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Quel milione alle private che viene dalle "larghe intese"

Dopo ciò che è avvenuto sull'acqua pubblica, dovremmo averci fatto il callo. Invece no: siamo indignati e incazzati, come indignato e incazzato è il Comitato Articolo 33 che ha promosso, e vinto, il referendum bolognese per abrogare i finanziamenti comunali pubblici alle scuole dell'infanzia. Ieri si è tenuto il Consiglio Comunale che avrebbe dovuto recepire il risultato referendario, e invece ha scelto di andare nella direzione opposta a quella indicata dalle cittadine e dai cittadini. Partito Democratico, Pdl e Lega Nord, con un ordine del giorno presentato dal primo, hanno stabilito che il finanziamento alle scuole private non si tocca, rimane lì dov'è. Insomma, le "larghe intese" diventano buone, se necessario, anche a livello locale per invalidare il voto espresso dagli elettori. La politica praticata da queste forze dimostra, ancora una volta, la propria subalternità alle gerarchie cattoliche e una distanza siderale da quanto afferma la Costituzione. Fino a quando non cambieranno anche quella, si intende. Il milione di euro che il Comune di Bologna dà alle scuole dell'infanzia private è una scelta totalmente ideologica, che consente a chi gestisce le private di portarsi a casa dei profitti e che non contribuisce a risolvere il problema delle tante domande di accesso alle scuole dell'infanzia presenti a Bologna. Numerose famiglie, infatti, non mandano comunque i propri figli alle scuole private, visto che lì si paga una retta. I numeri, del resto, lo dimostrano: il 25% circa dei posti era garantito dalle private a metà anni '90, prima che venisse istituito il finanziamento attraverso una convenzione con la Federazione Italiana Scuole Materne; il 25% è garantito oggi, che si pigliano un milione di euro. La convenzione tra Comune di Bologna e Fism venne stipulata nel 1995, con l'obiettivo tutto politico da parte di quella che era la sinistra moderata di governo locale di dare un segnale al mondo cattolico. Fervevano i preparativi che avrebbero portato all'Ulivo. Se, perciò, i soldi alle scuole dell'infanzia private erano garantiti dal nascituro centrosinistra, oggi sono garantiti con la benedizione della maggioranza delle larghe intese. Il Comitato Articolo 33, scioltosi proprio ieri, ritenuto esaurito il proprio compito, ha proposto provocatoriamente al Sindaco di Bologna di abrogare l'istituto del referendum comunale, ritenuto evidentemente un impiccio. Come dargli torto? Il Partito Democratico sta discutendo da giorni su chi far votare o meno alle primarie, e se ne sbatte di un referendum come quello bolognese, che appartiene a tutte e a tutti. Nei giorni scorsi, invece, è stato fermato in consiglio regionale il tentativo di sottrarre per legge le scuole dell'infanzia ai Comuni e di rendere più facili forme di esternalizzazione. In questo caso, settori del Pd e del centrodestra, che volevano trasformare le scuole dell'infanzia in semplici servizi alla persona, separandole dal sistema scolastico, sono rimaste a bocca asciutta anche grazie alla nostra determinazione. Sta ora alle forze della sinistra politica e sociale decidere come rilanciare il tema della difesa della scuola pubblica e laica: non ci si può fermare proprio ora. Rifondazione Comunista c'è.

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