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(S)vendesi Enel, Eni e Finmeccanica. Ferrero: "Governo regala patrimonio pubblico a speculatori"
Quote di Eni, Enel e Finmeccanica da dar via ai privati. C’è anche questo, e forse altro ancora, nel programma del Governo per sistemare il deficit di bilancio secondo le indicazioni del fiscal compact. A indicarlo è il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni, in un'intervista nel corso del G20 a Mosca. Saccomanni riprende in mano tutto il dossier privatizzazioni (dismissione di immobili, etc) e la cessione delle quote di Eni, Enel e Finmeccanica è una delle possibilità. Queste, ha aggiunto, ''sono aziende profittevoli, che danno dividendi all'azionista e dobbiamo valutare la possibilita' di utilizzarso come collaterali per la riduzione del debito''. Sui possibili tempi dell'operazione, ''come ho detto, non escludo questo tipo di iniziativa ma ora noi stiamo considerando il programma in termini piu' generali'', ha detto Saccomanni. ''Spero che prima della fine dell'anno possiamo aver chiaro cosa vogliamo concretamente fare in una strategia complessiva per ridurre il debito pubblico''.

Inevitabili anche le reazioni del mondo politico, economico e sindacale. Come quella di Raffaele Bonanni, leader della Cisl, che in una nota ha definito il sindacato "del tutto contrario" alla cessione di quote delle aziende "già da anni nel mirino degli appetiti famelici e speculativi degli investitori stranieri".

Per il segretario del Prc Paolo Ferrero, siamo di fronte a “una vera e propria svendita di un patrimonio pubblico, dei cittadini italiani, per finanziare gli speculatori”. “La strada di abbattere il debito rapidamente è completamente sbagliata – aggiunge Ferrero - : quella da scegliere è invece abbattere gli interessi obbligando la BCE a finanziare direttamente gli stati al tasso di interesse ufficiale, cioè lo 0,5%. In questo modo la spesa per interessi scenderebbe da 90 a 10 miliardi. Se questo non è possibile il governo deve obbligare la Banca d’Italia a partecipare direttamente alle aste dei titoli di stato e fare emissioni a tasso calmierato”.
In effetti, il Tesoro ora ha circa il 30 per cento delle società in questione (cui si potrebbe aggiungere anche Terna). Quota di possesso che ne assicura il controllo delle operazioni straordinarie. Scendere al di sotto, sulla carta, vorrebbe dire rendere le società contendibili. 
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