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Riot Village, la generazione che non si arrende

Oltre mille gli studenti venuti da tutta Italia in Puglia. Pensando al ritorno in piazza
L'educazione politica di Silvia Carrozzo è iniziata nelle campagne di Nardò, la città dov'è nata 21 anni fa, quando ha incontrato Ivan Sagnet, lo studente camerunense di ingegneria al Politecnico di Torino che ha organizzato un grande sciopero dei raccoglitori di pomodori immigrati contro i caporali. «Vivo in una città che si riempie di migranti ogni estate - racconta Silvia nella mensa del Riot Village a Frassanito, il campeggio studentesco organizzato dall'Unione degli studenti (Uds) e dal coordinamento universitario Link giunto quest'anno alla settima edizione - Durante lo sciopero ho iniziato a raccogliere generi di prima necessità fuori dai supermercati con l'Uds. Li portavamo nei campi per sostenere i migranti in sciopero». Nel 2011 l'Uds faceva parte di una coalizione con i migranti, il sindacato (Flai-Cgil) e molte associazioni che hanno ottenuto l'istituzione del reato di caporalato che ha portato all'arresto di 42 sfruttatori. Quella straordinaria vittoria non è bastata tuttavia per migliorare la condizione dei raccoglitori di pomodori a Nardò. Il comune ha stanziato 30 mila euro per ristrutturare un casale isolato a 9 chilometri dalla città. I migranti si rifiutano di andarci. Vivono nel «campo degli ulivi» in condizioni forse peggiori di quelle di due anni fa. Per Silvia, oggi studentessa di ingegneria a Lecce e attivista di Link, l'incontro con Ivan è stato decisivo. Ha capito che la lotta contro l'illegalità non consiste solo nel ripristinare la legge, ma nel creare coalizioni sociali che tutelano quotidianamente i diritti delle persone. «Ivan ha risposto ad una carenza politica gravissima del nostro territorio - ricorda Silvia - con l'autoorganizzazione ha messo in relazione cinquecento immigrati di diverse etnie con il sindacato e l'associazionismo». Per fare politica nella lingua di terra piatta del Salento, una regione nella regione Puglia, bisogna creare relazioni, mettere in contatto le persone. Riconoscersi però è complicato in un territorio dove l'assenza dei trasporti è molto sentita. Per fare 35 chilometri da Nardò a Otranto, ad esempio, bisogna cambiare tre treni. Tra Lecce a Nardò, poi, non c'è un treno diretto e dopo le sei del pomeriggio i mezzi del trasporto pubblico scompaiono. E poi ci sono la crisi e il precariato. In un referendum promosso a maggio da Link gli studenti leccesi hanno confermato che il futuro gli fa paura. «Mio padre si è laureato in ingegneria nucleare a Torino e per sostenersi ha lavorato come falegname - racconta Silvia - oggi io non so cosa può offrirmi un mercato del lavoro mentre le aziende chiudono e l'università viene dequalificata. Gli studenti non hanno un reddito, come in Europa, che permette di non dipendere più dalla famiglia, l'unica forma di welfare che c'è in Italia». Avrebbe potuto scegliere di andarsene, come ha fatto sua sorella che studia economia a Pisa, ma non l'ha fatto. «Forse è idealistico, ma non riesco a staccarmi dal territorio dove sono nata e cresciuta - riflette Silvia - Se c'è la possibilità di incidere preferisco stare qui. Per me la politica è organizzazione del territorio. Serve a migliorare le condizioni della vita in comune». La ricerca della collettività parte ai piccoli gesti. È quello che Silvia fa dall'adolescenza, quando era responsabile provinciale dell'Uds. Da allora, ogni settembre, il suo sindacato organizza il mercato del libro usato a Maglie, Galatina, Gallipoli o Galatone. Oggi per lei c'è la battaglia per il diritto allo studio. Il fondo nazionale è stato tagliato del 90%, passando da 103 milioni a 15. In Puglia quest'anno gli studenti hanno ottenuto il 100% della copertura delle borse di studio. Sono stati più di mille quest'anno gli studenti che sono arrivati in macchina o in treno da tutta Italia e hanno raggiunto la pineta di Frassanito, a dieci chilometri da Otranto. Vicino al mare tra un bagno e cinque iniziative e seminari al giorno (dal lavoro al femminismo) c'è stato spazio per parlare delle mobilitazioni del il prossimo autunno. Come tradizione Uds e Link hanno lanciato la data dell'11 ottobre in tutta Italia. Nello stesso giorno è stata convocata un'analoga manifestazione da parte della Rete degli studenti medi, riunita in un altro campeggio studentesco - «Revolution Camp 2013» - in corso a Paestum (Salerno). A Frassanito i ragazzi hanno reinventato la viabilità all'interno della pineta: c'è «Piazza Roma», «Piazza Ungheria», il «Molisn't», cioè il Molise che non esiste, e poi «Largo Bologna». Il primo agosto quattro navette hanno portato i ragazzi a Otranto, dove nel fossato del castello si sono alternati lo «Stato stato sociale« e i «99 Posse» in un concerto molto potente tra elettronica, rap e raggamuffin. Il Riot Village, che terminerà martedì 6 agosto, nei giorni scorsi ha visto anche la partecipazione, tra i numerosi dibattiti, del segretario Fiom Maurisio Landini. Questa è la generazione che è transitata dalla Prima alla Seconda Repubblica, formandosi nella stagione di Tangentopoli e delle stragi mafiose del 1992-3. A Palermo, in Calabria o a Napoli si è schierata con le battaglie dell'«antimafia sociale» di don Luigi Ciotti. Dal 2008 si è riconosciuta nella mobilitazione contro la riforma Gelmini e i tagli da 8,5 miliardi di euro alla scuola e di 1,4 all'università. Una delle sue parti più attive si è raccolta nella Rete della Conoscenza, nata da un'alleanza tra l'Uds e Link nel 2009 e oggi conta su un centinaio di nodi territoriali che hanno sede nei circoli Arci, di Legambiente o di Libera mentre altri, come Officine Corsare a Torino o Zona Franka a Bari, hanno una sede indipendente. Il budget annuale di questa organizzazione è di 120 mila euro, finanziati con progetti europei sull'aggregazione giovanile e studentesca, la cultura ambientalista o antimafia, il queer e la differenza sessuale. Il sodalizio tra Uds (studenti medi) e Link (universitari) non è la riedizione della Fgci, dalle cui ceneri nacque 19 anni anni fa l'Uds. E non è nemmeno l'organizzazione studentesca che fino al 2007 ha mantenuto un «patto di lavoro» con la Cgil. La rottura traumatica di questo patto avvenne in seguito al dibattito sul ruolo del sindacato studentesco in Italia, segnando l'abbandono della cultura «lavorista» basata sul lavoro dipendente tipica della sinistra. Oggi chi si riconosce nell'Uds e in Link cerca relazioni con gli altri movimenti studenteschi che invece difendono il reddito di cittadinanza e un nuovo welfare per i precari e i lavoratori intermittenti. Dopo anni di assenza, la presenza del segretario generale Cgil Susanna Camusso al Riot village è stata accolta qualche giorno fa come il riconoscimento di questo percorso. Anche se le distanze non sono venute meno e l'indipendenza dal sindacato viene rivendicata con orgoglio. Questa storia può essere raccontata da Bologna, una città abituata all'intreccio tra la sperimentazione artistica e politica. Qui l'educazione politica della generazione in transizione è iniziata ben prima del G8 di Genova nel 2001, si è confrontata con l'esperienze delle tute bianche, per poi prendere direzioni divergenti, una delle quali oggi ha trovato ospitalità in uno spazio che ha il nome di un romanzo epico-calcistico: Panenka. Panenka è il nome del mediano della Cecoslovacchia che vinse l'Europeo contro la Germania nel 1976. Carpentiere di mestiere, inventò il rigore a cucchiaio, poi riportato d'attualità da Francesco Totti. «Quando abbiamo dato questo nome al nostro spazio - racconta Marco Marrone, studente di sociologia di 26 anni - abbiamo pensato che il suo è stato un atto rivoluzionario. Non più tiri potenti in linea retta per fare gol su rigore, bensì l'astuzia della parabola che segna la fine del fordismo e l'inizio del postfordismo». Panenka oggi ospita Garrincha, l'etichetta musicale che produce i migliori gruppi indie italiani, dall'Orso all'Officina della camomilla, fino allo «Stato sociale», anche quest'anno ospiti del Riot Village. I componenti della band che canta «l'amore al tempo dell'Ikea» sono tra i protagonisti della scena politica bolognese da un decennio. A partire da settembre Panenka ospiterà anche le attività di Link Bologna. «Noi veniamo dal movimento dell'Onda - continua Marco - un movimento che non ha né vinto né perso, ma ha creato una soggettività esclusa dalla cittadinanza, dalla distribuzione della ricchezza, ma che vuole rompere con la narrazione sulla precarietà come necessità del sistema produttivo e disciplina degli affetti, imposte dall'alto». Gli strumenti sono la musica, l'arte e il linguaggio, la politica. E il piano d'azione? chiediamo. Marco, il bolognese, risponde con parole simili a quelle della salentina Silvia: «Non siamo l'Arci, la giovanile di un partito o di un sindacato, l'unica definizione che ci siamo dati è quella di «circolo metropolitano». Noi lavoriamo sul territorio e cerchiamo di cambiare i suoi rapporti di forza».

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