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Lazio, i troppi "non scrivo" di Rizzo e Stella sulla vicenda dei vitalizi
Nell’editoriale “Un ingiustizia da cancellare”, pubblicato il 20 gennaio sul ‘Corriere della Sera, a firma di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, co-autori del volume “La Casta”, scrivono: “Possiamo accettare, due decenni dopo la riforma Dini, che un deputato regionale di 50 anni, l’età di Brad Pitt e Monica Bellucci, vada in pensione dopo una legislatura monca d’un triennio, prendendo il doppio di un operaio inchiodato 42 anni e un mese in fabbrica? È un insulto”.
Come si può dare torto ad un’oggettività tale? E’ un insulto sapere che il “batman” di Anagni Franco Fiorito abbia sperperato e usato per fini personali dei soldi pubblici.
E non è tutto perché le inchieste sui fondi ai gruppi consiliari delle regioni oggi colpiscono anche Giani Chiodi, governatore dell’Abruzzo in quota Forza Italia, così come hanno portato agli arresti, perfino, nel consiglio regionale della Sardegna. Per non parlare dell’inchiesta in Sicilia, e via “rimborsando”.
Ma, tornando all’editoriale, nello scritto di Rizzo e Stella si continua a leggere: “E poi salta fuori che, mentre avevano tutti gli occhi addosso per le bravate di Franco Batman Fiorito & Co., al Consiglio regionale del Lazio, grazie a un cavillo maligno passato in Parlamento, han lasciato tutto come prima. Ignorando il decreto Monti che vietava i vitalizi prima dei 66 anni e con meno di due legislature. […]. Per avere il vitalizio a 50 anni l’ex assessore Marco Mattei versò in tutto 60 mila euro. Dalla fine di ottobre 2013 ne prende 2.467 netti al mese: dal novembre 2015 sarà dunque, vita natural durante, a carico delle pubbliche casse. E se vivrà come un italiano medio (79,5 anni: auguri) riscuoterà, grazie a un aumento al 55° compleanno, 1.084.988 euro: 18 volte quanto versato”.
A tutto questo, però, finita la lettura dell’editoriale, manca qualcosa: manca un’informazione che non è stata minimamente accennata, seppur da due eminenti giornalisti e autori di raffinate inchieste.
L’informazione che manca è quella dell’azione politica di due consiglieri regionali, in quota Federazione della Sinistra (Rifondazione/Comunisti Italiani), che nel corso della Giunta di Renata Polverini avevano denunciato lo spreco di denaro pubblico andando a proporre due referendum popolari per l’abrogazione dei vitalizi in Regione: Fabio Nobile ed Ivano Peduzzi.
Si era costituito un comitato, dal nome “No vitalizi Lazio”, che ha avviato assieme al corpo militante della Federazione della Sinistra la raccolta di più di 50 mila firme che andavano a toccare una serie di articoli della legge regionale 78/1973 e di alcune parti della 19/1995.
Si sarebbe potuto risparmiare 4,5 milioni di euro l’anno, dunque, solo eliminando i vitalizi dei consiglieri in carica.
Inoltre, si proponeva di porre un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali a 3.000€.
Nonostante il clamore scandalistico col quale si è verificata la caduta anticipata della giunta Polverini poco è cambiato, il referendum non è più andato in porto e le firme, la partecipazione popolare, andate ed andata in fumo anche con la corresponsabilità della Giunta di Nicola Zingaretti che non ha indetto tale esercizio democratico sancito dalla Costituzione.
Tutto questo per dire che, nonostante tutto, in tempi di crisi morale e politica, due consiglieri Regionali, andando controcorrente con tutto ciò che la Giunta Polverini gli metteva sul piatto, sono riusciti a portare a casa dei risultati e a controbilanciare l’iniquità di cui la politica tutta, oggi, sembra essere impregnata.
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