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"A Roma non sprecare nemmeno una occasione per l'unità politica e sociale della sinistra". Intervista ad Ursella
Decine e decine di banchetti per la raccolta delle firme sulle quattro delibere di iniziativa popolare "De-liberiamo Roma", che riguardano il patrimonio abitativo, la scuola, l'acqua e la finanza sociale. E martedì 17 davanti ai municipi per ribadire che le lotte per la casa non vanno criminalizzate (articolo 5 del decreto Lupi) e che l'acqua, così come ha stabilito il referendum, deve essere realmente un bene pubblico. Controlacrisi ha intervistato il segretario del Prc di Roma Claudio Ursella. 

Bene o male la Giunta Marino delle aspettative le aveva create. E invece, ad un anno dall’insediamento non solo sembra tutto più o meno fermo ma non c’è stato da parte sua nessun atto politico che possa far immaginare se non una svolta almeno un cambio di passo.
E’ l’unica cosa per la quale non penso di dare una colpa specifica a Marino. Nelle campagne elettorali tutti si misurano sulla presunzione di onnipotenza attraverso dichiarazioni sopra le righe. Uno scadimento della politica a cui Marino non si è sottratto. Noi eravamo consapevoli che a Roma sei in grado di imprimere un cambiamento se rompi gli equilibri esistenti. Questo fa la differenza tra la politica e la rappresentazione teatrale. Marino fa parte della seconda categoria, anche al di là della sua soggettiva capacità politica.

Questo cosa vuol dire per l’opposizione?
Va costruita una opposizione politica in grado di produrre questa consapevolezza. I movimenti di lotta, per esempio, non si sono posti il problema della costruzione dell’ opposizione politica. I partiti sono deboli e hanno pensato più che altro a salvaguardare se stessi invece di costruire una prospettiva credibile per la città. Lo vediamo con quello che sta accadendo ai compagni di Sel. Addirittura un vicesindaco indagato e intercettato dalla magistratura per aver svolto una funzione di mediazione nel corso di uno sgombero.

Tornando a Marino, sulla casa sembra di dover registrare addirittura un arretramento.

Sul tema casa non è che c’è stata una volontà del sindaco di introdurre un arretramento ma la volontà di un governo nazionale di voler mostrare chi comanda. Il tema casa è il punto più critico a Roma. Siamo al paradosso per il quale mentre a livello regionale e comunale ci dovrebbe essere un percorso di regolarizzazione, dall’altro lato il decreto Lupi dice a quelle stesse famiglie che semplicemente non esistono e che, anzi, gli viene tagliata l’acqua e l’elettricità. Una contraddizione plateale.

Dentro il Pd è guerra aperta, si sono addirittura picchiati in piazza. Non poteva essere una occasione per Marino?
Un sindaco in se non può avere la forza di mettersi contro un apparato. Quello che dovrebbe fare il sindaco era, allora, di rivolgersi alla città e ai soggetti che in essa si muovono e affrontano i problemi concreti. Noi non ci abbiamo mai creduto a questo profilo, sia chiaro. E oggi i risultati ci danno ragione. Abbiamo dato un voto al secondo turno per la necessità di cacciare Alemanno. Ricordo che c’era una netta discriminante antifascista. C’è una giunta che sta facendo cose di destra e rischia di cadere da destra.

Vediamo nel concreto l’agenda politica del fronte dell’opposizione.

Abbiamo oggi alcuni fronti. Il primo è combattere dentro l’emergenza abitativa, cioè la vicenda dell’articolo 5 del decreto Lupi. Negare acqua e luce produce una emergenza vera e propria. E su questo va costruita l’alleanza di tutti i soggetti che intendono opporsi. Il 17 produrremo una iniziativa in questa direzione. Su questo elemento va aperta una interlocuzione a partire dalla condivisione del fatto che va comunque garantito un minimo di civiltà. Un secondo fronte riguarda il tema delle quattro delibere, in cui più soggetti sociali stanno ragionando seriamente su una visione della città che rimetta al centro i valori comuni: la scuola, l’acqua, il patrimonio e il tema della finanza pubblica. E’ lo sviluppo di quanto Sinistra per Roma ha fatto con le sue proposte di campagna elettorale. Un terzo livello riguarda il mondo del lavoro, in particolare in questo momento i dipendenti pubblici, che sono una delle maggiori risorse di questa città. Dopo il grande sciopero al Campidoglio il problema è impedire il peggioramento delle condizioni di lavoro dei dipendenti comunali. Il dato oggettivo è che loro hanno dato un segnale sottolineando che ci sono dei limiti oltre i quali non si può andare. Sul tema del lavoro comunque rimane il nodo della disoccupazione. E quindi il modello economico di questa città. Serve un piano per il lavoro che, a partire dal patrimonio comune e dalle conoscenze che ci sono, sviluppi un modello alternativo di crescita economica. Intorno a queste quattro delibere almeno tre settori del movimenti hanno degli interessi concreti. Si potrebbe fare un lavoro interessante di ricomposizione.

Già, appunto, la ricomposizione, un bel tema politico…

Il movimento di lotta per la casa ha prodotto una cosa fondamentale, ovvero la soluzione ai bisogni reali. Centinaia di famiglie hanno trovato una soluzione. Tanto di cappello a chi ha affrontato un problema sociale. Dovrebbero ringraziarli tutti. Poi ovviamente non vanno dimenticati i limiti. C’è una difficoltà a mettere insieme tutti i vari soggetti dentro una visione strategica unica. E questo riguarda un po’ tutti quelli che operano nel sociale. Ci sono gli immigrati, i giovani dei centri sociali, sempre in bilico tra offensiva politica e ricerca di una sponda nelle istituzioni; infine, un mondo del lavoro che è debole e il cui primo obiettivo è quello di difendersi. Una difesa che non permette, quindi, di interagire con gli altri frammenti. Non va sprecata ogni occasione per condividere percorsi, trovare obiettivi comuni e produrre elaborazioni.

Sei segretario del Prc da pochi mesi. Non ti chiedo un bilancio ma una valutazione sulla situazione dal punto di vista organizzativo.

Stiamo lavorando. L’aspetto fondamentale è che l’impressione che ho dal mio punto di osservazione è di un partito che sta uscendo dalla fase in cui ha passato il tempo a guardarsi all’interno e sta cercando di capire come superari i limiti per tornare a guardare fuori. Dobbiamo trasformare un risultato elettorale importante anche nei suoi aspetti contraddittori in una spinta a misurarsi con la realtà concreta. Niente astratte discussioni sul futuro della sinistra, quindi, ma tentare di capire, per esempio, come i comitati per Tsipras affrontano ora i temi della città. A Roma le forze di Tsipras sono diversamente collocate rispetto al governo della città. E questo è un tema, ma non deve impedirci di affrontare insieme la realtà. Ricordo che la lista per Tsipras ha assunto le quattro delibere come elemento proprio.
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