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Fiscal compact, dite a Epifani che è bugiardo
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Epifani riscrive la storia. E affibbia il fiscal compact a Berlusconi. Il capo del Pd finge di non sapere che lo volle Monti e il suo partito lo votò


«Il governo ha le mani legate dal peso del debito, dalle scelte dell'Europa che non si smuovono da una linea di austerità e dalla eredità del governo di centrodestra, che ha assunto il fiscal compact».

Ahi, ahi, signor Epifani, stavolta è un granchio quello che ha preso. Oppure è una bufala che vuol rifilare ai suoi elettori. Liberazione scommette sulla seconda.

A meno di clamorose rettifiche, quella confidata al Corriere della sera di oggi, dal segretario del Partito Democratico è una bugia: il Fiscal Compact è stato ratificato non durante il governo Berlusconi ma durante l'esecutivo Monti, appoggiato da Pdl, Pd e Udc. Era l'Abc (Alfano, Bersani, Casini) delle "larghe intese", della grosse-koalition pompata da anni dai grandi giornali italianie sposata dal Pd e dal suo sindacato di riferimento, la Cgil, di cui Epifani è stato leader, che s'è guardata bene dallo stracciarsi le vesti (ma sarebbe bastato l'onesto esercizio dei propri doveri statutari) contro la terrificante misura.

Da quella stagione ereditiamo - grazie all'avvallo del partito di Epifani - la cancellazione dell'articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, la Legge Fornero con le sue centinaia di migliaia di esodati. E la costituzionalizzazione del pareggio di bilancio. « E il Pd non ha subito queste mosse, le ha perseguite - ebbe a dire Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo Sviluppo economico dell'ultimo Prodi, fuoriuscito da Sel - in un'intervista dell'estate scorsa a questo cronista - in un convegno al Senato, alcuni di noi hanno rivolto un appello alla Finocchiaro perché i senatori del Pd non assicurassero alla costituzionalizzazione del fiscal compact quella maggioranza di due terzi che rendesse impossibile il ricorso a un referendum popolare. Volevamo che la questione diventasse un grande tema di discussione nella società. La sua risposta fu una inequivocabile rivendicazione di quella scelta».

Qualcuno lo spieghi a Epifani. Oppure il capo del partito di maggioranza relativa abbia l'onestà di dire al suo popolo che è possibile una stagione di revisionismo, rispetto alla sbornia liberista degli ultimi vent'anni.

Da parte nostra rispieghiamo cos'è il fiscal compact con le parole del libro "Pigs! La crisi spiegata a tutti", scritto da Paolo Ferrero per Derive Approdi. Ma prima, facendoci aiutare da Davide Falcioni, giornalista di Fanpage, va detto che «Il Fiscal Compact (nome esatto: Trattato sulla stabilità, sul coordinamento e sulla governance nell'Unione economica e monetaria) è stato promulgato dal Presidente della Repubblica il 29 luglio del 2012. Prima, come è ovvio, è stato votato sia al Senato (il 12 luglio del 2012) che alla Camera (il 19 luglio del 2012), dove ha raccolto la larghissima maggioranza dei voti favorevoli, compresi quelli del Partito Democratico che - anzi - si espresse con toni entusiastici in merito al provvedimento. E' sufficiente dare un'occhiata ai documenti ufficiali dell'assemblea per scoprire, ad esempio, che nei confronti del deputato Francesco Tempestini (PD) si scrisse: "Manifestata condivisione per la politica economica attuata dal Governo che, tra l'altro, ha restituito credibilità all'Italia a livello europeo, ritiene che la grave crisi in atto non possa essere risolta esclusivamente mediante politiche di austerità, ma attraverso l'adozione di riforme strutturali, che garantiscano una domanda qualificata. Dichiara infine il convinto voto favorevole del suo gruppo sul disegno di legge di ratifica in esame".


NEL VIDEO UNO DEI TANTISSIMI INTERVENTI Di PAOLO FERRERO CONTRO IL FISCAL COMPACT (della serie nemo profeta in patria). 

 

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