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Alpi-Hrovatin, il governo toglie il segreto di Stato
Il Governo toglie la secretazione sugli atti della vicenda relativa all'omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Ad annunciarlo oggi in aula è Sesa Amici, sottosegretario alle riforme e rapporti con il Parlamento. "Credo - aggiunge - che lo si debba, non solo alla memoria di una vittima nazionale, ma soprattutto" a una idea di giustizia "che deve tutelare i propri cittadini". Per questo "il governo ha deciso di intervenire assicurando l'impegno di avviare tutte le procedure". E' un "dovere morale e politico".
Tra gli altri, nella battaglia per togliere il segreto di Stato ha contributo in modo determinante la petizione lanciata da Articolo21 su Change.org che chiedeva alla presidente della Camera la desecretazione di documenti ancora segreti in merito ai lavori delle commissioni parlamentari d'inchiesta. La petizione ha raccolto 60mila firme in pochissimi giorni. Stefano Corradino e Giuseppe Giulietti, direttore e portavoce di Articolo21 e promotori della raccolta di firme affermano: "L'incredibile sostegno all'appello dimostra come, nonostante siano passati 20 anni dall'uccisione di Ilaria e Miran, la loro memoria e la voglia di verita' suscitino ancora grande mobilitazione dell'opinione pubblica". Nei giorni scorsi - ricorda Art.21 - il legale della famiglia Alpi, Domenico D'Amati, aveva spiegato quanto fosse importante per la ricerca della verita' poter accedere ai documenti segretati. "E' fondamentale - aveva dichiarato D'Amati - che queste carte siano rese pubbliche e che ai cittadini sia data la possibilita' di sapere. C'e' molto da fare e speriamo che tutti gli organi dello Stato collaborino.
In primo luogo la Camera dei deputati che deve desegretare questi documenti fondamentali sui traffici dei rifiuti tossici". Per Articolo21, "nulla puo' e deve essere lasciato di intentato per arrivare anche a una verita' giudiziaria, dal momento che quella storica ha gia' acclarato omissioni e depistaggi, tanto per usare un eufemismo".

Per la desecretazione si era spesa proprio ieri la presidente della Camera Laura Boldrini. Boldrini aveva avviato una verifica dopo le richieste di trasparenza sulle "navi dei veleni" arrivate da Greenpeace e dai Verdi, e scritto al presidente del Consiglio, al procuratore nazionale antimafia e ad altri soggetti, chiedendo di valutare "se permangono le esigenze di segretezza" su tali documenti. "Noi vorremmo desecretare questi documenti - ha spiegato la presidente della Camera -. Sono atti che restano segreti dopo tanti anni, anche se non se ne capisce l'utilita'. I cittadini hanno diritto di sapere".

Qui di seguito un passo della ricostruzione dell'omicidio, preso dal sito dedicato a Rita Atria

(...) Tornata a Mogadiscio, il 20 marzo, Ilaria chiama la redazione di Roma, parla con un collega al quale riferisce: «Scusa, non posso dirti nulla al telefono. Però ho delle cose grosse, veramente grosse. Importanti». Ilaria e Miran non avranno il tempo di preparare e montare i materiali raccolti per trasmettere il servizio. Ricevono una telefonata, lasciano l'albergo e si recano all'hotel Hamana, da cui escono subito. La loro auto riparte ma viene superata e bloccata da una jeep con un commando di sette uomini. Poi la fredda esecuzione. Il primo a giungere sul luogo dell'agguato e a darne notizia è Giancarlo Marocchino, imprenditore italiano, che vive a Mogadiscio da dieci anni: personaggio controverso sul quale pesa l'ombra del coinvolgimento in traffici illeciti di armi e rifiuti tossici. Nessun militare, nessun rappresentante italiano accorre sul posto. Marocchino estrae immediatamente dal fuoristrada i corpi di Miran e Ilaria, che respira flebilmente, e si dirige al porto della città perché siano presi in consegna dalle autorità militari italiane.

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