Martedì 21 Maggio 2019 - Ultimo aggiornamento 22:34
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


Flamini/Prc: “Parlavecchio ci riprova. No al Cie a Perugia”
Rifondazione comunista di Perugia conferma piena contrarietà all’apertura di un Cie a Perugia. La nostra contrarietà non è determinata da sterili posizioni ideologiche che sembrano, al contrario, animare i sostenitori dell’utilità di questo strumento elevato a panacea per la sicurezza dei cittadini. Si tratta di una scorciatoia. Sono i fatti che parlano del fallimento di questa esperienza in tutto il Paese e, più in generale, del fallimento della legge Bossi – Fini che ha aumentato in maniera esponenziale proprio quei problemi che si prefiggeva di risolvere. Il rapporto dei Medici per i Diritti Umani (Medu), basato sui dati della Polizia di Stato, conferma l’assoluta illegalità di queste strutture e l’inutilità del prolungamento della detenzione. L’Italia è stata già condannata dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo in numerose occasioni, per violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti rispetto a detenuti in carcere, così come sono continui i richiami dell’Unione Europea, e le clamorose bocciature con cui le commissioni ed i tribunali europei si sono espressi a più riprese sulla legislazione italiana in materia di immigrazione. La Relazione Medu sui Cie, con i dati statistici riferiti al 2012, conferma la brutalità del torto di massa che lo Stato italiano infligge alla comunità indifferenziata delle persone detenute illegalmente in questi centri extra ordinem. Si tratta di luoghi ove si pratica, contro ogni norma di diritto positivo, la carcerazione illegale – che equivale a tortura – di esseri umani che non hanno commesso reati punibili con la reclusione, trattenuti, invece, anche per un anno e mezzo, periodo durante il quale vengono garantite solo le cure di prima emergenza, a fronte dell’esigenza di garantire una continuità di cura, soprattutto per i tanti che entrano portando con sé malattie croniche o trasmissibili. Tutto questo a fronte di una flessione della percentuale dei rimpatri effettuati rispetto al 2008 (quando ancora il termine massimo di trattenimento era 60 giorni). La situazione è così insostenibile che a denunciarla, oggi, non sono più solo le associazioni umanitarie, ma lo stesso sindacato autonomo di Polizia, il Sap, che ha più volte chiesto un incontro al Ministero dell’Interno per individuare delle soluzioni che tamponino la ripetuta negazione di una sopravvivenza dignitosa per chi è trattenuto e le condizioni di lavoro inaccettabili. Lo stesso sindacato che ha aspramente criticato, anche nelle sedi istituzionali, l’introduzione del reato di clandestinità contenuto nella Bossi – Fini. A fronte di questo quadro drammatico e nonostante le giuste prese di posizione contrarie al Cie giunte dalla Presidente Marini, dal Sindaco Boccali, dalla Cgil e dalle Donne Democratiche, stupisce, e non poco, il fatto che il segretario del Pd di Perugia si ostini a ritenere i Cie come una opportunità a fronte dei bilanci disastrosi, sotto il profilo del rispetto della legalità,del rispetto dei diritti umani, della effettiva utilità e del dispendio di risorse pubbliche, di queste strutture. Rifondazione comunista di Perugia è pronta a contrastare qualsiasi ipotesi di costruzione di Cie nel territorio di Perugia. Il CIE non è, né potrebbe mai diventare, la soluzione ai fatti criminali a cui abbiamo assistito a Perugia, né ai fenomeni criminosi che con diverso grado di intensità e diffusione riguardano tutto il territorio regionale. L’ideologia non c’entra niente, la sicurezza meno ancora. Proponiamo invece di mettere in campo un’azione vera di intelligence delle forze dell’ordine per contrastare le infiltrazioni malavitose che vivono sull’abusivismo, sullo sfruttamento della prostituzione, sullo spaccio e sul riciclaggio. Occorre mettere la Commissione regionale Antimafia nelle condizioni di svolgere appieno i suoi compiti, abrogare le fallimentari leggi Fini-Giovanardi e Bossi-Fini, aprire un confronto con il Ministero della Sanità per sperimentare e puntare su politiche e misure incisive di prevenzione e di riduzione del danno e proporre l’istituzione di un tavolo interregionale dell’Italia mediana per intervenire con politiche organiche e coordinate di intelligence, contrasto e prevenzione. Solo attraverso un piano sociale, il rafforzamento di politiche di contrasto alle infiltrazioni mafiose e il contrasto dello spaccio attraverso azioni di prevenzione e riduzione del danno, potremo dare risposte ai cittadini di Perugia sotto il profilo della sicurezza.

Enrico Flamini
Segretario Provinciale Prc Perugia

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi