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#12M, il Prc di Roma aderisce all'appello dei movimenti contro il jobs act, le politiche della casa e l'austerity

Il Prc di Roma aderisce all'appello dei Movimenti di Lotta per la Casa per una manifestazione cittadina il 12 maggio, contro il governo Renzi, il suo Decreto Lupi, il Job Act, "e tutta la sua politica e contro questa giunta inadeguata e inadempiente, perchè si assuma la responsabilità di governare questa città a partire dai suoi bisogni reali, o se non è in grado, abbia almeno la dignità di farsi da parte, piuttosto che far da copertura a chi il potere a Roma l'ha sempre avuto, quale che sia la giunta, e a chi il potere è pronto a mantenerlo ad ogni costo, anche senza la democrazia",come si legge in un comunicato a firma di Claudio Ursella, segretario del Prc di Roma.

"L'esplodere del dramma dell'emergenza abitativa a Roma, che nelle passate settimane ha dato luogo a radicali momenti di conflitto sociale, e la risposta che da istituzioni e apparati è giunta, - continua il comunicato - hanno evidenziato con chiarezza un quadro di progressivo deterioramento della vivibilità politica nella nostra città, con gravi rischi per la tenuta del tessuto democratico e della coesione sociale".

Così prosegue il documento: "A fronte di una emergenza casa la cui unica soluzione al momento è quella dei movimenti di lotta, che attraverso la pratica delle occupazioni hanno svolto un vero e proprio ruolo di supplenza sociale, la risposta sembra essere solo l'ottuso e burocratico atteggiamento di chi crede che si possa tirare una riga al 31 dicembre 2013, soffocando con la violenza ogni tentativo di dare espressione al dramma di chi non ha un tetto, successivo a quella data. Così ancora una volta spetta agli ultimi di questa città, gli sfrattati, i disoccupati, i migranti senza diritti, primo fra tutti quello di voto, di essere la punta d'iceberg di un più vasto malessere che coinvolge tutta la parte più viva di questa città, e che ha le sua cause nell'incapacità di una giunta debole e divisa, di governare questa città a partire dai suoi bisogni effettivi, piuttosto che dai diktat imposti dal governo nazionale e dal ministero degli interni.

La giunta Marino, non sembra in grado di opporsi ne ai diktat della troika governativa che con il piatto di lenticchie del Salvaroma, si prepara di fatto a commissariare la città, con tagli ai servizi, di cui la chiusura di ben 12 linee di trasporto pubblico è solo l'anticipo, con la volontà di trasformare il salario accessorio dei dipendenti comunali in uno strumento di ricatto per ottenere ulteriore flessibilità e aumenti dell'orario di lavoro, ne alla volontà del governo Renzi, che con l'art. 5 del Decreto Lupi, mira a negare servizi essenziali e diritti di cittadinanza a migliaia di famiglie di occupanti, e a decine di esperienze sociali autogestite. In questo vuoto della politica si colloca l'arroganza del Ministero degli interni, che attraverso il prefetto sembra voler gestire l'agibilità democratica a Roma, secondo il modello Val di Susa, con improponibili restrizioni al diritto di manifestare.

E' questo un pessimo segnale per una città che con il prossimo semestre di presidenza italiana si prepara ad essere la capitale d'Europa; una città senza un governo legittimato, piegata alle politiche di tagli e privatizzazioni, garantite dall'uso della forza, in un sostanziale vuoto politico e di democrazia, in cui il dramma degli ultimi e degli esclusi, viene declassato a mero problema d'ordine pubblico.

C'è bisogno che le forze politiche, sociali e sindacali che costituiscono la struttura di quella politica partecipata che è l'autentico presidio democratico di questa città, diano una risposta forte, visibile, unitaria e di massa, per ribadire che questa città non può essere ne piegata ne venduta; c'è bisogno di una risposta solidale, che coinvolgendo reti sociali, movimenti, forze politiche e sindacali, ribadisca che in questa città, nessuno può candidarsi al governo e poi pretendere di governare, senza assumere come primo impegno la requisizione degli alloggi sfitti; dobbiamo riconnettere in una unica prospettiva unitaria, la lotta per il lavoro, aggredito dalla crisi, dai tagli e dalle privatizzazioni, con cui alla crisi si risponde, i processi di autorganizzazione sociale, che a partire dalla riappropriazione di spazi pubblici sono la principale risorsa di questa città, e il conflitto del nuovo proletariato migrante, che pratica l'obbiettivo di un tetto per tutti, con coraggio e dignità".

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