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"Penoso pensare che tra Israele e Palestina si tratti di un conflitto locale". Intervista a Giovanni Russo Spena
Molti hanno parlato di "soluzione finale" da parte di Israele. Perché questa fase del conflitto tra israeliani e palestinesi è diversa dalle precedenti?
Questo è un conflitto diverso perché avviene in una fase in cui con la crisi della globalizzazione liberista vi è un nuovo scontro tra Usa, Europa e le potenze emergenti come Cina e India. Non possiamo non vedere questo conflitto come interno al quadro del conflitto ucraino e all’interno di quello libico, e siriano. Gli Stati Uniti avendo perso il predominio sul piano economico attrezzano una militarizzazione in Medio oriente, e Israele è un polo fondamentale, come controllo dei confini dell’area euro-asiatica. Questa guerra è una guerra anche di tipo strategico, anzi direi quasi di tipo geopolitico. Non è più il conflitto israelo-palestinese. Ma dentro una nuova disposizione geopolitica dell’area tutta.

C’è il rischio dell’incendio, che sarebbe difficile da controllare dal punto di vista occidentale.
E’ evidente che c’è anche una grossa illusione da parte dell’Europa e degli Usa. Basta vedere quel che è successo in Libia e in Iraq. Cioè il tentativo di militarizzazione e consolidamento delle basi militari si scontra con la crescita di una critica che molto spesso viene gestita, governata e armata anche da potenze arabe, come il Qatar e l’Arabia Saudita, e sia da gruppi islamisti estremi. Questo conflitto è teso a coinvolgere tutte le estremizzazioni. Perciò diventa molto lontano l’obiettivo della pace; e diventa retorica, almeno fin quando dura la militarizzazione da parte dei coloni. Una retorica buonista e umanitaria che non affronta il problema politico. Il problema politico è ripartire da un confronto a patto che Stati Uniti ed Europa, anche con forme di boicottaggio e di limitazioni di armi imporre ad Israele di tornare indietro in rispetto per lo meno dei confini di Oslo. Non si può pensare che uno Stato palestinese possa nascere da pezzetti di territorio controllati e presidiati dalle milizie israeliane. Questo non è più uno Stato. E’ evidente che i palestinesi non andranno mai verso questa soluzione. E questo lo deve capire soprattutto l’Europa,che è la grande connivente con il Governo israeliano.

E' incredibile come la grande percentuale di civili vittime della guerra non sposti di un millimetro l’azione diplomatica,a partire dall'Onu...

E’ chiaro perché questa struttura internazionale è delegittimata da Stati Uniti ed Europa, pensiamo al ruolo che stanno svolgendo gli ex paesi dell’Est Europa a fianco della peggiore destra statunitense. Le Nazioni unite hanno perso qualsiasi capacità di incidere sui conflitti. Sono penose. Mi permetto di dire in termini scientifici e seri. Le dichiarazioni di Ban Ki Moon, ovvero chiedere soltanto “per favore uccidi meno palestinesi”, per andare a una sorta di tregua umanitaria e poi si vedrà, sono il segno di una incapacità a cogliere il punto politico della situazione. Quella che dovrebbe essere una struttura politica di governance politica che fa decadere il proprio ruolo a quello di balbettamento umanitario è segno di una disfatta. E’ da qui che dobbiamo ripartire. Cioè praticamente da zero. Nemmeno questi civili morti stanno scuotendo la coscienza internazionale.

Il mondo arabo sembra ancora una volta smembrato e diviso.
In effetti, ricordo in alcuni incontri con Arafat e con altri dirigenti palestine a Ramallah, tutti mi hanno sempre detto e insegnato, attenzione alle potenze arabe che se in qualche modo ci aiutano sul piano finanziario sono però nostre nemiche perché utilizzano la causa palestinese per giochi interni ma non stanno veramente con i palestinesi. Una polveriera, in cui le potenze arabe giocano una sorta di cinica oligarchia militare.

I vari stati europei non sono nemmeno più in grado di articolare un discorso sui loro interessi vitali nell'ambito di una azione diplomatica...
Questo è lo stato dell’Europa oggi. Mancanza di autonomia e di politica estera. Stanno crollando quei ponti che si sono sempre costruiti con il Medio oriente. Senza un mediterraneo di pace crolla lo stesso ruolo dell’Italia. Il Governo Renzi è irritante. Il fatto che non trovi il tempo per dire anche soltanto una parola che sia soltanto umanitaria, beh credo che sia la negazione del ruolo dell’Italia. I governi stanno frenando quel sentimento popolare di solidarietà. Oggi inizia un barlume di presa di coscienza sulla gravità della situazione, contro i governi.
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