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Ims, sogni e speranze di un mondo denuclearizzato

Sembra di leggere la recensione di un film di fantascienza dove fa bella mostra di sé un’invenzione mai immaginata da mente umana. Può registrare suoni che nessun umano riuscirebbe a sentire, oppure scovare processi invisibili agli occhi, come le particelle radioattive che hanno avvolto la Terra. E invece l’oggetto in questione è qualcosa di molto realistico e concreto da un lato e tuttavia ancora di difficile applicazione. Si tratta dell’International Monitoring System (Ims), una rete di sorveglianza globale in via di realizzazione da circa 20 anni in grado di individuare test nucleari illegali, e legali naturalmente, attuati qua e là per il pianeta. Questa novità, secondo quanto scrive il Washington Post, potrebbe spingere gli Stati Uniti a ratificare il Ctbto (Comprehensive Test Ban Treaty Organization) del 1996, convincendo coloro che non l’hanno firmato – gli stessi Usa, Pakistan, Israele, Iran, India, Egitto, Corea del Nord e Cina - per il timore di esporsi al rischio “sorpresa”.

Solo un auspicio, ma di Obama
Questo ostacolo dovrebbe ora essere risolto, almeno è quello che auspica il Capo della Casa Bianca Barak Obama, ma la strada è tutt’altro che in discesa. Ma ora proviamo a fare un po’ di storia: l’Ims è figlio dei negoziati che si sono svolti presso la Conferenza del Disarmo di Ginevra, i quali attraverso una apposita commissione (Comitato ad hoc per il bando degli esperimenti nucleari, Ntb), sono giunti alla firma del Ctbto, come già detto intesa mai entrata in vigore globalmente perché molti Stati non l’hanno ancora ratificata. Il Trattato ha previsto un’apposita Organizzazione degli Stati Firmatari che si occuperà di sovraintendere all’esecuzione degli obblighi previsti dal Trattato stesso la cui sede centrale ha trovato posto a Vienna, presso il Centro internazionale, organismo facente parte dell’Onu. In seno alla Commissione sono stati organizzati due gruppi di lavoro: uno con il compito di curare questioni legali ed amministrative. Un altro invece con il compito di mettere a punto il sistema di verifiche previste dal Trattato, incentrato su un regime ispettivo e appunto sul Ims.

321 stazioni di rilevamento
Ma in che cosa consiste esattamente il Ims e il suo funzionamento da che cosa dipende? Nella pratica questo sistema è costituito da 321 stazioni di rilevamento (sismico, infrasonico, idroacustico e radionuclidico) che hanno il compito di tenere sotto controllo l’ambiente terrestre, atmosferico, marino e sotterraneo per individuare eventuali segnali provenienti da esplosioni nucleari. La rete di monitoraggio della radioattività in aria è costituita da 80 stazioni fisse e dai 16 laboratori certificati. L’Ims sarà operativo al momento stesso dell’entrata in vigore del Trattato. I dati mondiali confluiscono via satellite al Centro Internazionale Dati, a Vienna, e sono messi a disposizione degli Stati membri in tempo reale. Riguardo il suo funzionamento le sfide sono molte e la principale è legata, come dicevamo, alla mancata ratifica di diversi Stati, a cominciare dagli Usa. E se consideriamo che il sostegno politico, economico, tecnico e logistico dei vari Paesi è fondamentale per la riuscita dell’intera operazione di monitoraggio possiamo capire quanto importante sia questo punto. “Nel 2009 – dice Roberta Daveri, ricercatrice dell’Archivio Disarmo – è stato stimato che tra l’85-90% di tutte le 321 stazioni Ims di tutto il mondo sia stato completato e messo in grado di trasmettere i dati al Centro Dati Internazioni di Vienna. Delle restanti 35-40 stazioni ci sono sfide politiche che devono essere risolte prima che questi impianti possano entrare in funzione. Ad esempio le stazioni destinate all’India e al Pakistan non possono essere attivate fino a quando i due Paesi non firmino il Ctbto”. Ci sono poi problemi di carattere ambientale perché la collocazione delle stazioni non deve interferire con l’habitat naturale e con l’equilibrio ecologico del luogo stesso. “C’è anche una doppia sfida tecnica da affrontare – continua Daveri – da un lato la fase di costruzione deve essere eseguito fino al suo completamento. Successivamente il Pts (Provisional Technical Secretariat) deve concentrare i suoi sforzi più sulla fase di manutenzione e sulle modalità di sostegno tecnico. Con la possibile sostituzione delle attrezzature esistenti con altre a tecnologia più avanzata”. Non mancano sfide logistiche ed amministrative: “L’assemblaggio delle stazioni Ims – sottolinea ancora la ricercatrice dell’Archivio Disarmo - ha fatto sì che il Pts fosse stata coinvolta in un progetto di costruzione che ha riguardato il mondo intero per oltre dieci anni. Le sue sfide logistiche sono a volte state scoraggianti. Ad esempio, dal momento che le organizzazioni internazionali hanno il diritto di esenzioni fiscali, aspetti legali connessi alla fiscalità e alle dogane sono dovute essere affrontate quasi in ogni Paese. Questo diventerà un grosso problema dal momento che alcune stazioni hanno già otto o nove anni, mentre ce ne sono anche altre ancora più vecchie. Considerando che le apparecchiature non durano per sempre, tutte le 337 strutture dovranno inevitabilmente subire ad un certo punto un ammodernamento, un'altra sfida logistica non da poco”. Sul fronte amministrativo invece il problema è legato al fatto che “è stata creata una nuova rete globale di monitoraggio (fondata sul trattato) in 89 diversi Paesi. Alcuni dei Paesi più grandi, infatti, posseggono molteplici istituzioni nei confronti delle quali ogni procedura amministrativa necessaria per la costruzione di una stazione deve essere negoziata. Il trattato prevede inoltre Facility Agreements giuridicamente vincolanti - cioè, accordi bilaterali tra la Ctbto e il Paese ospitante una stazione di Ims - che concedono l'autorità legale e amministrativa per lavorare nel territorio dello Stato al fine di istituire, ammodernare, operare provvisoriamente e comunque mantenere il controllo delle stazioni”. I problemi insomma non mancano e malgrado le legittime speranze di Obama gli ostacoli per arrivare ad un completo e imparziale monitoraggio dei test nucleari sono ancora apparentemente insormontabili.

Meno testate ma non meno pericolo
“Il fatto che il Tnp e ancor più il Ctbto non siano trattati universali, nel senso non firmati e ratificati da tutti gli stati – dice il professor Maurizio Simoncelli, storico e vicepresidente dell’Archivio Disarmo - fa sì che il controllo degli armamenti nucleari e ancor più i processi di disarmo totale procedano con estrema lentezza o addirittura non si attuino. Pur essendo scesi dalle 80.000 testate dell'epoca della Guerra Fredda a meno di 20.000 di oggi, gli arsenali nucleari rimangono comunque imponenti e minacciosi, ancor più per la loro potenza esplosiva e la precisione maggiori rispetto al passato. Inoltre il raffreddamento dei rapporti tra Usa e Mosca conseguente alle basi antimissile statunitensi poste in Europa ai confini della Russia non sta giovando al processo di distensione, anzi sta provocando azioni e reazioni non positive. Pertanto attualmente il quadro non appare particolarmente roseo”. E non lo è ovviamente e di conseguenza anche per l’applicazione dell’Ims. A meno che, come auspica il Capo della Casa Bianca, questo non spinga gli stessi Usa ad aderire al trattato, dando luogo ad una reazione a catena virtuosa. Ma la strada è ancora lunga e tutt’altro che prevedibile.

(in collaborazione con l'Archivio Disarmo)

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