Martedì 21 Gennaio 2020 - Ultimo aggiornamento 11:29
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi


CARLO FORMENTI – I tanti equivoci sulla candidatura di Tsipras
Il dibattito a sinistra sulla candidatura di Tsipras alle elezioni europee sta assumendo toni e modalità a dir poco curiosi: la discussione sul forte impatto simbolico che un evento politico del genere potrebbe esercitare, e sulle implicazioni programmatiche che comporterebbe, vengono oscurati dai bizantinismi in merito alla “collocazione” che la lista potrebbe/dovrebbe avere nel quadro degli equilibri parlamentari europei e italiani (vedi l’articolo http://ilmanifesto.it/candidiamo-tsipras-alle-europee di Airaudo e Marcon su Il Manifesto di venerdì 17 gennaio) e dai distinguo in merito a quali soggetti, come e con quali procedure potrebbero/dovrebbero partecipare alla sua costruzione (vedi l’appello http://ilmanifesto.it/a-sinistra-una-lista-per-tsipras dal titolo “A sinistra, una lista per Tsipras”, ancora su Il Manifesto del giorno successivo). Airaudo e Marcon scrivono che “Bene ha fatto Vendola a sottolineare l’esistenza, anche per la sinistra italiana, di uno spazio fra Schultz e Tsipras”. Ma dal momento che tale spazio palesemente non esiste (o si è con Schultz, dirigente di un partito Socialdemocratico che gestisce, in condominio con Angela Merkel, la rappresentanza degli interessi del capitale finanziario che asfissia le classi subordinate di tutta Europa, o si è con Tsipras, che guida la più agguerrita compagine europea che si oppone a quegli interessi nel Paese che più di tutti ne ha pagato il fio), la sensazione è che i nostri mirino soprattutto a giustificare gli equilibrismi di Sel, eternamente in bilico fra il liberismo soft del Pd e un velleitario riformismo radicale. Un riformismo che cerca sponde europee per non confondersi con la sinistra radicale “reducista” e “ideologica”. L’appello apparso il giorno dopo non va in cerca di questo “spazio” immaginario, ma invita a schierarsi con Tsipras senza se e senza ma. Tuttavia, per un “reducista ideologico” come chi scrive, le “falle” programmatiche sono molte ed evidenti. Mi limito ad annotare che in nessuna parte del documento si dichiara esplicitamente che questa Europa e questo capitalismo finanziarizzato sono irriformabili, e che nessun ritorno all’europeismo dei padri fondatori, così come nessuna rianimazione del compromesso fra capitale e lavoro dei “Trenta gloriosi”(chi sono i nostalgici?) sono oggi possibili. Certo: all’inizio del documento si parla di “rivoluzione”, e in altre parti si evoca la necessità di avviare un processo costituente per costruire un’Europa realmente democratica, ma le soluzioni politiche indicate sembrano dare per scontata la possibilità di uscire dalla crisi attraverso alcuni radicali mutamenti di rotta in materia di politica economica, come se ciò fosse possibile senza una svolta in senso socialista, e non semplicemente democratico. Ciò detto, e tenuto conto che in queste elezioni si tratta soprattutto di aggregare un ampio fronte di lotta contro fiscal compact, devastazioni ambientali, privatizzazioni di beni comuni, negazione dei diritti dei migranti, sarei stato tentato di sottoscrivere l’appello, se non fosse per quanto si legge nell’ultima parte, laddove si spiega che la proposta degli estensori consiste nel costruire una lista che sostenga Tsipras ma non faccia parte del Partito della Sinistra Europea che lo esprime come candidato, cioè una lista promossa da movimenti e personalità della società civile, che candidi persone, anche con appartenenze politiche, che non abbiano avuto incarichi elettivi e responsabilità di rilievo nell’ultimo decennio. A parte l’ultima condizione (con la quale si è dichiarato d’accordo http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2014/1/16/39048-lettera-aperta-a-tutti-e-tutte-coloro-che-vogliono anche il segretario di Rifondazione, Paolo Ferrero – che è uno dei “convitati di pietra” evocati nel documento), tutto il resto solleva interrogativi radicali. 1) Chi sono le “personalità” della società civile? Alla voce personalità il Devoto Oli recita: “Chi gode di grande stima o che occupa una posizione di prestigio in un determinato campo: illustri p. della cultura, della politica, delle scienze” e ancora: ”Culto della personalità, ossequio esagerato verso un personaggio pubblico, spec. politico, che induce a stimarlo e a rispettarlo più per il ruolo e la funzione che ricopre, che non per le doti personali che gli vengono attribuite”. Curioso che un’area politico culturale che rifiuta il culto dei leader carismatici, la personalizzazione e la spettacolarizzazione della politica, e rivendica un’ampia democrazia di base, ecc. usi simili parole: con quali criteri si stabilisce che qualcuno è una “personalità”? Non si rischia che a deciderlo siano le “personalità” che promuovono la lista? Il vero peccato del Movimento5Stelle è forse quello di essere guidato da una sola personalità (se fossero tante andrebbe bene)? 2) Che cosa è la società civile? Va bene non essere ideologici, ma sarebbe il caso di ricordare che della società civile fanno parte sfruttati e sfruttatori, oppressi ed oppressori: li vogliamo rappresentare tutti, indistintamente, oppure stare con Tsipras significa rappresentare gli interessi di una parte sociale, la più debole? Certo la parola parte è pericolosamente contigua alla parola partito, il cui solo suono fa rabbrividire gli estensori. Peccato che Syriza – come molte altre forze della sinistra radicale europea e come praticamente tutte le sinistre unitarie nate dalle rivoluzioni antiliberiste in America Latina – sia il frutto di un processo di aggregazione federativa di partiti, movimenti e associazioni. È per questo che si invita ad appoggiare Tsipras ma non la Sinistra Europea, una scelta paradossale e del tutto incomprensibile, che si giustifica solo tenendo conto delle interminabili faide che dilaniano le nostre sinistre radicali. 3) Naturalmente nell’appello si parla anche di movimenti. Già, ma il guaio è che una parte tutt’altro che trascurabile dei movimenti (vedi quelli che hanno dato vita alle manifestazioni del 18/19 ottobre scorsi) non si riconosceranno mai in un appello che esprime una visione populista di sinistra più che esplicitamente anticapitalista. Ma tanto quelli non votano comunque, qualcuno mi ha obiettato: più che probabile, ma forse, se la smettessimo di dividere i movimenti in buoni (girotondi, popoli viola, liste civiche, paladini della Costituzione, ecc.) e cattivi (gli antagonisti) le cose potrebbero cambiare.
Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi