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Sardegna, l'indipendentismo in ordine sparso e i danni del porcellum continentale
Depositate finalmente le liste che partecipano alla tornata elettorale della Sardegna, si può tracciare un quadro più chiaro di quelle che sono le coalizioni che corrono per il post-Cappellacci in consiglio regionale. I candidati presidenti sono Ugo Capellacci (Forza Italia, Fratelli d’Italia, Psd’az, Udc, Uds, Riformatori Sardi, Sardegna Zona Franca), Michela Murgia (ProgReS, gentes, comunidades), Francesco Pigliaru (Pd, Sel, Centro Democratico, Rifondazione/Comunisti Italiani, Idv/Verdi, La base, Partito dei Sardi, iRS, Rossomori, Psi) Cristina Puddu (Meris), Pierfranco Devias (Fronte Unidu Indipendentista), Mauro Pili (Unidos, Fortza Paris, Soberania) Michelangelo Serra (Onestà e Progresso) e Gigi Sanna (Movimento per la Zona Franca).

La guerra per il posizionamento
A prescindere dai nomi dei candidati presidenti e delle liste che appoggiano l’uno o l’altro esponente politico, la guerra al posizionamento delle liste e dei partiti che dovevano accodarsi si è fatta manifesta e sempre più viva col passare dei giorni.
Il caso emblematico di quanto scritto è stato incarnato dal Psd’Az (Partito sardo d’azione) che in un primo momento avrebbe aperto le porte a Francesca Barracciu (prima che si ritirasse dalla corsa a Presidente di regione) dopo essere stato in giunta col centrodestra per 5 anni; poi i colloqui con Pigliaru e la direzione nazionale del partito che decide per proseguire l’esperienza iniziata con la giunta pidiellina e poi forzista.
Un’indecisione che ha fatto sobbalzare molti commentatori e ha portato a galla molta ironia, seppur amara, sui social network.

Troppa frammentazione
Di queste elezioni regionali, però, a parte la composizione geografica delle liste e l’elenco dei candidati a governatore della regione Sardegna, si ricorderà la frammentazione, ancora una volta, delle formazioni indipendentiste dovuta, forse, dalla debolezza del sistema partitico continentale, isolano e anche delle formazioni che ne cercano la via indipendentista e dell’autodeterminazione.
Nessuna delle formazioni indipendentiste, dunque, ha avuto la capacità e la forza di, come si dice in questi casi, correre da sola.
iRS, ad esempio, ha sempre espresso candidati a sé anche andando contro Soru (per ben due volte) alle precedenti elezioni regionali del 2009 e del 2004.
La situazione del partito è precipitata quando si sono venute a formare le formazioni di ProgReS prima e del Partito dei Sardi: il primo partito con l’albero arborense, dunque, deve ripiegare su una candidatura non propria e non espressa a partire da sé, dunque appoggiandosi al centrosinistra.
La stessa lista indipendentista, che vedeva riunite Sardigna Natzione e iRS sotto lo stesso cartello elettorale, è andata poco bene vista la non partecipazione al voto di uno dei due partiti.

Il nodo della mancanza di progettualità
Una formazione, dunque, una tra le più note nell’Isola, dovrà accontentarsi di contribuire alla causa di uno tra i maggiori “partiti italiani”, cioè il Pd, facendo spallucce al fronte sovranista che si è venuto a creare all’interno della coalizione (Rossomori, Partito dei Sardi).
Così, come già detto prima, di questa debolezza si è imbevuto il Psd’az che, per la seconda volta, correrà assieme a Ugo Cappellacci ed al centrodestra: il fronte sardista, dunque, prosegue il cammino con l’ex Pdl, ora Forza Italia, e con il centrodestra.
Questa debolezza, comunque, è riscontrabile anche nel continente: l’affiliazione a determinati luoghi politici, a coalizioni di centrodestra e centrosinistra, sono espressione di una mancata progettualità e visione a lungo raggio delle forze politiche che compongono le aree a destra e a sinistra del sistema.
Un secondo dato è quello della “democrazia oligarchica”, come la chiamava il prof. Luciano Canfora in una lettera di qualche settimana fa a “L’Unità”.
Il rischio che questa deriva sia, però, già realtà è quanto mai tangibile: Meris di Doddore Meloni rischia di essere fuori dai giochi perché non ha consegnato il numero di firme necessarie per la presentazione della lista, Sardigna Natzione non partecipa alle elezioni. Due liste storiche, dunque, la cui partecipazione o rischia di essere minata o peggio.
La questione, però, non è affrontata paritariamente dalle forze politiche che sono in consiglio regionale, più tutelate, rispetto a quelle esterne, a proposito delle firme da presentare. Democrazia oligarchica già in atto?

 

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