Lunedì 15 Luglio 2019 - Ultimo aggiornamento 21:17
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Io, catalano, vi spiego la nostra dignità

Sono con­sa­pe­vole che un paese come l’Italia non è per niente sedotto dai movi­menti di seces­sione in Europa. Da una parte potreb­bero risve­gliare con­flitti ter­ri­to­riali interni; dall’altra, movi­menti di que­sto tipo in Ita­lia nascon­dono, o sono, sfac­cia­ta­mente di taglio fasci­sta, raz­zi­sta, net­ta­mente non solidali.

Cio­no­no­stante scrivo que­ste righe. Sono uno degli oltre 40.000 volon­tari che si sono messi a dispo­si­zione per l’organizzazione della con­sul­ta­zione sull’indipendenza della Catalogna.

Sono tanti i motivi che hanno spinto una grande mag­gio­ranza di cata­lani a rivol­tarsi in modo asso­lu­ta­mente paci­fico. Ci sono ragioni sto­ri­che, poli­ti­che e, come no, anche eco­no­mi­che che giu­sti­fi­che­reb­bero la richie­sta cata­lana di indi­pen­denza. Sarebbe troppo lungo descri­verle qui. Per cui mi limi­terò ad appel­larmi a un solo con­cetto: dignità. Quat­tro anni fa il governo spa­gnolo, allora gui­dato da Zapa­tero, si rifiutò di rispet­tare la legge appro­vata dal par­la­mento cata­lano e rati­fi­cata con un refe­ren­dum uffi­ciale. Sia il par­tito socia­li­sta che il par­tito popo­lare si oppo­sero a una legge che, para­dos­sal­mente, tanti cata­lani con­si­de­ra­vano il minimo indi­spen­sa­bile. L’attuale pre­si­dente del con­si­glio, Rajoy, ha fatto addi­rit­tura un giro della Spa­gna rac­co­gliendo firme «con­tro i catalani».

Da quel momento si è comin­ciato a orga­niz­zare una serie di mani­fe­sta­zioni tra le quali vor­rei ricor­dare sol­tanto le più spet­ta­co­lari, la catena umana da una parte all’altra della Cata­lo­gna, nel set­tem­bre 2013 e la «V» umana, nel set­tem­bre 2014. Mani­fe­sta­zioni asso­lu­ta­mente paci­fi­che e festose alle quali hanno par­te­ci­pato circa 2 milioni di per­sone, cioè più di un quarto della popo­la­zione catalana.

Il nostro par­la­mento ha chie­sto in tutti i modi al pre­si­dente del con­si­glio di tro­vare una solu­zione; è stata pre­sen­tata una pro­po­sta di legge che per­met­tesse un refe­ren­dum uffi­ciale. Ma l’80% del par­la­mento spa­gnolo ha votato con­tro. Il para­gone con il caso scoz­zese è così cla­mo­roso che non ser­vono altri esempi. Arri­vati a que­sto punto i par­titi cata­lani favo­re­voli al refe­ren­dum, di sini­stra e di destra, i due terzi della camera, usando le pre­ro­ga­tive della legge cata­lana hanno con­vo­cato una con­sulta uffi­ciale. Che il governo spa­gnolo ha bloc­cato: in tre giorni, in fretta e furia, è riu­scito a con­vo­care il con­si­glio di stato, il con­si­glio dei mini­stri e la corte costi­tu­zio­nale. A quel punto il governo cata­lano ha deciso di fare un con­sul­ta­zione popo­lare chie­dendo l’aiuto dei volon­tari. Di nuovo il tri­bu­nale costi­tu­zio­nale l’ha bloc­cata. Que­sta volta, però, il fatto diventa di una gra­vità asso­luta: non solo il governo Rajoy con­si­dera che il governo cata­lano non può orga­niz­zare legal­mente un refe­ren­dum, ma addi­rit­tura nega ai cata­lani la pos­si­bi­lità di espri­mersi. Per­ciò, anche se vole­vamo un refe­ren­dum, siamo stati in tanti a votare. Vor­remo dagli altri con­cit­ta­dini la com­pren­sione e il soste­gno che, credo, dovrebbe essere con­cesso a chi chiede il diritto di ripren­dere in mano il governo di se stesso, senza armi e con un sorriso.

*Diret­tore dell’Istituto di Ricerca in Cul­ture Medie­vali dell’Università di Barcellona

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi