Venerdì 05 Giugno 2020 - Ultimo aggiornamento 13:15
MioGiornale.com
Logo ControLaCrisi.org
Filtra per luogo...
Filtra per tema...
Filtra per data ...
Nascondi
Cina-Usa, e i pericoli della "trappola di Tucidide"

Che gli Stati Uniti stiano spostando la loro attenzione verso i vicini occidentali si è capito da un po’.

La strategia americana, che negli ultimi anni sta prendendo via via contorni sempre più definiti, sembra stia seguendo la strada, prospettata da tempo dagli analisti, del disimpegno in Medio Oriente per volgere lo sguardo verso l’Asia e soprattutto verso il nuovo grande contendente cinese.

La Cina infatti, grazie alla crescita economica esponenziale degli ultimi anni, è ormai uscita dal suo livello di protagonista regionale per conquistare una posizione di rilievo nella politica globale, assumendo quel ruolo di bilanciamento della potenza U.S.A., fiaccata dalla crisi economica e dallo scoppio della bolla immobiliare del 2006, lasciata libera dal crollo dell’Unione Sovietica.

Molti gli argomenti sul tavolo che vedono contrapposte le due nazioni: il tema dei diritti umani, soprattutto quelli relativi alla libertà della rete, i cambiamenti climatici (tema scottante per la Cina), e le spiegazioni chieste recentemente riguardo la zona di identificazione di difesa aerea, che tocca gli interessi dell’alleato storico degli Stati Uniti nella regione, il Giappone.

E’ un gioco che gli americani conducono in modo altalenante, soprattutto dopo le rilevazioni scottanti del “pentito” analista dell’N.S.A. Snowden, il quale ha dichiarato durante il suo soggiorno a Hong Kong, che gli Stati Uniti spiavano i rivali commerciali e infiltrati delle maggiori aziende del settore tecnologico americane erano presenti sul mercato cinese.

Dopodiché il controverso incontro di John Kerry, Segretario di Stato dell’amministrazione Obama, con il Segretario del Partito Comunista Xi Jinping e il Ministro degli Esteri Wang Yi, in previsione della prossima visita del Presidente americano, il cui obiettivo è stato quello di mantenere stabili i rapporti tra i due Paesi ed evitare quello che il China Daily ha dichiarato il pericolo storicamente inevitabile della Trappola di Tucidide.

Il quotidiano cinese richiama gli insegnamenti dello storico greco che, indagando sulle cause della Guerra del Peloponneso, ha tratto la conclusione che quando una potenza in ascesa collide con gli interessi di una potenza al declino la guerra è inevitabile, situazione che sembra ricalcare l’odierno rapporto di forza tra i due giganti.

I quali sono però vincolati l’uno a l’altro da una fitta rete di interessi: gli Stati Uniti sono il partner commerciale principale della Cina per le esportazioni e, viceversa, la Cina ha acquistato negli ultimi anni 1.200 miliardi di buoni del Tesoro, detenendo di fatto il debito a stelle e strisce nelle proprie mani.

A discapito delle teorie che vedono lo scontro inevitabile va anche ricordato che entrambe sono potenze nucleari e che entrambe reggono la diplomazia di molti Paesi che viaggiano sul filo del rasoio nei rapporti bilaterali, in primis il Giappone, la cui svolta nazionalista impensierisce la Cina per quanto riguarda le dispute territoriali nel Mar Cinese Orientale e Meridionale, e dulcis in fundo la Corea del Nord, anche lei affiliata del club atomico, pericolosamente minacciosa nei riguardi degli americani, che fino alla stagione delle purghe inaugurate da poco dal nuovo leader Kim Jong-Un, aveva la Cina come unico interlocutore.

Una situazione ad alto rischio che sia Stati Uniti sia Repubblica Popolare sono intenzionati a mantenere sotto il livello di guardia, senza però cedere terreno all’avversario.

Kerry infatti sembra abbia stuzzicato il nervo scoperto del politburo cinese incontrando nell’ambasciata americana di Pechino alcuni blogger invisi al regime perorando la causa di una rete libera, per poi tirarsi indietro alla richiesta di questi di far visita a Liu Xia, moglie del premio Nobel Liu Xiaobo, costretta da tre anni agli arresti domiciliari, forse per non tirare troppo la corda con gli ospiti cinesi.

Certo è che i rapporti bilaterali tra Stati Uniti e Cina terranno banco per i prossimi anni, influenzando la politica estera di molti altri paesi, tra cui l’Unione Europea, legata in modo indissolubile al vecchio alleato ma sempre più aperta agli investimenti asiatici.

Il soft power americano continua però ad avere una certa efficacia e il Presidente Obama non sembra voglia farlo affievolire, continuando una partita contraddittoria, camminando sul filo sottile della democrazia: controversa ma comprensibile alla luce di quanto si è detto è infatti la notizia che voglia incontrare il Dalai Lama a breve alla Casa Bianca.

La Cina, sempre alla prova di forza con le regioni di confine del Tibet e dello Xinjiang, è stata invitata per bocca di Caitlin Hayden, una portavoce del Consiglio di Sicurezza Nazionale, a riprendere il dialogo con la provincia ribelle e a ridurre le tensioni.

Suggerimento che è stato declinato poche ore dopo da un portavoce del Ministero degli Esteri cinese e definito “una cruda interferenza negli affari interni della Cina”.

Anche se la Cina ha dichiarato di voler instaurare “un nuovo tipo di relazioni tra grandi potenze” (Xi Jinping durante la visita negli Stati Uniti nel 2012), riferendosi al voler evitare climi da vecchia Guerra Fredda, sembra difficile anche per due protagonisti dotati delle migliori intenzioni (e si dubita sia questo il caso) non cadere nella trappola della Storia che ci fornisce molti esempi di quale sia l’epilogo quando due potenze devono passarsi il testimone.

Dona il tuo 5x1000 a controlacrisi