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Colombia, agricoltori in sciopero da otto giorni contro il neoliberismo di Santos

Ottavo giorno di scioperi e di mobilitazioni in Colombia. Quello che era iniziato come uno sciopero nazionale nel settore agrario ha assunto forme più allargate di protesta contro il governo colombiano che in questi lunghi giorni si trova sempre più in difficoltà ad affrontare la situazione. La Colombia è paralizzata dall’iniziativa delle organizzazioni contadine e popolari colombiane che stanno ricevendo il sostegno attivo e la solidarietà concreta da parte degli altri settori sociali: studenti, coltivatori di caffè, trasportatori, minatori e lavoratori della sanità e dell'industria, anch’essi colpiti duramente dalla politica economica che smantella, privatizza e favorisce le grandi multinazionali straniere. L’altro ieri a Bogotà c’è stata una grande marcia di agricoltori. In numerose altre città continuano i blocchi ad oltranza. Le manifestazioni e i blocchi stradali coinvolgono 37 vie interregionali, in 9 dipartimenti. Pesante il bilancio degli scontri con più di 220 persone arrestate, decine e decine di feriti, due morti, almeno 25 le province bloccate ad intermittenza da parte della popolazione, strade completamente chiuse

Al centro dell'attenzione le politiche economiche dell'amministrazione del presidente Juan Manuel Santos, gli undici Trattati di Libero Commercio che costituiscono una vera e propria razzia sulle terre dei contadini, ma anche l'elevato prezzo del combustibile, la riforma tributaria, progetti minerari e energetici devastanti e una situazione di malessere generalizzata che porta all'espansione a macchia d'olio delle proteste a cui stiamo assistendo in questi giorni.

L’arcivescovo di Tunja, mons. Luis Augusto Castro, ha esortato il governo a dialogare con efficacia con il settore agricolo. “Non è una soluzione aumentare le importazioni di prodotti come patate, cipolle o latte, dato che sarebbero una specie di “tradimento alla patria, poiché la patria è la gente” ha affermato l’arcivescovo di Tunja, preoccupato dalle conseguenze di un prolungamento dello sciopero, cioè la scarsità di prodotti in alcune regioni e un aumento della aggressività tra i manifestanti. “La Costituzione sempre ha avuto lo spirito di rispondere per primo alla gente” –ha detto mons. Castro- nel chiamare la società, i dirigenti e le autorità ad un’ampia riflessione sulla realtà dei contadini con una volontà dell’ascolto e con una visione di giustizia”. Per il settore della rinomata produzione caffettiera colombiana, ma anche del settore agroalimentare il Trattato di Libero Commercio con gli Stati Uniti ha svantaggiato contadini e allevatori che devono competere con il contrabbando e l’importazione. Il governo del presidente Santo non ha accettato la proposta di formare un tavolo di dialogo nazionale e ha ribadito che negozierà con ogni settore separatamente sempre che si sblocchino le strade e non ci siano più alterazioni dell’ordine pubblico.

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