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"Il 2015 sarà l'anno della verità: recessione e disoccupazione tra il 15 e il 16%". Intervista a Roberto Romano
ll combinato disposto della presa di posizione della Francia su debito e austerità, unita alla mitezza della Bce nel fronteggiare della recessione, che è ormai più lunga e profonda di quella del ’29, fanno intravvedere un conflitto che travalica la contrapposizione tra Francia e Germania e, in tono molto minore, tra Italia e Germania?
Tutte le istituzioni internazionali cominciano a declinare un 2015 che potrebbe passare alla storia e, probabilmente, passerà alla storia. Se il dibattito “politico” italiano, ma non solo, annaspa tra euro si e euro no, oppure sulla ipotesi di una doppia moneta, la crisi muta il segno delle risposte che devono essere date per affrontare una recessione che di anno in anno diventa sempre più incontrollabile. La Germania non si senta al riparo. Quando arriva la tempesta spazza via tutti, e le politiche adottate rischiano di creare le condizioni della tempesta perfetta. Siamo davanti a uno scenario drammatico perché la crisi del ’29 era meno strutturale di quella attuale. Oggi dobbiamo realmente cambiare il motore della macchine senza fermarla (Lombardi). Forse la Germania ha taroccato il motore, ma un motore senza una macchina non serve a nulla, se non nei banchi di prova delle case automobilistica. Comunque gira a vuoto.

Come spieghi la reazione delle borse ieri?
Il tonfo delle borse, ieri, è arrivato dopo l’irrigidimento della Germania nei confronti dell’annuncio della Francia di voler sforare i limiti del bilancio. Tutti si aspettavano un quantitative easing, o qualcosa che andasse in quella direzione. Risultato, la Bce sta mettendo a disposizione soldi, ma nessuno si fa avanti perché non ci sono possibilità di impieghi proficui. Non bisogna mai dimenticare che le imprese investono quando da questi investimenti si aspettano dei profitti. In questa situazione aspettarsi dei profitti è un vero e proprio atto di coraggio, quasi eroico. Una società che ha bisogno di eroi è, per definizione, una società malata.

Francia e Italia sono più vicine ora?
Non credo. La Francia sta dicendo di andare al 4,4%. E questo vuol dire che la Francia spenderà in deficit soldi del bilancio pubblico, mentre l’Italia ,pur appellandosi allo stesso articolo, cioè lo stato di grave crisi economica, immagina solo delle politiche che dilazionano i tempi del fiscal compact. Francia e Italia non stanno facendo la stessa cosa. Si tratta di due strategie diverse. Renzi tenta di riscrivere con la Germania l’accordo sui bilanci quando la gran parte dei paesi europei, a cominciare da quelli del Sud, si troveranno in panne. E il 2015 sarà l’anno della verità.

Cosa accadrà nel 2015?
Che le economie continueranno a non crescere, anzi; e la disoccupazione, per quello che posso vedere dallo stato dell’economia reale, non quello dipinto dal DEF di Padoan, sarà tra il 15 e il 16%. Di fronte a questo scenario Renzi pensa di cavarsela con il Tfr invece di fare investimenti. Siamo alla follia. Inadeguatezza totale. La realtà delle cifre, quella che non hanno il coraggio di scrivere, parla di una crescita del meno 2/ meno 2,3%, con una crescita potenziale della disoccupazione al 15-16%, frutto avvelenato di una ulteriore chiusura di unità produttive. Se non si è fatto niente per crescere, perché il PIL dovrebbe avere un segno più? I mercati finanziari hanno capito bene cosa sta accadendo. Chiedono un intervento pubblico di un trilione di euro finanziato dalla BCE. L’UE si ostina a non farlo? La vittima sacrificale sarà la Grecia con un ulteriore attacco speculativo. Non potendo fare molto, forse l’Europa cambierà linea. La Grecia potrebbe essere di nuovo la culla di una nuova Europa, questa volta però sarà un parto veramente doloroso.

Appunto, un’Europa spaccata…
La mela non si spacca in due. Il problema politico sarà come uscire da una crisi “unica”. Il problema politico è che la Bce non sarà più in grado di gestire niente e quindi la sede delle decisioni tornerà ad essere la Commissione europea. Qualcuno deve prendersi delle responsabilità….. se penso al nostro governo mi tremano le vene ai polsi.

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