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"La gioia, la rabbia, il disincanto del popolo di piazza San Giovanni". Intervento di Sergio Bellavita (opposizione in Cgil)
Tutte e tutti si aspettavano che dal palco Susanna Camusso rompesse ogni indugio e pronunciasse le due fatidiche parole: Sciopero Generale! Se lo aspettavano i tanti lavoratori giunti da ogni dove d’Italia per una volta di gran lunga di piu dei pensionati dello Spi. Se lo aspettavano gli operai della Thyssen impegnati una dura vertenza per la difesa del loro futuro, cosi come le altre decine di migliaia che hanno raccolto l’invito a tornare in piazza lanciato dalla Cgil.
Non era scontata la partecipazione di massa che c’è stata.

Troppi anni di disastrosi cedimenti, di distanza siderale dalla condizione di chi lavora o di chi lo cerca. Ancora una volta avevamo ragione noi quando sostenevamo la necessità di mobilitarsi contro il governo e le burocrazie ci irridevano con i dati sul consenso popolare di Renzi. Il popolo che ieri ha affollato i cortei era abbastanza rabbioso ma insieme gioioso, assolutamente critico con il sindacato, persino disincantato rispetto alla Cgil, ai suoi gruppi dirigenti. Eppure ha raccolto l’appello a scendere in piazza, quasi come un atto liberatorio dopo anni di solitudine. Meritava molto di piu quella piazza che un generico impegno a proseguire con le lotte con i tempi dovuti. Un linguaggio burocratico che ha immediatamente diffuso amarezza e disillusione ulteriore tra i militanti e le militanti presenti che speravano di poter raccontare qualcosa in piu al rientro nel proprio luogo di lavoro. Il milione di manifestanti, dato ufficiale assai distante dal numero reale ma vale anche per Cofferati nel 2002 , rischia di divenire massa di manovra sullo scacchiere politico nel rapporto tutto interno al Pd. Dopo le vergognose dichiarazioni di Renzi e dei suoi cortigiani dalla Leopolda 5 e davanti ad una piazza che invocava lo sciopero generale come minimo sindacale di autodifesa dall’attacco del governo occorreva quello scatto che non c’è stato. Hanno prevalso ancora una volta i tatticismi e le cautele, nel rapporto con governo, Confindustria, Cisl e Uil. Domani pomeriggio c’è l’incontro con il governo di Cgil Cisl Uil , subito dopo è convocato l’esecutivo nazionale Cgil ( l’insieme dei segretari generali e dei pluralismi). Se non si dà continuità alla battaglia contro il jobs act, per quello che comporta sulla condizione di chi lavora, quasi considerandola persa, e ci si accontenta, come pare, di uno sciopero prenatalizio sul decreto di economia e finanza allora sarà la debacle totale. Se c’è una certezza sulla manifestazione di ieri è che la disponibilità e la voglia di partecipare che ha riempito piazza San Giovanni, persino generosa rispetto alle pesanti responsabilità della Cgil, non è per sempre.

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