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Sardegna, il doppio schiaffo italiano all’Isola sulla questione del collegio unico
“Cito Giorgio Gaber: ‘Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono’. Lasciatemi valorizzare la prima parte di questa frase per una volta, perché ci si sente discriminati ! Non è accattonaggio, ci si sente discriminati dalle decisioni del Governo e dal trattamento che lo Stato italiano riserva alla Sardegna”.

Queste le parole infuocate di Michele Piras, deputato di Sinistra Ecologia Libertà, in merito alla discussione di oggi alla Camera dei Deputati.
Nella seduta odierna antimeridiana della Camera si discuteva la ‘Conversione in legge del decreto-legge 28 gennaio 2014, n. 4, recante disposizioni urgenti in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero, nonché altre disposizioni urgenti in materia tributaria e contributiva e di rinvio di termini relativi ad adempimenti tributari e contributivi’ in cui vi erano inseriti degli emendamenti circa, appunto, gli ‘adempimenti tributari’ delle popolazioni colpite da eventi alluvionali come nel caso della Sardegna.

Due gli emendamenti in questione, dunque: il primo, presentato da un manipolo di parlamentari cinque stelle bocciato con 195 voti a favore e 227 contrari; il secondo, presentato da Caterina Pes (Pd) e da un buon numero di parlamentari sardi (tra cui lo stesso Piras), è stato bocciato dalla stessa maggioranza di governo, quindi dal Partito Democratico, con 190 sì e 255 no. Nel corso della seduta lo stesso Piras affermava come l’emendamento prevedeva che i pagamenti di tributi e gli adempimenti sospesi ai sensi del decreto del Ministro dell'economia e delle finanze 30 novembre 2013 e via seguitando sono effettuati entro il 30 giugno 2014, senza applicazione di sanzioni e interessi.
Secondo il deputato di Sel, invece: “La verità è che con questo emendamento non si stanno chiedendo soldi allo Stato ma si sta rinviando il pagamento dei tributi al 30 giugno 2014 senza pagamento di interessi. Punto primo. Punto secondo: sono passati quattro mesi e un giorno da quella alluvione e ancora non ci sono provvedimenti strutturali per sanare le ferite lasciate da quella alluvione, né nelle case private né per le infrastrutture già deboli della Sardegna, né nell'apparato produttivo già distrutto dell’Isola, abbattuto dalla crisi - evidentemente - e non solamente dall'alluvione”.

Niente soldi per la Sardegna, a quattro mesi e un giorno di distanza dall’alluvione, e lo stesso Piras stamane ha denunciato: “Io mi chiedo quanto tempo ancora dobbiamo aspettare per i provvedimenti strutturali sull'alluvione in Sardegna se, a quattro mesi e un giorno di distanza, è ancora il tempo di dire che dobbiamo costituire fondi per le calamità naturali. Cosa stiamo aspettando a costituire i fondi per le calamità naturali ? Vi chiedo se a 90 milioni di ritardato pagamento possano essere opposti ragionamenti sulla tenuta del bilancio pubblico e opinioni negative della Ragioneria dello Stato quando questa ha dato il via libera a 614 milioni per le missioni militari votate in rapidissima esecuzione, tagliando anche la discussione in Aula e mettendo pure la fiducia per strozzare definitivamente la discussione sugli emendamenti. È un problema di volontà politica, la volontà politica evidentemente non c’è, non c'era da parte dello scorso Governo e non c’è da parte di questo Governo”.
Due schiaffi alla Sardegna, dunque: doppio alla Camera, l’altro al Senato.

Tre emendamenti, sostanzialmente identici a firma Cotti-Mauro-Lai (M5s - Popolari Per l’Italia - Partito Democratico), chiedono al Senato di istituire un collegio autonomo per le votazioni europee di maggio in favore della Sardegna.

L’isola, infatti, non forma un collegio a sé per le elezioni Europee ma è incorporata con l’altra isola, quella siciliana. Perché un secondo schiaffo che il Senato ha approvato ieri pomeriggio?

La richiesta di un collegio unico per la Sardegna arriva direttamente dagli attori politici della politica dell’Isola, Franciscu Sedda (Partito dei Sardi) in una nota afferma: “L’accorpamento in un’unica circoscrizione di Sardegna e Sicilia non permetterà al popolo sardo di eleggere un proprio europarlamentare in quanto i siciliani sono più numerosi di noi. E questo lo sappiamo tutti. Il nostro voto non varrà niente e a Strasburgo andranno solo deputati siciliani, come ormai accade da trent’anni. Chiediamo pertanto al governo Italiano e al Parlamento il varo di un provvedimento urgente ad hoc che permetta lo scorporo della Sardegna dalla circoscrizione Sicilia-Sardegna, con la creazione di un “collegio” sardo, quindi di un’ulteriore circoscrizione”.

In un tweet, di questo pomeriggio, inoltre, lo stesso cofondatore del PdS afferma “I due schiaffi assestati oggi dallo stato alla #Sardegna confermano che bisogna quanto prima togliere la faccia dalla traiettoria italica”. Così come ancora più duro è Pier Franco Devias del Fronte indipendentista unidu che sui social network afferma “Che almeno la distruzione, la perdita delle case e delle aziende, la morte, causata da ciò che è "malgoverno coloniale" e non "alluvione", possa servire per far capire quale è la vera natura del dominio italiano sul nostro Paese.

E' inutile che vi rivolgiate, per farvi difendere, alla guida indiana Pigliaru, così come è sempre stato inutile rivolgervi a qualsiasi politico sardo unionista, fatevene una ragione e imparate”.

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