo anche permettercelo. Mi sembra veramente assurdo il “proiettarsi all'estero”? Ma che significa? Con 90 aeroplani (inizialmente erano 131 gli F35 da acquistare ma i tagli del governo Monti hanno fatto scendere il numero di essi a 90 nda), che guerra si può fare?

Perché secondo lei l'Italia dovrebbe rinunciare all'acquisto dei cacciabombardieri? In fondo alcuni sono già stati acquistati....
Sì, e questa è una tragedia, perché dovremmo fermarci adesso: abbiamo speso dei soldi, abbiamo una flotta minima, ma fermiamoci qui. Qualcuno potrebbe dire: giacché abbiamo una flotta minima, tanto vale completarla e abbiamo un rientro dai soldi spesi.
Averne 90, però, significherebbe avere in ogni caso una flotta piccola per un'idea di penetrazione in paesi terzi, ammesso che noi avessimo intenzioni belliche, serve solo a far vedere che noi abbiamo una flotta e che noi abbiamo dei velivoli-ultima-generazione.
Ma è vero anche l'ultimo punto? L'S35 russo che è un Sukhoi, non mi pare sia inferiore all'F35 americano; il concetto comunque è quello che ho detto poco fa: abbiamo speso, è vero, e vorrà dire che ci sono serviti per acquisire conoscenze e knowhow tecnologico per essere i primi della classe, per un'eventuale collaborazione europea.

Cosa si aspetta dalla petizione: davvero gli italiani sono così attivi e interessati a questo tema?

Personalmente mi sono meravigliato che la petizione, in pochissimi giorni sia arrivata a 30.000 firme, comunque rimane sempre una buona fetta di popolazione che non si interessa perché non gliene importa, pensa ad altre cose o non è addetta ai lavori...

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