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Landini: “Il premier è fuori di testa”

La Fiom a Palermo. Il leader dei metalmeccanici agli operai siciliani: “Come si fa a sottovalutare un’astensione al 63%?”. Sì alle trivellazioni Eni: con le tecnologie di oggi si può evitare l’impatto sull’ambiente. E intanto Squinzi si dice “soddisfattissimo” dal Jobs Act

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Nel suo tour in giro per l’Italia ieri la Fiom ha fatto tappa a Palermo: terra di crisi, dalla Fiat di Ter­mini Ime­rese fino al call cen­ter della Accen­ture, con ben 262 posti a rischio. Il segre­ta­rio gene­rale Mau­ri­zio Lan­dini non ha perso l’occasione per tor­nare ad attac­care il pre­si­dente del con­si­glio: «Quando sento dire dal pre­mier che l’astensione, con un 63% di per­sone che non sono andate a votare, è un fatto “secon­da­rio”, io dico che è fuori di testa».

Ma non bastano le ele­zioni emi­liane, Lan­dini è netto anche sul Jobs Act : «Renzi ha fatto anche peg­gio di Ber­lu­sconi sull’articolo di 18 – spiega – Siamo di fronte al ten­ta­tivo di can­cel­lare lo Sta­tuto dei lavo­ra­tori. Quando li puoi licen­ziare, deman­sio­nare, con­trol­lare a distanza vuol dire che la libertà e la dignità della per­sona den­tro il luogo di lavoro non ci sono più. L’azienda è pro­prie­ta­ria di tutto».

Il segre­ta­rio Fiom ha con­fer­mato che l’iter par­la­men­tare della delega – con­tras­se­gnato da un uso più che disin­volto della fidu­cia – non influenza la con­vin­zione del sin­da­cato sull’opportunità e la neces­sità di pro­ce­dere con la lotta: «Renzi può met­tere tutte le fidu­cie che vuole tanto noi non ci fer­me­remo – ha spie­gato – Noi andremo avanti, quello che è suc­cesso ieri (l’altroieri, ndr ) in Par­la­mento è una ragione in più per non fermarci».

Il Jobs Act invece piace parec­chio (e non era un mistero) alla Con­fin­du­stria: ieri il pre­si­dente Gior­gio Squinzi ha dichia­rato che «così come ci è stato pre­sen­tato da Renzi, ci sod­di­sfa mol­tis­simo». E se lo dicono loro…

Lan­dini si è poi pro­nun­ciato sulla nuova base Eni auto­riz­zata ieri dal governo, di fronte alle coste di Licata e Gela. E ha dato giu­di­zio posi­tivo sulle tri­vel­la­zioni, negando che sia neces­sa­ria­mente un male per l’ambiente: «Il pro­blema è tro­vare il modo che avvenga senza met­tere in discus­sione l’equilibrio ambien­tale, con le tec­no­lo­gie che oggi esi­stono si può fare», ha spie­gato il segre­ta­rio Fiom.

«L’Eni deve avere un piano nazio­nale – ha aggiunto Lan­dini – Essendo un’azienda con­trol­lata dallo Stato non dovrebbe rispon­dere solo alle logi­che di mer­cato, ma dovrebbe avere un’idea più gene­rale che riguarda il futuro e l’ambiente. Oggi non c’è un dise­gno complessivo».

Tante pur­troppo le sto­rie di lavoro a rischio o già perso: si va dalla Kel­ler, che domani licen­zierà 190 dipen­denti, alla ex Fiat di Ter­mini Ime­rese, dove circa un migliaio di ope­rai, se non si tro­vano solu­zioni, per­de­ranno il lavoro a fine anno. E ancora: c’è l’Ansaldo Breda, in cig fino a fine anno, ma ci sono anche i metal­mec­ca­nici del Petrol­chi­mico di Gela, i lavo­ra­tori della St Microe­lec­tro­nics di Catania.

Negli ultimi anni a Palermo si sono persi ben 2.500 posti di lavoro e le imprese in dif­fi­coltà sono 175 solo nella provincia.

Intanto, paral­le­la­mente, gli indu­striali di Feder­mec­ca­nica hanno tenuto un’iniziativa in 60 sedi: gli indu­striali chie­dono al governo di rispon­dere su quat­tro fronti. Il primo è quello degli inve­sti­menti (chie­sto anche dal sin­da­cato); poi c’è l’approvazione di una legge elet­to­rale che assi­curi gover­na­bi­lità; una riforma del lavoro che dia cer­tezza alle norme; e infine l’abbattimento del cuneo fiscale.

Lo sce­na­rio, secondo Feder­mec­ca­nica, resta quello della «piena reces­sione»: tra luglio e set­tem­bre la pro­du­zione mec­ca­nica è scesa di un 1,5% rispetto al pre­ce­dente tri­me­stre (-1,9% rispetto
all’analogo periodo del 2013), men­tre la media euro­pea vede un +1,2% ten­den­ziale. Leg­ger­mente posi­tivo l’export (+0,8%). L’anno pros­simo non è visto con lo stesso otti­mi­smo di Con­fin­du­stria: «Decre­mento della pro­du­zione, ridi­men­sio­na­mento del por­ta­fo­glio ordini e calo degli occu­pati: que­sta la ten­denza che pro­se­guirà fino alla fine dell’anno e che potrebbe limi­tare for­te­mente le attese di ripresa per il 2015».

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