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Dammi tre parole: comunità, comunicazione, comunisti. Il nostro contributo al dibattito su Liberazione
Liberazione è nata nel 1991. Tra qualche mese, in ottobre per la precisione, avrebbe compiuto 23 anni. Una bella età, in cui si comincia ad abbandonare il lato acerbo della gioventù. Si scrutano con meno incertezza i primi orizzonti dei progetti vagheggiati dall’età della conquista della parola in poi. Il futuro è così abbracciato al presente che la vita sembra un accadere senza tempo. La bella età, Liberazione non l’ha mai vista. La sua meglio gioventù è tutta da costruire.

La naturale predisposizione alla sfida non è mai riuscita a squarciare il pesante fardello del possibile, variamente declinato nel corso degli anni. Quando non era l’urgenza finanziaria, c’era la pesantezza degli equilibri interni al Prc e le relative scissioni; a volte veniva tirato in ballo il concetto “alto” dell’opportunità politica "generale", altre volte una sempre meno convincente “ingenuità intellettuale” dei militanti sbrigativamente formulata nel classico topos “i compagni non capirebbero”. La verità è che di Liberazione non è mai importato molto a nessuno,salvo ovviamente nelle periodiche fasi di bulimia presenzialista. L'hanno detto, prima di me, i diretti protagonisti. L’allarme è suonato solo quando i debiti hanno cominciato a rappresentare una pericolosa zavorra.

E così, mentre tutto il mondo editoriale cambiava in Italia, seppure in netto ritardo rispetto agli standard internazionali, e l’informazione passava dal cartaceo ai siti, e dai siti ai social network, Liberazione ha cominciato a soffrire della sindrome di Werner, più nota come malattia dell’invecchiamento precoce. Bando alle polemiche sull’eziologia, oggi l’urgenza è quella di mettersi al passo con l’idea del progetto-informazione, e con la sfida della modernità della comunicazione, che una comunità di comunisti non può più negarsi. Non siamo tra quelli che scambiano il nuovo per il nuovismo, per carità. Il nuovismo è una immagine che dura un attimo; il nuovo, la dura applicazione sul merito. Perché quando gli capita di venir fuori il nuovo ha poi bisogno di consolidarsi.

Quando ancora la parola “smanettone” era quasi un dispregiativo anche nella cosiddetta sinistra antagonista, Controlacrisi intraprese la dura lex dell’experimentum (in latino ha un significato stellare) on line. E che altro poteva essere se non quel provare e riprovare in campo aperto seppure dentro la vecchia vocazione del giornalismo militante nel far arrivare il messaggio giusto a chi poteva ascoltarti? L’obiettivo, arduo, di affascinare ai contenuti antagonisti il popolo della rete, dove i simboli trovano quasi sempre una scarsa rispondenza, poneva problemi difficili ma non insuperabili. Fare politica nel tempio dell’antipolitica? Eccolo l’esperimento e la dura fatica. Due i requisiti fondamentali, condivisione dei contenuti e orizzontalità. Fine della propaganda? No, reinvenzione.

Pochi giorni fa Controlacrisi ha tagliato il traguardo dei 40mila “mi piace” su Facebook. Nessun facile entusiasmo. E’ solo il primo gradino. L’esperimento è ogni giorno. Il web dà una grande opportunità, quella di riuscire a “guardare in faccia” i propri lettori. Si ha sempre la sensazione di conoscerli. E di questo Liberazione ad un certo punto rimase affascinata, grazie anche a Controlacrisi. Sembrava aver ritrovato quello spirito vitale che almeno le diede un po’ di slancio nonostante la parallela crisi del Prc. Ma non bastò.

Anche Controlacrisi ha sempre guardato in faccia i propri lettori, ovviamente. E si è anche lasciata scrutare. A volte si è trattato di uno confronto duro ma proficuo per entrambi. Molti compagni hanno riscoperto il gusto di ritrovarsi nel bel mezzo di riunioni politiche virtuali sì, ma ugualmente accorate in cui la sfida è tutta sugli argomenti e non sul colore più intenso o più sbiadito delle bandierine. In tanti hanno trovato in Controlacrisi il “contenitore” naturale da dove far partire i propri stimoli non solo verso la “nicchia” di riferimento ma verso il web insondato e sterminato. Scoprire che tutto questo intanto costruisce reti vere e proprie oltre la pura e semplice “nicchia di scopo” ha rappresentato la svolta più importante per noi. Ovvero, la prova provata che a mezzo di parole, e immagini, concatenate nel modo più opportuno può capitare di dar corpo a una riflessione collettiva, se non a una vera e propria presa di coscienza. Anche fosse soltanto per accendere una petizione, alla parola antagonista on line accade con molta frequenza di essere mobilitante a tutto tondo.

C’è un punto delle argomentazioni di Romina Velchi e Dino Greco, i due direttori di Liberazione, che chiude il cerchio con la nostra esperienza: l’innovazione su informazione e comunicazione non fa bene solo a Liberazione ma anche alla stessa organizzazione dei compagni nei territori, al corpo vivo del Prc.
E’ vero, la parola lanciata nel web a volte corre il rischio di perdersi. L’effimero sembra prendere forme nuove nello smarrimento del “tutto è possibile” e quindi “niente è reale”. Ma non è così. Se si ha la forza e la costanza di applicarsi nella non troppo difficile arte dell’aggiornamento dei contenuti e della multimedialità dei messaggi ecco che anche la più piccola concrezione silicea persa nell’oceano comincia a darsi un tono diventando a poco a poco nodo di un "flusso di rete". Contrariamente a quello che si pensa del web, il contenuto non vale per quel che suscita nell’immediato ma per quel che sedimenta nel lungo periodo. Ma la condizione è che ci si dedichi ad esso con la stessa passione di un artigiano.

C’è poi un altro motivo, anzi due, nel proseguire sulla strada intrapresa ormai più di quattro anni fa. Il primo è che si può fare tanto avendo “tanto poco” a disposizione. E la comunità del Prc ne ha più che mai bisogno in un momento di estrema rarefazione di mezzi e risorse. Il secondo è che l’egemonia nella rete non è un obiettivo così remoto. Ha però bisogno di quel senso di attualità che i comunisti a volte sembrano smarrire. Ecco perché misurarsi con un nuovo progetto di informazione e di comunicazione potrebbe essere l’occasione per tutti per provare a fare un salto di qualità. E il bene di Liberazione potrà continuare ad essere il bene per il Prc.

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