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«Dal 25 aprile De-Liberiamo Roma»
Con questo slogan semplice ed efficace questa mattina è iniziata una campagna sociale e politica che intende pesare nella capitale. Di fronte al tentativo di svendita dell’immenso patrimonio pubblico contrabbandata come “Decreto Salva –Roma” esponenti di una settantina di realtà associative e politiche ha deciso di passare al contrattacco scegliendo di riprendersi, seppur solo simbolicamente, uno dei luoghi più belli e importanti della città, quello di Via del Governo Vecchio 39, un tempo Governatorato Pontificio, poi Pretura e infine dagli anni Settanta, quando venne occupata dai collettivi femministi, sede della Casa delle Donne, Locali magnifici che per anni furono esempio europeo della lotta femminista e che da quasi trent’anni erano stati abbandonati al degrado. Erano stati dichiarati inagibili e nessuno volle intervenire mentre nel cortile crescevano piante selvatiche e negli splendidi corridoi che contornavano l’edificio si aprivano crepe, sparivano bellissimi murales, si lasciava tutto al degrado. Una scelta non una casualità, per far spazio a quelle forme di speculazione edilizia di cui Roma è sempre stata vittima sacrificale. Non a caso le circa 200 persone che sono entrate nella mattinata nell’edificio per una lunga e appassionata conferenza stampa, hanno scelto un luogo in cui il valore simbolico si univa alla concreta visibilità dei danni prodotti da scelte sciagurate. All’occupazione quella città meticcia che ormai sta costruendo tessuti di relazioni altrimenti spariti; vedere insieme, nello stesso spazio, coloro che furono protagonisti di decenni di lotte (all’epoca gli uomini potevano entrare nella sede solo in determinate occasioni) e giovani allora non ancora nati nonché cittadini e cittadine provenienti dai quattro angoli del pianeta ma animati dalla stessa consapevolezza. L’occupazione è stata l’occasione per presentare quattro delibere di iniziativa popolare. La prima ovviamente per il riutilizzo a fini sociali del patrimonio pubblico e il blocco delle vendite immobiliari e delle speculazioni che si vanno programmando da parte dell’amministrazione. E poi la ripubblicizzazione di ACEA ATO2 S.p.a. che gestisce il servizio idrico nella Provincia di Roma e su cui ancora non ha inciso il referendum vinto con 27 milioni di voti, la modifica del Patto di Stabilità interno e l’introduzione di misure di finanza pubblica e sociale per contrastare gli effetti della crisi sulla popolazione meno abbiente. Da ultimo il rispetto del diritto ad una scuola pubblica e laica che va potenziata anche attingendo a risorse che invece vengono donate a istituti privati spesso a carattere confessionale. Quattro delibere nate dal basso, presentate ognuna con inoppugnabili argomentazioni in quanto possibili soluzioni alternative alla crisi nella metropoli. Coloro che si sono alteranti al microfono hanno chiesto ripetutamente all’amministrazione di scegliere se stare dalla parte di chi, dal governo Renzi –Alfano alle direttive europee, intende puntare tutto sul libero mercato o se dalla parte di una cittadinanza che intende veder soddisfatti i propri bisogni senza esser per questo considerata problema di ordine pubblico. Nel pomeriggio si sono consegnati i testi delle delibere in Campidoglio, da ora partiranno i 3 mesi entro cui si dovranno raccogliere le 5000 firme necessarie. Ma firmare non basta è stato ripetuto da molti e molte. Quasi sempre le proposte che nascono dalle esigenze delle persone finiscono, per quanto legittime, a ricoprirsi di polvere in un cassetto, quindi non solo occorrerà raccoglierne ben oltre il numero necessario ma sarà importante far si che anche nei quartieri periferici giunga il messaggio lanciato oggi da questa iniziativa. La raccolta inizierà ufficialmente il 25 aprile e si potrà firmare alla fine del corteo indetto come ogni anno dall’Anpi per ricordare la data fondativa della nostra Repubblica. Durante la giornata saranno attivi banchetti per la raccolta laddove si terranno iniziative legate a tale data, dal Parco degli Acquedotti, alla sede sgomberata dell’ “Angelo Mai” al Cinema America Occupato. Per organizzare iniziative, conoscere eventi e luoghi per i banchetti, per mettersi a disposizione per contribuire a rendere questa una campagna ancor più diffusa sul territorio è da oggi attivo il sito www.deliberiamoroma.org.
Nutrita, tanto in mattinata che nel pomeriggio, la presenza di esponenti locali e nazionali di Rifondazione Comunista che considera non solo le delibere ma l’idea stessa di ricostruire uno spazio sociale e politico caratterizzato da una aggregazione di diverse soggettività, come parte integrante della realizzazione di una sinistra di alternativa. Claudio Ursella che del partito è segretario romano, raggiunto in campidoglio commenta molto positivamente la giornata: «Si tratta di temi su cui già da tempo si è cominciato a lavorare ma che manifestano insieme urgenza di bisogni e possibilità di ricostruire alleanza sociale. Pensando solo alla delibera relativa all’acqua pubblica, a mio avviso va connessa alla necessità di contrastare il “Decreto Lupi” soprattutto laddove, all’articolo 5 nega le utenze idriche e la residenza a chi non è intestatario dei locali in cui vive. Questo significa privare, laddove venisse applicato, fasce intere di popolazione che vive a Roma, di un bene primario come l’acqua e di un diritto come quello di poter avere una residenza. Le persone che si sono mobilitate oggi sono il segnale che una opposizione sociale si può e si deve costruire». Sempre in mattinata giungeva intanto la notizia di un ulteriore sgombero, a Pisa, del Distretto 42 un area militare abbandonata che da mesi era divenuta per la città il Municipio dei Beni Comuni. Al momento in cui scriviamo il tentativo di sgombero è ancora in corso, gli attivisti sono saliti sugli alberi dell’area, al cui interno è stato realizzato un parco pubblico intitolato a Don Gallo. Sono in corso le trattative con l’amministrazione comunale che da una parte manda parole concilianti ma contemporaneamente attua provvedimenti aventi unicamente carattere repressivo. Infatti insieme alla disponibilità ad intervenire presso il Ministero della Difesa per ottenere l’uso a fini sociali dell’area incriminata, dalla questura ed evidentemente dal sindaco è stato emanato l’ordine di procedere allo sgombero degli attivisti presenti. La polizia ha aperto i cancelli e si è chiesto l’intervento dei vigili del fuoco per provvedere alla cacciata dei presenti. I vigili, dopo essere entrati nell’area ed aver effettuato un sopralluogo hanno dichiarato la propria indisponibilità ad andare a prendere sugli alberi gli occupanti. In maniera e con pretesti ridicoli, si vuole privare il capoluogo toscano di un vero e proprio presidio democratico e di garanzia dei diritti, i cittadini pisani stanno reagendo pacificamente ma con fermezza.
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