Martedì 21 Gennaio 2020 - Ultimo aggiornamento 11:29
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
L’istinto del lupo

Stretto fra la ricerca di una soluzione diplomatica e la voglia di intervenire militarmente, Obama da un colpo al cerchio ed uno alla botte, ma non rinuncia affatto all’opzione dei bombardamenti. Anzi rivendica l’utilità della posizione americana che avrebbe indotto la Siria a fare ciò che spontaneamente non avrebbe mai fatto, cioè ad aderire ad un piano che prevede la consegna ad un’autorità internazionale delle armi chimiche stoccate in quel paese. Sì, perché lui non ha dubbi né incertezze: il responsabile delle atrocità commesse in Siria è Assad e nessun altro. Ce la mette tutta il Presidente, nel discorso alla nazione, per rispolverare l’appannatissimo blasone Usa, quello di un paese il cui establishment sarebbe impegnato a difendere immarcescibili principi di umanità e di giustizia. E lo fa con un profluvio retorico imponente: “Di fronte alle immagini dell’uso delle armi chimiche e dei papà che stringono i cadaveri dei loro figli non possiamo guardare dall’altra parte”. E ancora: “Se non agiamo il regime di Assad non vedrà alcuna ragione per fermare l’uso dei gas e altri tiranni non ci penseranno due volte ad accumulare questi gas e ad usarli”. Come se non fosse universalmente acclarato che gli Stati uniti non dividono il mondo con il comunque discutibile criterio dei “buoni e dei cattivi”, ma solo con quello, più cinico e pratico, “degli amici e dei nemici”, come ampiamente dimostra la geometria delle loro alleanze. Il vecchio, inveterato vizio torna prepotente, malgrado Obama tenti di temperarlo con una formula che rivela però cattiva coscienza: “Il paese è stanco di guerre, non siamo il poliziotto del mondo”. E invece lo sono, lo vogliono essere, eccome, perché – dice Obama secondo un collaudato copione – “gli ideali, i principi e la sicurezza degli americani sono a rischio”. Non arriva a dire “gli interessi”, come in epoche diverse più ruvidamente si faceva, ma il senso è esattamente quello. Dunque bisogna punire la Siria e impartire una lezione che serva da avvertimento anche ad altri, perché “il mondo è più sicuro, è migliore, se l’America fa rispettare le leggi internazionali”. Quelle, per capirci, che di volta in volta, essa decide di fare proprie e fare valere. L’America, appunto, “gendarme” super partes e slegata da ogni vincolo, la cui amministrazione opera in proprio, anche fuori dal consesso internazionale, nel nome di un popolo eletto. E’, una volta di più, la dimostrazione che nel mondo contemporaneo è la forza che fonda il diritto e non il diritto la forza. Poi Obama, consapevole che le tradizionali campagne guerrafondaie, fondate su un’informazione manipolata e a senso unico, non fanno più facile breccia su un’opinione pubblica abituata ad attingere a molteplici fonti, fa una promessa solenne, tesa a rendere la propria decisione meno impopolare : “Niente soldati americani sul terreno come in Iraq e Afghanistan, ma neppure un bombardamento aereo prolungato come in Kosovo e Libia”. L’operazione chirurgica non sarebbe però “una puntura di spillo”, perché la potenza militare americana “non fa punture di spillo”. Resta tuttavia che Obama ha deciso di “rinviare il voto del Congresso”. Adesso la parola passa alla diplomazia, “per verificare che le recentissime aperture della Russia e della Siria non siano fallaci”. Vedremo.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi