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Oggi la Tunisia si ferma dopo l'omicidio di Brahmi, leader dell'opposizione
Si preannuncia un venerdi' nero in Tunisia. Il giorno dopo l'uccisione del leader politico dell'opposizione laica Mohamed Brahmi, il maggior sindacato nazionale, l'Unione generale tunisina del lavoro, ha proclamato una giornata di sciopero generale per protestare contro "il terrorismo, la violenza e gli omicidi". L'ultimo sciopero indetto dal sindacato risale al 14 gennaio 2011, giorno in cui cadde l'ex dittatore Zine Al Abidine Ben Ali. Oggi, a causa dello sciopero generale, la compagnia di bandiera Tunisair ha cancellato tutti i voli in partenza e in arrivo. Gia' ieri ci sono state numerose manifestazioni di protesta in tutto il Paese.

Ucciso come Belaid
Brahmi, 57 anni, deputato dell'Assemblea costituente, gia' leader del Movimento del Popolo e da poche settimane coordinatore generale del nuovo partito Corrente Popolare, e' stato assassinato nello stesso modo in cui il 6 febbraio fu colpito a morte Chokri Belaid. Quest'ultimo era il regista dell'operazione che aveva portato nel 2012 al varo del Fronte Popolare - blocco laico e riformista contrario al partito confessionale islamico Ennahda issatosi al governo a Tunisi dopo la rivolta della 'primavera araba' e la caduta del potere autoritario del presidente Ben Ali - ed al quale lo stesso Brahmi faceva capo.

Respinte le condoglianze del governo
Per la morte di Belaid sono indagati alcuni salafiti riconducibili alla Lega per la protezione della rivoluzione, formazione spesso violenta e talora accostata all'esecutivo, ma la vicenda non e' ancora chiara. Brahmi si era appena seduto in macchina davanti alla sua casa dell'Ariana, nella Grande Tunisi, quando e' stato raggiunto e colpito da due uomini in moto, che si sono subito dileguati. Alcuni familiari ed esponenti politici hanno accusato Ennahda per la sua morte, pur senza fornire prove. Il figlio dell'ucciso ha additato il vertice del partito islamico come ''mandante morale'' dell'assassinio e la famiglia - come aveva fatto a suo tempo quella di Belaid - ha respinto le condoglianze del governo.

Immediata la protesta
Nel Paese si sono scatenate immediatamente le proteste contro gli islamisti al potere. Folle si sono riversate davanti al ministero dell'Interno a Tunisi, ma anche nelle strade di Sfax, disperse con lacrimogeni dalla polizia, e altre migliaia di persone sono scese in piazza a Sidi Bouzid, luogo di origine di Brahmi come di Mohamed Bouazizi, il giovane che dandosi alle fiamme diede origine alla rivoluzione tunisina. Nella zona le proteste sono anche sfociate in violenza, con attacchi a due sedi di Ennahda. Nella capitale, in serata, manifestanti hanno poi affrontato la polizia (intervenuta di nuovo con i lacrimogeni) nella centralissima avenue Bourghiba, al grido di ''abbasso il partito dei Fratelli (musulmani)'' e ''abbasso i torturatori del popolo''. Mentre l'ira di alcuni si e' rivolta contro una troupe della tv panaraba del Qatar al-Jazira. In rivolta pure il mondo dell'arte, che ha cancellato eventi e rassegne, da Cartagine a Sfax. Ma il segretario del partito islamista, Rached Gannouchi, ha affermato che l'assassinio punta a ''fermare il processo democratico della Tunisia e uccidere il solo modello di successo della regione, specialmente dopo le violenze in Egitto, Siria e Libia''. L'attenzione di Ennahda e' puntata soprattutto sulle sorti dei Fratelli Musulmani egiziani e del loro presidente Mohammed Morsi, destituito il 3 luglio dall'esercito sotto la pressione di enormi manifestazioni di piazza.
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