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Sassari, vince ampiamente il centrosinistra ma i sovranisti eleggono un solo consigliere
Nicola Sanna, candidato del centrosinistra del capoluogo di provincia, si aggiudica il governo della città con un rassicurante 65,28% dei voti.
Come riportato anche nelle settimane antecedenti il voto da controlacrisi.org, la coalizione di centrosinistra vedeva lo stesso blocco sovranista che aveva deciso di appoggiare la candidatura di ‘su professori’ Pigliaru a Presidente della Regione Sardegna.

Così si erano trovati, nella stessa coalizione, Pd, Sel, Prc, iRS, Rossomori e il Partito dei sardi. L’esperimento che ha portato ‘su professori’ alla vittoria del febbraio, è stato ripetuto alla lettera e la coalizione di centrosinistra che si presentava a Sassari era composta da: Partito Democratico, Centrodemocratico, SinistraSarda/Rossomori, Partito dei Sardi, Italia dei Valori, iRS, Sel, La Base, Psi, Unione popolare cristiana e dalle liste civiche Ora sì, Libertà di movimento, Sassari Bella dentro.

Il blocco sovranista, dunque, riesce ad entrare in consiglio comunale grazie all’accordo con la coalizione capitanata dal Pd e il Partito dei Sardi è l’organizzazione – l’unica, per la verità - che ne ricava maggiormente i frutti: 3,54%, superando addirittura Sel - seppur di poco – e piazzando consigliere. Le altre liste (SinistraSarda/Rossomori, iRS, La Base), invece, non raggiungono percentuali tali da poter eleggere dei rappresentanti in consiglio comunale.
Curiosa la riapparizione dell’Italia dei valori che, col suo 2,35%, riesce a mandare nel consiglio cittadino un suo rappresentante, dopo il crollo oltre tirrenico che l’aveva caratterizzata.
Degni di menzione, infine per il centrosinistra, sono i risultati di iRS e della lista civica Libertà di movimento.
Il partito di Gavino Sale non riesce ad uscire dal ‘pantano’ del poco spazio politico che si sta provando a ritagliare all’interno della coalizione del centrosinistra, lo 0,89% (stessa cifra delle regionali) non è affatto confortante per iRS.
Certo è che se l’alleanza con ‘su presidente Pigliaru’ ha portato dei vantaggi in termini di rappresentanta - dovuti anche ad una legge elettorale ‘particolare’ (eufemisticamente parlando) - i 587 voti sassaresi sono un colpo nettissimo per il partito di Sale, città in cui, alle provinciali del 2010, iRS era riuscita ad assestare un 5,83% mentre il solo candidato presidente (Sale) prendeva 11.195 voti.
Il secondo dato era quello della lista Libertà di movimento, cioè, formata dai componenti ex grillini con cui s’era consumato lo strappo delle regionali per cui lo stesso Grillo non aveva concesso l’uso del simbolo. Pentastellati senza simbolo alle regionali, alle amministrative sassaresi con una, quasi, doppia scelta.
Quest’ultima, però, quella ‘dissidente’, non ha pagato molto: 415 voti, ultima della coalizione.

Se ai sovranisti all’interno del centrosinistra è andata male, eccezion fatta per il Partito dei Sardi, si può dire lo stesso per il Psd’az e per il Fiu.
I sardisti, incerti fino alla fine se stringere un accordo con il centrodestra e il centrosinistra, si presentano da soli racimolando un misero 1,95% candidando l’ex consigliere Antonio Cardin.
La musica non cambia per il candidato del Fronte Indipendentista Unidu: Cristiano Sabino, esponente di Ampi (A Manca pro s’Indipendentzia), raccoglie lo 0,79, meno dell’1% preso dal partito alle regionali di febbraio.

Il polo sovranista, dunque, è il grande sconfitto della tornata amministrativa sassarese: riesce ad eleggere se in coalizione ma nella maggior parte dei casi, pur stando nelle grandi ‘famiglie’ dei partiti italiani, resta solo e a contare le briciole dell’insuccesso politico elettorale.

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