Martedì 25 Febbraio 2020 - Ultimo aggiornamento 12:00
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Napolitano il "pilota": «F35, il parlamento non può mettere veti»

Se è uno scherzo non fa ridere. Non che avessimo veramente creduto che il compromesso sugli F35 siglato la settimana scorsa e che prevedeva di dare l'ultima parola al parlamento fosse davvero un punto di svolta; era, palesemente, un escamotage per evitare al Pd l'ennesima spaccatura sulla mozione di Sel e M5S (che è stata regolarmente bocciata) che invece chiedeva di bloccare il programma di acquisto dei cacciabombardieri. Adesso, però, scopriamo che, oltretutto, era pure una bufala, che il Consiglio supremo di difesa, riunito al Quirinale e presieduto dal presidente Napolitano (ma c'erano anche tra gli altri, il premier Enrico Letta, il ministro degli Esteri Emma Bonino, il ministro dell'Interno Angelino Alfano, il ministro dell'Economia e delle Finanze Fabrizio Saccomanni, il ministro della Difesa Mario Mauro, il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, il capo di stato maggiore della Difesa ammiraglio Luigi Binelli Mantelli), disconosce integralmente. In sostanza, dice il massimo organismo, il Parlamento non può porre veti al governo sull'adozione di provvedimenti riguardanti l'ammodernamento delle forze armate. Dunque, la mozione di maggioranza, approvata lo scorso 26 giugno, che impegna il governo a non procedere a «nuove acquisizioni» senza che il Parlamento si sia espresso dopo un'indagine conoscitiva di sei mesi, secondo il Consiglio supremo di difesa è carta straccia, benché nel documento si faccia riferimento ad una legge del dicembre 2012 che dà al Parlamento l'ultima parola sull'acquisto delle armi, ricordando all'esecutivo che non può decidere senza un voto di merito delle Camere. La replica è secca: nel «rapporto fiduciario» tra Parlamento e Forze armate, «che non può che essere fondato sul riconoscimento dei rispettivi distinti ruoli», la «facoltà del Parlamento» di «eventuale sindacato delle Commissioni Difesa sui programmi di ammodernamento delle Forze Armate, non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell'Esecutivo».
Sorge la domanda: ma quando hanno preparato la mozione, i partiti della maggioranza sapevano quello che facevano? Che farà, adesso, il parlamento? Solleverà il conflitto di attribuzioni con il governo?

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi