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Riforma della P.A. medici infuriati: "Un regalo alla sanità privata". Intervista al segretario Anaoo- Assomed, Troise
Da oggi a Padova si terrà il 23° congresso (vedi link) dell'Anaoo Assomed, l'associazione sindacale dei medici dirigenti. L'ultimo provvedimento del governo sulla riforma della pubblica amministrazione assesta un colpo non indifferente al loro ruolo. Controlacrisi ha intervistato il segretario generale Costantino Troise, che sottolinea l'avanzamento della privatizzazione della sanità pubblica.  "Un regalo alla sanita' privata che, accreditata o meno, utilizzera' elevate competenze professionali formatesi anche a spese del pubblico, per fare concorrenza alla sanita' pubblica".

La cosiddetta riforma della pubblica amministrazione in realtà contiene provvedimenti piuttosto duri per alcune categorie come i medici...

E’ dal 2010 che abbiamo criticato i provvedimenti dell’esecutivo che permettono alle amministrazioni di allontanare dal proprio lavoro i medici con 40 anni di contributi a cui mancano pochi anni alla pensione. Abbiamo sempre ricordato che quei medici hanno riscattato la laurea, con grossi sacrifici,e sono stati formati con risorse pubbliche. Grazie alla nostra azione, anche nelle aule di tribunale, siamo riusciti a temperarlo. Il ragionamento è molto semplice: quando va via un medico si portano via anche competenze professionali in un settore delicato, la sanità, che tutela un bene come quello della salute. Oggi il governo estende questa possibilità a tutti, anche gli apicali che sono arrivati a un profilo professionale di eccellenza proprio all’interno delle strutture pubbliche. Di punto in bianco messi alla porta. Al Governo interessa di più risparmiare sullo stipendio, che poi non è vero perché il risparmio è minimale, che fornire un servizio di alto livello.

E la sanità privata ne approfitta?

E’ chiaro che competenze di questo livello non vanno ai giardinetti a dare da mangiare ai piccioni. E quindi si rendono immediatamente disponibili per il mercato privato. Competenze che sono state formate a spese del pubblico andranno a fare concorrenza al servizio sanitario pubblico. Certo, vanno messe delle gradualità ma contesto che non si abbia attenzione alla funzionalità delle strutture sanitarie.

Un altro capitolo dell’attacco alla sanità pubblica?
Il punto è l’impoverimento delle strutture pubbliche. Che ci sia un attacco alla sanità pubblica è anche attraverso il de-finanziamento con miliardi sottratti con falsi argomenti tecnici. In realtà tutti i dati internazionali dicono, invece, che non è un pozzo senza fondo come tentano di far passare. Stanno attaccando la sanità come sistema. Per esempio, attraverso la regionalizzazione, che ha creato negli anni venti sistemi sanitari che declinano in modi diversi il servizio creando diseguaglianze.

Nel mentre la sanità privata come agisce?

Questo modo di legiferare sulla sanità è il tassello di una tendenza predisposta da lontano che apre il settore alla intermediazione finanziaria e assicurativa facendo perdere pezzi all’universalità del servizio. Lo chiamano universalismo selettivo. In pratica si interviene nel cuore del sistema sanitario. Hanno in mente la dirigenza medica come una dirigenza amministrativa. Non hanno alcuna idea di cosa stanno parlando. Il medico non è un amministrativo.

Il Governo ha parlato di ricambio generazionale…

Non è vero. Si tratta di un paio di migliaia di medici che saranno costretti a lasciare e nemmeno saranno sostituibili proprio per il discorso fatto prima. Non possono sostituire un primario con un ragazzo appena laureato. Se si voleva davvero aumentare l’occupazione giovanile, vorrei ricordare che la sanità ha organici che si stanno esaurendo e tanti tanti precari il cui rinnovo dipende dal primario di sei mesi in sei mesi. Oppure si poteva togliere il blocco del turn over.

Insomma, niente di nuovo rispetto al passato…

L’attacco è da Tremonti a Brunetta in poi. Un copione già visto solo che è appesantito ed esteso. Tutto torna alla discrezionalità della politica, di fatto. Il tema dei temi per i cittadini e per la professione è che c’è da rivedere il modello aziendale della sanità. Di fatto marginalizza i professionisti e li espone in prima linea davanti alla forbice tra domanda crescente di tutela della salute e risorse decrescenti. Occorre un patto nuovo se vogliamo tenere insieme tutto questo non provvedimenti a senso unico.
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