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Con Tsipras, se solo la gente lo conoscesse

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Puntuale come un orologio svizzero, rieccoci con l’apertura der dibbattito su liste, partiti e/o movimenti e/o società civile, a sinistra, in vista di elezioni. In questo caso le europee. Appassionato e violento, come da tradizione, er dibbattito ruota attorno alla figura (bella, giovane, piena di speranze) di Alexis Tsipras, leader di Syriza, raggruppamento (vincente) della sinistra radicale, antiliberista e postcomunista greca.

La sua candidatura a presidente della Commissione europea ha lo scopo di fornire un’alternativa (di sinistra, ovvio) all’Europa rigorista retta da popolare e socialdemocratici, tra larghe intese nazionali e sovranazionali. Di Tsipras ha parlato e bene Barbara Spinelli, prima in un’intervista al giornale di Syriza e poi su Repubblica . Stessa cosa ha fatto Paolo Flores d’Arcais, allo stesso giornale greco. Ancora, su MicroMega , un contributo di Alessandro Gilioli. Si è avventurato persino Nichi Vendola, con la solita fumisteria democristiana che ormai lo contraddistingue e che grida vendetta. Ma mentre nel circolo ristretto della sinistra radicale italiana er dibbattito divampa – la lista come si fa? Con i partiti? Senza? Società civile? Con le “élite”? Senza? – esiste una cosa che si chiama Paese, Italia.

Ecco, al Paese, all’Italia, er dibbattito non appassiona e anzi, lo schifa. Schifa i partiti, schifa gli intellettuali; ma il Paese vive; e vive il disagio, vive la mancanza di soluzioni che la politica offre, che questa politica offre. È vero che noi militanti e illuminati sappiamo benissimo che un’Europa diversa – quella di Tsipras, quella che immagina con sfumature diverse questa eventuale lista – potrebbe aprire delle speranze, potrebbe cambiare davvero i rapporti di forza in una società, potrebbe influire quindi nelle scelte vere della politica e dell’economia. Il problema è che lo sappiamo noi , e non lo sanno gli altri. Nel mentre ci si azzuffa, gran parte della popolazione italiana ignora completamente chi sia e cosa voglia Tsipras. Ignora gli editoriali, ignora le interviste, ignora i blog, ignora il nostro mondo e le sue mille sfaccettature spesso autoreferenziali.

Allora, piuttosto che sprecare fiato, inchiostro, voce, per riaprire l’infinito dibattito su sinistra, comunismo vecchio e nuovo, composizioni di liste, società civile, militanza e lavoro intellettuale, media di regime e lotta di classe ( sic ), questo dibattito antico e identitario, utilizzassimo tempo ed energie per spiegare a nostra madre, a nostra sorella, chi è Tsipras, e chi siamo noi, e cosa vogliamo noi davvero – nelle cose semplici, nelle scelte semplici – sarebbe tutto molto più facile. E forse vincente. Meno innamoramenti di noi stessi e della nostra storia e dei nostri mondi, più concretezza, più lavoro in comune, più umiltà. Meno recriminazioni e accuse reciproche, più intelligenza (e perché no, furbizia): mancano pochi mesi, più che litigare tra apostoli conviene fare discepoli.

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