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Jobs act - cuneo fiscale - spending - cig: una miscela esplosiva che Renzi punterà contro i sindacati
Prossima settimana il Governo cercherà di chiarirsi le idee su come strutturare un intervento sul costo del lavoro, e quindi sul cuneo fiscale. Il ministro Padoan ha ribadito (intervista al Sole 24 ore del 6 marzo) che il taglio del cuneo fiscale, ovvero del peso della tassazione su imprese e lavoratori attraverso l’Irap e l’Irpef, ha la priorità assoluta. C’è solo un piccolo particolare. Renzi & Co non hanno la più pallida idea su dove reperire le risorse. Il pericolo, come sempre, è che spending review, jobs act e cuneo fiscale diventino un unico calderone. E cioè un sistema di vasi comunicanti in cui se c’è qualcosa da mettere sul taglio del costo del lavoro è solo grazie alla spending review o, peggio ancora, alla precarizzazione del mondo del lavoro attraverso l'abbassamento dei diritti. Senza dire che in ballo c'è anche il taglio della cig e l'introduzione di un non meglio specificato sussidio di disoccupazione. L’impresa del Governo è aggravata ancora di più dal “niet” dell’Europa che non intende cedere di un millimetro sull’utilizzo dei fondi strutturali per intaccare il costo del lavoro. Facile, quindi, che il tutto si risolverà in un sistema di ricatti verso i lavoratori.

Intanto, la Cgia di Mestre ha scoperto che in Italia il cuneo fiscale ammonta a ben 296,4 miliardi di euro: 161,47 miliardi gravano sulle spalle dei datori di lavoro (pari al 54,47 per cento del totale), gli altri 134,97 (pari al 45,53 per cento del totale) sono a carico dei lavoratori dipendenti. La Cgia sottolinea come di questi 296,4 miliardi, 280,67 sono riconducibili al peso dell'Irpef, delle addizionali comunali/regionali Irpef e dei contributi previdenziali; gli altri 15,77 miliardi all'Irap. Si pone quindi un problema politico: a chi attribuire la quota maggiore di sgravio, alle imprese o ai lavoratori?

I dati, secondo l'Ufficio studi della Cgia, costituiscono il peso e la composizione del nostro cuneo fiscale che, stando alle intenzioni manifestate nei giorni scorsi dal Governo Renzi, dovrebbe subire un taglio di 10 miliardi di euro. Nel caso venisse confermata questa ipotesi, il cuneo si ridurrebbe del 3,4 per cento. E' tuttavia necessario conoscere chi, tra le imprese e i lavoratori dipendenti, otterra' i maggiori benefici da questo taglio.
"Dipendera' dalla scelta che fara' l'esecutivo - spiega il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi - noi auspichiamo che la gran parte della contrazione vada a vantaggio dei lavoratori dipendenti. Solo cosi' possiamo sperare in una ripresa dei consumi delle famiglie italiane. Quest'ultima e' una condizione necessaria per ridar fiato anche alle attivita' artigianali, commerciali e alle piccole imprese che vivono quasi esclusivamente dei consumi del territorio in cui operano. Se almeno 8 miliardi andassero ad abbattere l'Irpef in capo ai dipendenti - prosegue Bortolussi - quasi certamente le fasce di reddito al di sotto dei 25 mila euro potrebbero ritrovarsi con oltre 700 euro netti in piu' all'anno pari a circa 60 euro al mese. Faccio notare che il peso dell'Irap sul cuneo ascrivibile alle aziende private e' pari a 6,1 miliardi di euro. Se i rimanenti due miliardi di taglio al cuneo andassero ad abbattere l'Irap del settore privato, il peso di questa imposta sulle aziende si ridurrebbe di un terzo. Un alleggerimento – conclude Bortolussi - comunque di tutto rispetto".

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