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La democrazia non si può sospendere. Nemmeno per un giorno.

Mai nella storia del nostro paese si era accettato di sospendere i lavori delle assemblee rappresentative su richiesta di un gruppo politico per contrapporsi ad una legittima decisone dell’autorità giudiziaria. II fatti avvenuti in Parlamento mercoledì non possono essere giustificati in alcun modo e si pongono ai limiti dell’eversione costituzionale.

Non vi sono precedenti. Nessun confronto può essere fatto con le ordinarie decisioni di non svolgere i lavori parlamentari per permettere le riunioni dei partiti presenti alle Camere. Misure di natura organizzativa e certamente non traumatiche, che non hanno mai avuto come scopo di trascinare l’istituzione parlamentare in uno scontro mortale con un’altra istituzione – la magistratura – del nostro Paese.

La divisione dei poteri, il riconoscimento dell’autonomia e indipendenza della magistratura da ogni altro potere, la necessità di giungere alla definizione di tutti i processi per ogni cittadino, il rispetto dello stato di diritto, sono tutti principi non negoziabili. La strategia del minor danno, che ha portato a contrattare i tempi della sospensione – dai tre giorni inizialmente pretesi all’unica giornata effettivamente ottenuta – non può essere considerata una vittoria per nessuno, bensì la sconfitta di tutti coloro che ritengono che la democrazia non possa mai essere sospesa. Neppure per un solo giorno.

Umberto Allegretti (Comitati Dossetti), Gaetano Azzariti (Convenzione per la Democrazia costituzionale), Sandra Bonsanti (Libertà e Giustizia), Luigi Ferrajoli (Comitati Dossetti), Stefano Rodotà (Convenzione per la Democrazia costituzionale), Gustavo Zagrebelsky (Libertà e Giustizia)

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