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Ecco la sinistra a 5 stelle

Ecco la sinistra a 5 stella. Espulsi e fuoriusciti si organizzano. In cantiere un nuovo movimento e un gruppo parlamentare al Senato. Hanno una certezza: per cambiare il Paese servono le alleanze. Con un occhio di riguardo a Sel e alla minoranza Pd. Parlano Tavolazzi, Favia, Campanella e Zaccagnini

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Un documento d’intenti, un forum di discussione, una piattaforma provvisoria di voto e un gruppo di lavoro che dovrà mettere nero su bianco una bozza programmatica. Fuoriusciti ed espulsi dal Movimento 5 stelle ripartono da qui. Dall’assemblea nazionale dell’8 giugno che per la prima volta ha visto discutere nella stessa sala tutte le anime della diaspora pentastellata. Obiettivo: creare un soggetto politico capace di unificare tutti i dissidenti in tempi brevi.

Il percorso è tutt’altro che semplice. Per ora l’unico collante è il metodo, la democrazia partecipata. Le discussioni su collocazione, alleanze e simboli sono rimandate al 14 settembre, data del prossimo appuntamento nazionale. «Alcuni di noi ritengono che si debba creare una federazione mantenendo però l’identità dei singoli gruppi che compongono questo contenitore», dice Valentino Tavolazzi, consigliere comunale di Ferrara, primo degli espulsi con un click nella storia del Movimento 5 stelle. «Altri pensano che invece sia necessario sciogliere le varie sigle per confluire in un movimento nuovo». Bisogna però superare diffidenze sedimentate e accettare di cedere pezzettini di microsovranità faticosamente conquistati. L’unità d’intenti per il momento regge su fondamenta delicate. Guai a parlare di posizionamenti, dunque. Definirsi di destra o di sinistra potrebbe provocare la perdita di pezzi prima ancora di iniziare il cammino. «La contrapposizione destra-sinistra è fuorviante», spiega Tavolazzi. «A noi non interessa più una classificazione di questo genere. La differenza è tra chi è pro e chi è contro i cittadini». Una risposta non molto diversa da quella che avrebbe potuto dare Beppe Grillo, facciamo notare. «Non è vero», ribatte, «l’M5s una connotazione ce l’ha: è un movimento di centro-destra. Noi no».

Frecciate a parte, quella della collocazione non è una questione da poco, soprattutto per chi proviene da un’esperienza antipartitica. C’è chi vorrebbe creare un clone dell’M5s degrillizzato, chi vorrebbe resuscitare i Ds in versione 2.0 e chi guarda a Podemos, il movimento della sinistra radicale spagnola nato dall’esperienza degli indignados, che ha ottenuto un ottimo risultato elettorale alle europee. «Non abbiamo fretta di correre sacrificando il metodo», dichiara Giovanni Favia, consigliere regionale emiliano, altro espulso di peso dell’M5s, cacciato nel 2012 dopo un fuori onda trasmesso da Piazzapulita. «Ogni ex 5 stelle ha un percorso di elaborazione del lutto differente. Per questo, prima di definirsi politicamente, bisogna ricostruire l’abitudine a confrontarsi». Ma Favia, passato anche per una candidatura con Rivoluzione civile di Antonio Ingroia, non si nasconde dietro un dito: «Lo slogan “né di destra né di sinistra” con in mezzo il nulla è una cosa che non ci appartiene, giocheremo a carte scoperte dichiarando la nostra posizione. Per quello che ho visto io in assemblea, posso dire che l’approccio sembra di sinistra». Per evitare l’ambiguità però serve chiarezza e condivisione. Perché anche chi oggi si allea con Nigel Farage a Strasburgo fino a ieri raccoglieva le firme per i referendum sull’acqua pubblica, urlando al mondo “uno vale uno”. «Io preferisco il principio cooperativo di “uno conta uno”» dice il consigliere regionale. «Un leader non è il capo assoluto, conduce una macchina dove i passeggeri hanno scelto la destinazione. Il leader fa la qualità della guida, decide la velocità con cui i passeggeri arrivano al target».

E per raggiungere qualsiasi obiettivo servono alleanze. Su questo sono tutti d’accordo. A cominciare dai parlamentari espulsi che a breve daranno vita a un gruppo al Senato. L’obiettivo è pesare nella stagione delle riforme, offrendo ai dissidenti fuori dal Parlamento una rappresentanza. «Vogliamo poter partecipare alla conferenza dei capigruppo», dice Francesco Campanella, il senatore che guida la pattuglia ex grillina. Interlocutori privilegiati: Sel e minoranza Pd, senza preclusioni verso altre forze.

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