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Paolo Ferrero, ultimo comunista: «La sovranità? È dei banchieri» – Da L’Unione Sarda di domenica 12 gennaio 2014

Il bacio della morte brucia ancora. Era il 2003, il partito cresceva giovane e forte quando il leader d’allora, Fausto Bertinotti, propose l’alleanza di governo col centrosinistra. «L’errore più grande della mia vita è non aver contrastato quella decisione». Paolo Ferrero, rieletto segretario di Rifondazione comunista al congresso celebrato un mese fa a Ravenna, non si perdona quel passato remoto, quel consenso, quel sì orgoglioso e chiaro che scaraventava la sinistra dura e pura nel calderone del sistema partitico.

Abbraccio fatale: il grande declino di Rc (e non solo, ne sanno qualcosa anche i militanti del partito dei comunisti italiani, Oliviero Diliberto in testa) è cominciato in quel momento. Discesa rapida nell’inferno della politica fino a ritrovarsi – ancora una volta – fuori dal Parlamento. Manco fosse tornato il ’68, con l’aggravante che in quei giorni non si parlava più di rivoluzione neanche nei dibattiti del cineforum. Bandiera rossa, addio.

Ex operaio Fiat, ex ministro di Romano Prodi, attento spettatore dei movimenti tellurici che scuotevano in quegli anni la sinistra mentre Silvio Berlusconi pareva il timoniere ridens di una nuova Italia, Paolo Ferrero è precipitato in caduta libera: non è stato rieletto nel 2008, è inciampato nelle Regionali in Campania nel 2010, ci ha riprovato inutilmente nel 2013 aggrappandosi a Rivoluzione civile di Antonino Ingroia.

Messo definitivamente al tappeto, sconfitto a vita? Quando mai. In attesa di superare lo stordimento da uppercut elettorale, è tornato alla sua scrivania da impiegato (Regione Piemonte) dopo quindici anni di aspettativa e nel frattempo ha mantenuto caldo il motore della militanza. Tutt’altro che chiacchierato, semmai compatito per non aver compreso che la Storia ha archiviato ad aeternum il comunismo e, visto che c’era, tutti quelli o quasi che ci credevano.

Cinquantatré anni, due figli, fedele della Chiesa valdese, pendolare fra Torino e Roma, insegue ancora il sogno di «trovare il modo affinché la gente possa vivere meglio evitando tante sofferenze». Un’idea di come si potrebbe fare ce l’ha: ed è quella di sempre, avanti popolo. Con una variante: adesso si punta all’unità delle sinistre che non comprendono, scusate se è poco, il Pd. «L’Italia è cambiata in peggio quando, in seguito a delusioni e disillusioni, ha delegato agli uomini della provvidenza la possibilità di cambiamento: Mussolini, Berlusconi, Grillo, Renzi». Mai affidare il proprio destino sperando nei miracoli.

Modelli da imitare non ce ne sono («Marx non aveva alcun modello e bollava quelli che li ricercavano come cantori delle osterie dell’avvenire»), tuttavia non sono male «certe esperienze latino-americane che oggi stanno proponendo una strada per uscire dalle politiche neoliberiste in direzione del Socialismo del XXI secolo».

 

Dove va il Prc?

«L’obiettivo è diventare un punto di riferimento che ponga esplicitamente il tema dell’alternativa a questo teatrino in cui tutti si muovono sul palcoscenico neoliberista: finora ha prodotto soltanto milioni di disoccupati e la cancellazione dei diritti dei lavoratori. La strada da fare è simile a quella indicata da Enrico Berlinguer poco prima di morire: allora l’avversario era il pentapartito, oggi è il sistema bipolare che ha fatto dell’austerità il suo punto d’arrivo e di partenza».

Chi vi segue su questa rotta?

«Troviamo poco ascolto tra le forze politiche, come non ne trovava del resto proprio Berlinguer. I nostri interlo cutori sono nei comitati per l’acqua pubblica, per la difesa dell’ambiente, contro la militarizzazione del territorio e nelle lotte contro la chiusura delle aziende».

Renzi segre tario del Pd: è un ritorno al passato?

«Renzi ha idee ottocentesche sull’economia, parte dal principio che togliendo diritti si rilanci lo sviluppo. È in piena sintonia con vent’anni di ideologie liberiste che ci hanno portato alla catastrofe ma che hanno colonizzato il cervello degli italiani. Per questo appare moderno, come moderno appariva Berlusconi vent’anni fa o come Grillo adesso».

A diciassette anni si è iscritto a Democrazia proletaria : comunista da piccolo?

«La mia formazione è avvenuta nell’ambito della Chiesa valdese. Quando sono arrivato all’età della ragione, ho trovato abbastanza naturale impegnarmi per la libertà e la giustizia. Sono diventato comunista frequentando Democrazia proletaria».

Comunista di che tipo?

«Il mio è un comunismo libertario, sono convinto che la giustizia sociale si debba coniugare con la libertà e che solo l’intreccio tra libertà e giustizia possa migliorare la vita delle persone. Per questo sono radicalmente antistalinista: senza la libertà non si costruisce nessun socialismo».

Fede comunista: mai assalito dal dubbio?

«Il comunismo non è una fede ma un progetto umano. Con il passare degli anni sono diventato più comunista perché mi sono reso conto che l’umanità avrebbe oggi la possibilità di vivere decentemente se solo fosse liberata dal dominio della legge sul profitto. Il capitalismo ha avuto il grande merito di aumentare enormemente la produttività del lavoro ma adesso non è più in grado di usare positivamente questa enorme ricchezza».

Sempre legato alla Chiesa valdese?

«Sono cristiano, credo in Dio e faccio parte della Chiesa valdese».

Che dice di papa Francesco?

«Il nuovo Pontefice, al di là di tutte le differenze, sta lanciando un messaggio che considero giusto: al centro del nostro impegno devono esserci i poveri, gli uomini e le donne, non la gestione del potere».

Primo segretario Prc non proveniente dal Pci: nel senso che stava a sinistra?

«Non sono mai stato iscritto al Partito comunista italiano. Oggi in Rifondazione non è importante da dove si arrivi ma la costruzione di un progetto comune per superare un capitalismo che ci sta portando alla barbarie».

A proposito: quella italiana, di sinistra, è in rianimazione?

«La sinistra è stata devastata dal sistema bipolare. Che è fatto apposta per distruggerla. Ha ridotto la politica ad una specie di partita di calcio. Il sistema bipolare fa sì che tutto il dibattito poggi su una sola domanda: da che parte stai».

E allora?

«Allora se non fai l’accordo con il Pd rischi di passare per amico di Berlusconi, se fai l’accordo col Pd capita che ti ritrovi al governo con Mastella e la gente che ti ha votato chiede se per caso sei diventato matto. Col sistema proporzionale invece i bisogni della gente entravano in discussione ogni giorno, al contrario di quanto accade col sistema bipolare, che piace tanto a Renzi, Berlusconi e Napolitano».

C’è ancora posto per la sinistra nella Storia?

«Certo, a patto che sia una sinistra autonoma dal centrosinistra. Unita ma non appesa al Pd, in grado di scegliere le alleanze tra amministrazione locale e governo del Paese».

Con quali proposte?

«Non si può stare dalla parte delle banche e contemporaneamente dalla parte dei lavoratori. Il problema principale è il lavoro. Abbiamo un Piano da finanziare attraverso la tassazione delle grandi ricchezze, il taglio delle pensioni, degli stipendi d’oro e delle regalìe che lo Stato fa quotidianamente a speculatori e istituti di credito. Siamo per l’abolizione di opere inutili come la Tav e l’acquisto dei nuovi cacciabombardieri. Con questa ricetta si possono ricavare circa 90 miliardi l’anno: servirebbero per avviare i lavori di riassetto idrogeologico del territorio, valorizzazione del patrimonio storico e archeologico, messa a norma degli edifici scolastici. In Italia vi sono tanti lavori utili da fare e soldi a sufficienza per organizzarli: basta andare a prenderli dalle tasche di chi si è arricchito in questi anni».

Che prospettive avete, extraparlamentari forever?

«Al Partito dei comunisti italiani e a Sel diciamo che devono scegliere se cercare sempre e comunque l’alleanza col Pd o finalmente lavorare di buona lena per costruire la sinistra, come hanno fatto Syriza in Grecia, la Linke in Germania, il Front de Gauche in Francia e Izquierda unida in Spagna».

Lei è stato ministro per quasi due anni: dica almeno un progetto che ha realizzato.

«Oltre al blocco degli sfratti per i soggetti svantaggiati, ho portato a un miliardo di euro il Fondo delle Politiche sociali, finanziato un progetto per risanare alloggi pubblici inutilizzati. Il governo Berlusconi, che è venuto subito dopo di noi, ha sostanzialmente azzerato questi stanziamenti».

Ha fatto l’operaio alla Fiat: oltre il mito, chi era Gianni Agnelli?

«Era un padrone che si faceva i suoi interessi spacciandoli per interessi nazionali. La Fiat è l’azienda più assistita d’Italia, senza lo Stato non si sarebbe mai sviluppata. L’attuale amministratore delegato, Sergio Marchionne, è un finanziere che bada ai profitti della Fiat e non alla crescita del Paese. Gioca pesante».

Cioè?

«Mi ha denunciato per diffamazione: a giorni ci sarà il processo. Sono colpevole di aver detto pubblicamente quello che tutti sanno, ovvero che la Fiat si comporta in modo mafioso intimorendo i lavoratori per indurli a non scioperare. Non si accontenta di attuare politiche antisindacali ma tenta di spaventare anche chi non ha paura di contrastarla apertamente».

Meno male che Fiom c’è.

«La Fiom fa una sacrosanta battaglia in difesa dei diritti dei lavoratori».

Larghe, larghissime intese, quasi sbracate. O no?

«Il governo Letta è la prosecuzione di quello Monti, un disastro italiano frutto della volontà di Napolitano, del Pd e della stupidaggine di Beppe Grillo che, avendo il 25 per cento dei voti, anziché usarli trattando con il Pd da posizioni di forza, ha preferito metterli in congelatore: ha una precisa responsabilità nel disastro-Italia».

Chi sono i mandanti dei 101 killer di Romano Prodi?

«Sono gli stessi che volevano le larghe intese per fare le politiche di austerità contro il popolo italiano».

Berlusconi è finito?

«È moribondo ma può essere resuscitato da Matteo Renzi che sta cercando di fare con lui la nuova legge elettorale fondata sul bipolarismo. Come sempre, la forza di Berlusconi deriva dalla insulsaggine del centrosinistra».

Alfano tornerà nelle braccia del padre-padrone?

«Alfano torna a casa di Berlusconi se Renzi ce lo rimanda».

Lega ladrona: se l’aspettava dai celoduristi?

«La Lega è dentro un sistema di potere allo stesso livello di Forza Italia. Non c’è nessuna differenza nella gestione di questo potere».

Alle ultime Politiche lei si è candidato con Ingroia. Trombati di tutto il mondo unitevi per togliere voti al Pd.

«Rivoluzione civile, il movimento di Ingroia, aveva al suo interno molte contraddizioni e non è riuscito a rendere chiaro il proprio progetto. Per questo non ha preso voti ed è morto. Noi del Prc non faremo mai più un pastrocchio di quel tipo».

Italia: speranza è morta?

«L’unica via di salvezza sta nella capacità del popolo italiano di smetterla di delegare e riprendere in mano il proprio destino. La via di salvezza nasce dalla volontà di capire a fondo le ragioni della crisi e reagire concretamente per uscirne. Si tratta di ridare la sovranità al popolo, non ai banchieri».

di GIORGIO PISANO

 

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