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Aumenta il debito pubblico, e pure le entrate fiscali. Lo Stato strizza le tasche dei cittadini

Ancora un altro record per il debito pubblico. E questo nonostante un significativo incremento delle entrate tributarie, che nel semestre 2013 sono state di circa 8 miliardi in più rispetto allo stesso periodo del 2012. Lo Stato italiano sta strizzando le tasche dei cittadini. Ed ora l’asticella di giugno segna 2.075,1 miliardi, che rispetto al mese precedente vuol dire circa mezzo miliardo in più. Sul fabbisogno ha inciso per 8,2 miliardi il sostegno ai paesi dell'area dell'euro in difficoltà: comprendente la quota di competenza dell'Italia dei prestiti erogati dall'European Financial Stability Facility - EFSF - pari a 5,3 miliardi e il versamento effettuato in aprile della terza tranche per la sottoscrizione del capitale dell'European Stability Mechanism - ESM - per 2,9 miliardi. Tale sostegno complessivamente ha raggiunto 50,8 miliardi. Le entrate tributarie, intanto, sono cresciute del 21,5% (8,2 miliardi) a 46,3 miliardi, a giugno, rispetto a quelle dello stesso mese del 2012, quando si erano attestate a 38,1 miliardi.

"Il debito pubblico ‘record’ – commenta il segretario del Prc Paolo Ferrero - e' stato prodotto dalle politiche del governo Monti, che era sostenuto dal parlamentare Letta. Adesso il Presidente Letta, sostenuto dal parlamentare Monti, usa il disastro fatto da Monti per svendere il patrimonio pubblico. Visto che Monti e Letta non sono stupidi, significa che sono in malafede, che stanno usando la crisi unicamente per distruggere il welfare e svendere il patrimonio pubblico: sono dei criminali che hanno dichiarato guerra al popolo italiano per conto dei poteri finanziari. Quegli stessi poteri finanziari che continuano a ingrassarsi prestando allo stato italiano a tassi da usura quegli stessi soldi ottenuti quasi a gratis dalla Bce. Non e' il debito ma i tassi di interesse che vanno abbattuti, cosa possibile con l'intervento diretto della Banca d'Italia. Basterebbe volerlo fare".

Sul tema del debito pubblico è intervenuto anche il Codacons, che sottolinea come senza sviluppo il debito pubblico e le tasse alle stelle “sono palle al piede inesorabili che alimenteranno un ciclo perverso di recessione e sottosviluppo”. "Ed allora le parole d'ordine per uscire da questa situazione – continua l’associazione dei consumatori - devono essere investimenti per il lavoro, detassazioni per le famiglie e una politica seria di tagli, non lineari, sugli immensi sprechi e sugli insopportabili privilegi oggi ancora massicciamente presenti nel Paese”. Inoltre, concludono Rosario Trefiletti e Ennio Lannutti, in una fase assai critica come l'attuale "sono da auspicare politiche di redistribuzione del reddito che non permettano piu' divari pensionistici che oscillano da 500 a 90 mila euro mensili e stipendi da 800 euro a 7-800 mila euro mensili".

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