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Sciopero Cgil 'a babbu mortu', parla Nando Clemenzi, segretario dello Snap (Sindacato Nazionale Autonomo Produzione Tv)
Lo Snap è un sindacato ‘tornato a vivere’ da, relativamente, poco tempo, perché si è sentita l'esigenza della ri-creazione dell’organizzazione sindacale?
Il nostro sindacato nasce alla fine del 1995 quando le diverse associazioni professionali presenti nei settori tv delle riprese interne ed esterne , proliferate in quegli anni per sopperire alle carenze del sindacato, si unirono per dar vita ad un nuovo soggetto sindacale denominato appunto SNAP (Sindacato Nazionale Autonomo della Produzione). Già allora il sindacato "ufficiale" era in piena crisi , incapace di rappresentare e difendere gli interessi dei lavoratori ( in quel periodo la stessa Cgil in Rai era commissariata). Oggi la situazione sindacale in Rai si è ulteriormente degradata e come nelle altre aziende la maggior parte delle OO. SS. tradiscono il loro compito storico, la loro vera natura e spesso sono il padrone in seconda. Gli inciuci e le spartizioni di categorie posti e favori sono la loro occupazione principale e hanno perso completamente la fiducia dei lavoratori. Lo SNAP ha fatto parte negli ultimi due anni di una confederazione autonoma che credevamo affine alle nostre idee forza, ma ciò si è rilevato un progetto deludente: ne siamo usciti e da pochi mesi siamo tornati indipendenti in linea con le nostre origini e le nostre radici.

Una delle lotte dello Snap è stata la recente denuncia della messa in onda di Ballarò di un mese fa, in buona sostanza. C'è stata, poi, risposta dal Direttore Generale, come chiedevate?
Lo SNAP ha aderito allo sciopero degli Operatori di Ripresa del Centro di Produzione di Roma perché ne condivide pienamente le motivazioni. Abbiamo denunciato la sostituzione dei colleghi in sciopero nella trasmissione "Ballarò" con funzionari del settore e, addirittura, con un dirigente vice direttore di Rai2. Un fatto gravissimo rispetto al quale il Direttore Generale tace e quindi acconsente. In verità anche il comportamento dell'O. S. che ha proclamato lo sciopero ha un comportamento ambiguo tanto che ancora oggi non sappiamo se procederà con l'art. 28 dello Statuto dei Lavoratori per condotta antisindacale nei confronti dell'azienda.

Il 12 dicembre si svolgerà il secondo sciopero generale della Cgil, lo Snap aderirà?  
Lo sciopero del 12 dicembre in Rai è la complessa risultante di incapacità ,defezioni e confusione dei diversi sindacati. Un pasticcio che resta difficile comprendere anche a chi segue con attenzione le varie dinamiche sindacali. Dopo lo sciopero dell'11 giugno 2014 (contro il prelievo governativo dei 150 milioni di euro, la quotazione in borsa di Rai Way e una sua parziale vendita) molto partecipato anche senza il contributo della Cisl e del sindacato dei giornalisti (Usigrai) anziché continuare la lotta si è perso del tempo prezioso e ci sono state fratture nel fronte sindacale che ha disorientato e demotivato i colleghi. Si è arrivati alla quotazione e vendita parziale di Rai Way con una procedura di raffreddamento ancora aperta da Slc-Cgil Snater e Libersind che ovviamente si è conclusa negativamente. A questo punto era inevitabile la proclamazione di uno sciopero Rai e considerata la probabile scarsa partecipazione dei dipendenti Rai queste sigle sindacali hanno aderito allo sciopero generale proclamato dalla CGIL contro le politiche governative per il 5 dicembre. Successivamente anche la UIL ha deciso di scioperare e si è posticipato la data al 12 dicembre. Formalmente in Rai solo lo Snater ha proclamato lo sciopero generale il 12 dicembre contro la rapina dei 150 milioni di quest'anno degli 85 milioni del prossimo anno e contro la privatizzazione di Rai Way. Come sindacato autonomo abbiamo aderito allo sciopero del sindacato di base del 24 ottobre contro le politiche del governo di centro-sinistra--destra di Renzi. Per quanto riguarda le istanze in Rai restano le diversità di fondo e il mancato coinvolgimento della nostra sigla, quindi ci siamo dissociati da tempo da questa farsa che non porterà nessun risultato degno di nota.

Per quale motivo non aderirete? La politica, o comunque, l'area politica di riferimento, su questo, si spacca: la 'lista Tsipras' - L'Altra Europa - scenderà in piazza assieme ai suoi soggetti fondatori/costiuenti (Rifondazione/Sel/movimenti) mentre secondo altre organizzazioni (il Partito Comunista, Usb e il sindacalismo di base diffuso) quello del 12 è ritenuto uno sciopero "a babbu mortu”..
Il nostro sindacato non ha ovviamente connotazioni politiche, tuttavia sarebbe un errore non analizzare con attenzione il comportamento dei partiti e il loro schieramento. L'opposizione politica sostanzialmente ricalca il posizionamento sindacale o viceversa e per storia e prassi ci sentiamo in sintonia con chi agisce e si organizza per fronteggiare l'attacco ai diritti , alle condizioni di lavoro e allo stato sociale. Quando tutto ciò è definito non ci arrendiamo e opponiamo la resistenza possibile ma ovviamente preferiremmo di gran lunga giocare un ruolo nella fase pre-decisionale e non in quella consolidata appunto del "babbu mortu".

Per chiudere, un argomento di cui poco si è parlato sui media tutti, se non con qualche trafiletto sui maggiori quotidiani: Raiway. Cosa comporta, per i lavoratori tutti, il «via libera del cda di viale Mazzini alla vendita di una quota di minoranza»?
Il grande limite della vicenda Rai Way è non essere riusciti a "esportare" nel tessuto sociale, all'esterno dell'azienda, la valenza di questa operazione. Del resto la Rai stessa, e con essa i suoi dipendenti, sono visti in maniera poco edificante dai cittadini. Questo luogo comune alimentato da soggetti e fatti vergognosi non fa giustizia di cosa è e di cosa rappresenta davvero la nostra azienda. Già in passato, con la Rai di Zaccaria si tentò di privatizzare Rai Way verso la fine del 2001 (49% alla Crown Castle per un controvalore di oltre 400 milioni di euro), fu il ministro delle Comunicazioni Gasparri che si oppose a questa cessione. Rai Way trasmette e irradia il nostro segnale in maniera capillare in tutto il territorio nazionale quindi è strategica. E' stata potenziata con il denaro dei contribuenti, è sana e produce utili. Risulta altamente appetibile per gli interessi del comparto delle comunicazioni per gli ovvi sviluppi. L'ingresso del privato è una seria minaccia all'intero gruppo Rai e può avere a breve termine ripercussioni sull'integrità dell'impresa e dei livelli occupazionali. La decisione governativa di metterla sul mercato azionario avallata dal management aziendale è un vero e proprio attentato ad uno dei diritti universali quale è quello all'informazione libera e indipendente.
La Rai non necessita di queste scelte che la ridimensionano pesantemente ma di una vera riforma che la liberi definitivamente dal giogo della politica e dei faccendieri.
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