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Usb: La sentenza della corte costituzionale rende inservibile accordo rappresentanza

Secondo l'Usb che oggi ha manifestato in piazza SS Apostoli a Roma insieme ad altri sindacati di base, la sentenza della Corte Costituzionale sulla costituzionalità dell'Articolo 19 dello Statuto dei lavoratori come modificato dal Referendum del 1995 rende inservibile l'accordo sulla rappresentanza del 31 maggio scorso e rende improcrastinabile la riassunzione da parte del Parlamento delle proprie prerogative legislative anche sulle materie che riguardano la democrazia nei luoghi di lavoro.
Per l'USB la sentenza, pur importante perché dichiara illegittima la previsione che assegna ai soli firmatari di contratti la possibilità di costituire proprie Rappresentanze Sindacali Aziendali, non definisce i criteri per l individuazione delle organizzazioni da ammettere ai tavoli negoziali, continuando così ad attribuire al padronato la facoltà di scegliersi i propri interlocutori.
La USB sottolinea che proprio grazie all'approvazione del referendum parziale sul l'articolo 19 del 1995 voluto e sostenuto dalla sinistra sindacale dell'epoca, di cui la FIOM rappresentava la spina dorsale, tutto il sindacalismo di base e' stato espulso dai tavoli negoziali e ha subito un ostracismo totale per anni nel più totale silenzio anche di chi oggi, avendo subito un trattamento analogo da parte della Fiat, parla di ritorno della Costituzione nei luoghi di lavoro. L'assenza della Carta Costituzionale nei precedenti 18 anni non ha mai prodotto il minimo fremito da parte di chi, come la FIOM, oggi la invoca mentre si girava dall'altra parte quando a subirne l'assenza erano le organizzazioni sindacali conflittuali e di base.
La USB, auspicando che le motivazioni estese dalla sentenza della Corte prevedano anche la necessità di una legge che finalmente regoli la rappresentanza e la rappresentatività nei luoghi di lavoro, continua la sua battaglia contro l'accordo di privatizzazione della rappresentanza raggiunto il 31 maggio tra CGIL, CISL, UIL e Confindustra e per ottenere una legge democratica e pluralista che restituisca alle lavoratrici e ai lavoratori i diritti democratici nei luoghi di lavoro.

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