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Syriza italiana, "A ottobre un gruppo dirigente eletto dai Comitati territoriali". Intervista a Russo Spena

Intervista a Giovanni Russo Spena del Comitato Politico Nazionale di Rifondazione Comunista.

Il dibattito sulla Syriza italiana è partito. Quella del Prc sembra al momento la proposta meglio definita.
Da tempo abbiamo iniziato a discutere, e anche organizzato, da quando abbiamo costruito la Sinistra europea, dell’ipotesi di una aggregazione politica unitaria più ampia. L’abbiamo messa a punto nell’ultimo congresso e, questo va sottolineato, anche a fronte delle non positive esperienze di Arcobaleno e Federazione della sinistra.

Quindi, in sostanza, un pezzo di strada già fatto, anche se non ancora entrato nel vivo.
Serve un percorso costituente che porti con movimenti, associazioni e partiti politici ad uno sbocco che in Grecia per esempio ha dato Syriza dal Synapsismos, una organizzazione plurale uscita dopo molti anni di travaglio. Oggi partiamo, anche se non c’è mai un punto zero, dala soluzione migliore, ovvero una Lista Tsipras che ha resistito allo tsunami del Pd e di Renzi.

Ovvio, non c’è un punto zero, e tuttavia non siamo nelle condizioni di continuare a discutere e basta…
I comitati vanno valorizzati, con un processo costituente che dia vita a un gruppo dirigente tra settembre e i primi di novembre. Questo ha bisogno di una fase transitoria in cui il comitato dei garanti abbia una sua posizione di coordinamento. Bisogna eleggere un gruppo dirigente attraverso i comitati territoriali. Il modello è Izquierda unida, ovvero “una testa un voto”.

Intanto, il partito…
Il partito comunista vive all’interno di questo pluralismo e ad un certo punto delega in modo esplicito, anche cambiando il proprio statuto, alla forma associativa tutte le decisioni sul piano politico. Dovremo discutere anche del doppio tesseramento immagino. Un partito, insomma, che sopravviva in maniera non settaria ma pluralista. Le esperienze sia greca che spagnola possono essere di grande aiuto. Non penserei invece a uno schema tedesco cioè la “Die Linke” che è rimasta ferma alla federazione, con due leader e due correnti irrigidite al prorio interno. E’ chiaro che una cessione di sovranità si dovrà pur fare, altrimenti sono tutte chiacchiere. E, inevitabilmente si rischia che il punto di arrivo sia una organizzazione partitica, solo più allargata.

Ora però, a questo deve corrispondere un simmetrico “movimento” da parte di movimenti e società civile.
E’ chiaro che preliminarmente serve il superamento di questa grottesca contrapposizione tra una presunta società civile che deve liberarsi dei partitini radicali, come si legge su alcuni giornali. I movimenti si devono entrare in una nuova identità, come una specie di coalizione sociale che si politicizza.

Questi mesi sono stati utili?
Questi tre mesi ultimi della campagna elettorale sono serviti molto. Temo, però, che prevalgano impostazioni ideologistiche tipo la fine dei partiti e, dall’altra parte anche alcuni di noi devono abbandonare un certo settarismo. Quando parlo di rivoluzione culturale dico che non è un pranzo di gala. Troveremo mille difficoltà ma è necessario andare avanti.

Citavi Spagna e Grecia, che hanno prodotto affermazioni chiare sul piano europeo. Soprattutto Syriza rappresenta un percorso inedito di unità e lotta sociale da un lato e di forte discriminante neoliberista dall’altro.
Syriza ha due punti di fondo nel proprio programma, unità e movimenti e la discriminante rispetto al Pasok. E nello stesso tempo la capacità di essere dentro le lotte di massa e il conflitto. Senza nessuna boria da partito, ovviamente. Elemento che distingue Syriza dal Kke. Il dibattito che si è aperto dentro Sel su questo si ripercuote nella lista. Il percorso costituente non è solo organizzativo ma anche la politico. Pd intanto diventa il caposaldo della politica europea, non a caso Marchionne e Draghi si coalizzano attorno a Renzi. Dall’altra parte le lotte da rivolta devono diventare le lotte di un blocco sociale popolare.

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