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Altra Europa, si riuniscono i candidati. Spinelli forse va a Bruxelles, Sel e Prc tremano.
Barbara Spinelli ci ripensa: potrebbe accettare di andare nell’europarlamento che porta il nome di Altiero. Spiazzati partiti e candidati, «comunità» in fibrillazione. A Roma prima riunione della lista, si apre un «processo» comune. Intanto il leader greco Tsipras chiede al consiglio e al parlamento di dire no a presidenti non indicati dagli elettori, «altrimenti il voto diventa una pantomima»

«E poi che fac­ciamo?» era la domanda più fre­quente in cam­pa­gna elet­to­rale, giura Mas­simo Torelli, uno degli uomini-macchina della lista Tsi­pras. E così ieri, dopo il risul­tato acciuf­fato per un sof­fio (il 4,03 per cento ovvero 1.108.457 voti) i 73 can­di­dati si sono riu­niti a Roma a porte chiuse per abboz­zare una prima rispo­sta. Cia­scuno, stra­vo­tato o poco votato che sia stato, con il suo teso­retto di voti deci­sivi e indi­spen­sa­bili, visto che l’asticella è stata supe­rata per meno di 8mila schede. Dibat­tito fitto, inter­ven­gono pra­ti­ca­mente tutti sull’onda dell’entusiasmo di una cam­pa­gna elet­to­rale ine­dita, la sini­stra ita­liana tutta insieme (o quasi) con la cit­ta­di­nanza attiva e alcuni intel­let­tuali. «Erano anni che aspet­tavo di farmi que­sta chiac­chie­rata tutti insieme», attacca mezzo com­mosso il romano San­dro Medici. Tema dun­que come tra­sfor­mare del car­tello elet­to­rale in una ’cosa’ comune, se non già in una ’casa’. Per ora la defi­ni­zione più in voga è «un pro­cesso». «Abbiamo messo insieme le migliori intel­li­genze del paese, ma adesso apriamo le porte della nostra orga­niz­za­zione» (Guido Viale).

Ma è una scelta deli­cata per i par­titi che fanno parte della com­pa­gnia. In que­ste ore Sel affronta una discus­sione interna che esclude l’adesione a una «costi­tuente» di sini­stra, almeno per ora. Dall’altra parte Fabio Amato, Prc, invece spinge per «un sog­getto poli­tico alter­na­tivo al cen­tro­si­ni­stra e alle lar­ghe intese» (Paolo Fer­rero, il suo segre­ta­rio, pro­pone «una Syriza ita­liana» già «in vista delle ele­zioni»). Raf­faella Bolini (Arci) chiede invece «un pro­cesso che vada avanti in maniera natu­rale e oriz­zon­tale», che intanto parta dal fatto che i tre eletti a Stra­sburgo saranno «eletti della lista, non dei par­titi o delle cul­ture di provenienza».

Ma intorno pro­prio a que­sti tre nomi gira buona parte del futuro della scom­messa. Uno degli eletti è scat­tato nel col­le­gio nord-ovest, dove il capo­li­sta Moni Ova­dia ha già annun­ciato che rinun­cerà a favore del gior­na­li­sta Cur­zio Mal­tese (che è già al lavoro e già imma­gina un gior­nale online della lista). Gli altri due sono scat­tati al cen­tro e al sud, capo­li­sta Bar­bara Spi­nelli, che però dall’inizio — per­sino prima della com­po­si­zione delle liste — ha annunciato,la sua inten­zione di non sedere nell’europarlamento. Al suo posto suben­tre­reb­bero due gio­vani com­bat­tenti, già cam­pioni di pre­fe­renze: Marco Fur­faro (classe 1980) di Sel, e Eleo­nora Forenza (classe 1976), Prc. Quindi per una for­tu­nata casua­lità la «terna» — «la troika», è la bat­tuta che cir­cola — sarebbe com­po­sta da un nome della società civile e da uno per cia­scuno die due par­titi ade­renti alla lista.

La novità è che Bar­bara Spi­nelli ora potrebbe ripen­sarci e accet­tare di sedere nell’europarlamento. In un’intervista pub­bli­cata oggi su quo­ti­diano greco Avgy, vicino a Syriza, spiega all’intervistatore Argi­ris Pana­go­pou­los, a sua volta can­di­dato nella lista ita­liana: «Ancora non ho deciso, ricevo pres­sioni dai molti elet­tori, ho ancora dei dubbi. Di sicuro daremo bat­ta­glia a tutti i livelli a fianco di Tsi­pras nella Sini­stra euro­pea». Nodo deli­cato, peg­gio se affron­tato alla fine di una cam­pa­gna elet­to­rale in cui si è soste­nuto il con­tra­rio, non senza qual­che dif­fi­coltà. Nelle scorse set­ti­mane Tsi­pras ha chie­sto a Spi­nelli di restare in par­la­mento. E se ne capi­sce il motivo: la figlia di Altiero Spi­nelli è un valore aggiunto per le file della sini­stra euro­pea, e per Tsi­pras in que­sti giorni già impe­gnato a tes­sere la tela delle rela­zioni con le altre forze euro­par­la­men­tari. A Altiero è dedi­cata la monu­men­tale ala prin­ci­pale del palazzo di Bru­xel­les. L’elezione di Bar­bara ha già sca­te­nato la curio­sità dei media e dei par­la­men­tari non ita­liani. C’è chi le offre un ruolo di pre­sti­gio. Per que­sto il comi­tato dei garanti della lista «le ha chie­sto di accet­tare l’incarico», spiega Viale.

E però que­sto ’cam­bio di verso’, fatto ora, fini­rebbe per met­tere a rischio il deli­cato equi­li­bro fra par­titi e cit­ta­di­nanza. Spi­nelli dovrebbe sce­gliere se favo­rire il can­di­dato di Sel o quella del Prc; con le ine­vi­ta­bili riper­cus­sioni nei par­titi, soprat­tutto in Sel, dove l’area scet­tica sul futuro della Tsi­pras (e sbi­lan­ciata verso il dia­logo con Renzi) rice­ve­rebbe un assist pro­prio dalla lista. D’altro canto è molto dif­fi­cile imma­gi­nare un futuro per la lista senza Sel, per lo meno un futuro che non sia la rie­di­zione di film già visti a sini­stra.
«La scelta è di Bar­bara», ripe­tono tutti i can­di­dati, a cui «Bar­bara» ha inviato una mail in cui spiega le ragioni di que­sta «ulte­riore rifles­sione». Ma le con­se­guenze andreb­bero ben oltre i nomi degli euro­par­la­men­tari. Il dos­sier è stato affi­dato a socio­logo Marco Revelli, por­ta­voce della lista, la deci­sione arri­verà forse già domani.

Intanto la road map del «pro­cesso» comin­cia a pren­dere forma: la pros­sima set­ti­mana si riu­ni­scono i comi­tati, entro l’estate l’assemblea nazio­nale. Ma la pat­tu­glia ita­liana dovrà andare pre­sto a sedersi sui pro­pri euro­scranni: Tsi­pras sta già dando bat­ta­glia con­tro le lar­ghe intese avver­tendo il par­la­mento di «non appro­vare pre­si­denti che non abbiano par­te­ci­pato alla com­pe­ti­zione elet­to­rale», in caso con­tra­rio «le ele­zioni che diven­te­reb­bero una pan­to­mima». Mar­tedì Nichi Ven­dola volerà a Bru­xel­les per incon­trare Tsi­pras, ma anche l’ex can­di­dato Pse Mar­tin Shultz e i neo­par­la­men­tari verdi.

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