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Sardegna, contraddizioni sul ‘dopo Capo Frasca’. Intanto c’è la data della prossima manifestazione.
(foto di Alessio Niccolai) La data e il luogo del ‘dopo’ Capo Frasca ci sono: 13 dicembre, Cagliari.
Le rivendicazioni dei manifestanti sono sempre le stesse che - in estate - hanno spinto una serie di sigle indipendentiste a convocare la manifestazione del 13 settembre presso la lingua di terra che separava il poligono di Capo Frasca dalla piccola frazione di Sant’Antonio di Santadi (Comune di Arbus, provincia di Oristano).
Le dodici mila persone accorse per manifestare contro i poligoni militari, oltre le più rosee aspettative riguardo la partecipazione, hanno fatto nascere involontariamente un dibattito a cui, forse, neanche le organizzazioni politiche che rappresentano l’istanza indipendentista erano preparate.

Secondo Per Pier Franco Devias di a Manca pro s’Indipendentzia: «questa volta è stato palese a tutti quanti che migliaia e migliaia di Sardi hanno deciso di rinunciare ai propri impegni e di dedicare i loro sforzi per spiegare, a se stessi e agli altri, che non vogliono più continuare a vivere sotto il giogo delle servitù».
Così ha affermato l’ex candidato presidente della Regione Sardegna il 26 settembre nell’ambito della conferenza stampa che avrebbe poi annunciato la ‘Cramada’ (chiamata), l’assemblea aperta di sabato 4 ottobre presso Santa Giusta (Oristano).

Nella stessa conferenza stampa del 26, dunque, Bustianu Cumpostu (Sardigna Natzione Indipendentzia) aveva dichiarato come quella del 13 settembre «non era una manifestazione solo indipendentista, c’era anche tutto il popolo sardo. Quella è stata la grande novità».

Ed ecco che il dibattito prende piede.
Pochi giorni prima della conferenza stampa del 26 settembre, Gianluca Collu (ProgReS) scriveva che la ‘Manifestada’ di Capo Frasca «passerà invece alla storia come una grandiosa presa di coscienza nazionale» e sulla stessa linea si poneva Cristiano Sabino del Fronte indipendentista unidu: «La manifestazione del 13 a Capo Frasca inaugura una fase nuova della vita politica sarda […] Altre volte i movimenti indipendentisti si erano fatti sentire e avevano condizionato il dibattito politico e sociale in Sardegna. Ma mai era accaduto che l’indipendentismo indirizzasse così nettamente un grande movimento di opinione».

Ma se fino a prima dell’appuntamento della ‘Chiamata di Santa Giusta’ le prime contraddizioni si erano palesate solo testualmente, nella giornata di ieri si sono anche concretizzate.

Una prima avvisaglia era stata il comunicato di aMpI del 2 ottobre che recitava: «A Manca pro s'Indipendèntzia tiene a precisare che non è sua intenzione costituire alcuna struttura, alleanza organica, rete, comitato, o coordinamento stabile riguardo alla lotta contro l'occupazione militare e che tale eventualità non è mai stata neanche presa in considerazione con gli altri movimenti e comitati che hanno chiamato l’Assemblea».

Quindi, successivamente, il dibattito circa l’organizzazione della ‘cosa’ che ha portato a Capo Frasca e di come provare ad organizzarla e traghettarla in seguito.
Secondo Gianluca Collu, raggiunto da Controlacrisi «le criticità sono nel metodo» ovvero «nel fare un salto di qualità dopo il successo della giornata storica di Capo Frasca. Quella giornata è stata un momento di presa di coscienza nazionale importante per i sardi in cui ci si è sentiti come un popolo, come una nazione. Essa richiedeva, e richiede, un impegno maggiore perché le cose si ampliassero e perché il sentimento, che è sbocciato a Capo Frasca, potesse abbracciare ancora di più la società sarda. Per noi ProgReS, per dare pieno seguito all’iniziativa di Capo Frasca, la situazione avrebbe richiesto un minimo di preparazione e di organizzazione. L’assemblea di Santa Giusta è stata, comunque, un passo».



Per Francesco Zancudi, portavoce del Fronte indipendentista unidu, intervistato dalla nostra testata: «Nel processo del dopo Capo Frasca ci sono state delle contraddizioni, certo. Per il Fronte la lotta contro l’occupazione militare non può essere estrapolata da quella per la liberazione nazionale. A Santa Giusta, invece, è successo questo. La terminologia, in questo caso, è importante: ‘aperta a tutti’, ‘trasversale’, così a noi non va molto bene dal momento che alla ‘Cramada’ erano presenti personaggi che erano coinvolti col sistema italiano, o che comunque hanno avuto le loro responsabilità».

Proprio una nota del Fronte, arrivata in giornata, ha aggiunto come «il Fiu condivide pienamente le tre richieste sulle quali si basa la lotta alla occupazione militare della Sardegna, ha deciso di lavorare sul territorio e informare e sensibilizzare il popolo sardo sulle tematiche della battaglia da portare avanti non condivide il metodo ne l'impostazione, non siederà ad alcun tavolo organizzativo e sopratutto non lavorerà con persone, partiti o movimenti che siano responsabili, corresponsabili o in collaborazione con chi ha creato e sostenuto l'attuale disastro».
«Le posizioni di un partito politico si devono rispettare - dice Collu rispetto al comunicato pre-Santa Giusta -, per quanto ci riguarda serve, invece, darsi un minimo di governance comune, dinamica, aperta in cui non ci sono regole vincolanti per starne dentro. Si parla, semplicemente, di seguire una linea comune: se i presupposti politici sono quelli che tutti condividiamo (dismissione, bonifica, riconversione dei poligoni militari), prendo atto che siamo d’accordo e, a partire da queste premesse, si può pensare di coordinare un’azione. Un movimento di popolo deve avere un minimo di ordine e coordinamento, in modo da essere percepito anche come forza reale».

Da parte degli organizzatori, invece, Bustianu Cumpostu di Sardigna Natzione Indipendentzia, dichiara: «non vogliamo costituire un comitato, né porre simboli, perché altrimenti torniamo alla vecchia politica. Vogliamo andare avanti: dall’assemblea di Santa Giusta s’è fatta la chiamata e chi vorrà rispondere l’appuntamento è per il 13 dicembre a Cagliari. Riguardo la manifestazione, poi, non crediamo che la regione Sardegna sia il soggetto politico che debba andarsi a confrontare con lo Stato italiano, il soggetto politico è la gente. La gente che è sensibile al problema e che su questa questione è pronta a scendere in campo per dire ‘basta’ a questa servitù che non è più tollerabile. Questo è il discorso. S’è cambiata l’impostazione: non c’è nessuna divergenza d’opinione, ma è il momento di superare i comitati per andare ‘a chiamata’».

Il dibattito, come si è potuto constatare, è quanto mai intenso e la discussione sulla ‘cosa’ indipendentista del dopo Capo Frasca anima fortemente le organizzazioni sarde.
@parlodasolo
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