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Sardegna, per le elezioni regionali del 16 febbraio per ora regna il caos

Caos in vista delle elezioni regionali della regione Sardegna: Ugo Cappellacci, presidente della regione in quota centrodestra (prima Pdl poi Forza Italia), ha firmato il decreto che sancisce l’indizione delle elezioni regionali in Sardegna per il 16 febbraio. La ristrettezza dei tempi con cui le liste e i partiti devono presentare i propri candidati al Consiglio regionale e alla carica di presidente della regione, consente la sola manifestazione di quattro candidature, al momento, certe per la competizione elettorale: Michela Murgia, Ugo Cappellacci, Pierfranco Devias, Cristina Puddu.

La prima, scrittrice famosa anche nel continente oltre che nell’Isola, è sostenuta dagli indipendentisti di Progres, dalla lista civica “Gentes –sardegna e dignità” e dall’altra “Comunidades”; Ugo Cappellacci è sostenuto da Forza Italia, Uds, Riformatori Sardi, Fratelli d’Italia, Udc e vari movimenti per la zona franca che verranno riuniti in una o più liste civiche; Cristina Puddu è candidata della lista Meris di Doddore Meloni, autoproclamatosi Presidente della Repubblica di Malu Entu; infine Pierfranco Devias, candidato del Fronte Unidu Indipendentista, è promosso dai comunisti di A Manca pro s’Indipendentzia.

Dal centrosinistra nessun segnale di vita dopo il ritiro della candidatura di Francesca Barracciu: i nomi in campo per sostituire la candidata europarlamentare sono ancora in una nuvola confusa, per non dire in un caos pre-demiurgico.

La mancata sostituzione e la successiva dipartita della Barracciu crea, però, non pochi problemi ad altre forze politiche che avrebbero potuto accettarne il patto di coalizione. Conseguentemente dunque, gli indipendentisti, sparigliati dalla candidatura di Michela Murgia non se la passano molto bene: Sinistra ecologia libertà aveva «aperto un dibattito con tutte le forze che al momento non si riconoscono in questo centrosinistra e con alcune importanti e significative forze del campo dell'autogoverno e della sovranità che sono pronte a scelte alternative ma che vogliono tutte impegnarsi in un centrosinistra nuovo in grado di battere Cappellacci» strizzando l’occhio a ciò che solo in dicembre stava per nascere dall’incontro tra Partito dei Sardi, iRS, Rossomori e Sardigna Natzione. Un polo sovranista, dunque, si sarebbe raccolto attorno a queste forze politiche e questo era stato avvalorato dalla presentazione del libro di Paolo Maninchedda e Franciscu Sedda (fondatori del Partito dei Sardi) in cui si erano (ri)trovati tutti i segretari e i portavoce delle formazioni politiche sopracitate.

Anche l’indipendentismo del Partito Sardo d’Azione (Psd’Az) annaspa: il sardismo di Simon Mossa, Lussu e Bellieni era stato messo a dura prova già cinque anni fa, quando il partito aveva preso la decisione di sostenere Cappellacci e il centrodestra nell’ambito della scorsa tornata elettorale. Ora il Psd’Az ha aperto di nuovo le braccia all’ex governatore ma non prima di averle tese al centrosinistra di Francesca Barracciu, prima della sua dipartita. Proprio nella giornata di ieri il presidente dei sardisti, riuniti nel consiglio nazionale presso la Torre Aragonese di Ghilarza, aveva dichiarato di aver guardato «con speranza alla candidatura di Francesca Barracciu». Ma per il presidente del Psd’Az Sanna col centrosinistra «di oggi non c'è alcuna possibilità di collaborazione» quindi i sardisti devono «mettere da parte l'orgoglio e cercare di riallacciare il discorso con il centrodestra», così come riportato da ‘La Nuova Sardegna’. Certo che non c’è ancora nulla di definito in casa indipendentista, se non le tre candidature sopracitate: il caos regna sovrano.

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