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Rivoltiamo la Calabria
Tra gli elementi che hanno contribuito all’odierna delegittimazione della politica, che trova nel dilagare dell’antipolitica e nei tassi sempre più alti di astensionismo due manifestazioni fenomeniche macroscopiche, ci sono il protagonismo della politica nell’assecondare tutte le riforme lacrime e sangue, che hanno fatto della crisi un momento di rivalsa per le forze del nuovo capitale finanziario, e la contemporanea sterilizzazione sociale del discorso politico. La politica, mentre restringe spazi democratici e istituisce il governo dell’emergenza permanente, diventa la “prosecuzione dei talk show con altri mezzi”: il refrain di parole vuote come campane costruisce un dispositivo del consenso che inibisce qualsiasi critica al grido di riforme, modernità e cambiamento. Ma il cambiamento ai tempi di Renzi non è altro che più precarietà e meno democrazia. O stai con lui o sei fuori dalla storia, dallo spirito del cambiamento che è un populismo di governo costituente, funzionale al consolidamento del modello delle larghe intese e capace di costruire consenso intorno alla ricetta egemone dell’austerità. Renzi è il campione che la borghesia predatoria e speculatrice cercava.

Ma Renzi non ha vinto contro il suo Pd. Renzi ne rivela la mutazione ideologica e antropologica, nei termini di composizione di base ed elites, consegnandolo definitivamente nell’alveo del post-ideologico dietro il quale si cela in realtà un ordine del discorso neoliberista e autoritario, allergico a qualsiasi struttura di mediazione sociale e a qualsiasi meccanismo democratico. Inutile dire che quindi nei territori, e soprattutto per noi in Calabria, non c’è un Pd diverso, un Pd immune a questa mutazione e resistente, capace di offrirci uno spazio di interlocuzione per la sfida di un governo del cambiamento.

Per cambiare realmente la Calabria noi pensiamo si debba essere “dentro e contro” quest’Europa. Secondo noi serve un reddito minimo per i disoccupati e precari cosi da intaccare la ricattabilità esistenziale che agisce come dispositivo di disciplinamento, politico e sociale, di un intero popolo, e per prosciugare il consenso della baronie politiche e della criminalità organizzata. Pensiamo che sia arrivato il momento di rompere l’egemonia ideologica di uno sviluppo disegnato su coordinate esogene, figlio di una visione atavica che ci vede come figli del “non ancora” (non ancora civili, ribelli, sviluppati) e che in questi anni ci ha fatto diventare terra di conquista di prenditori spietati (ricordiamo la 488?) o ricettacolo di ogni indegnità ambientale, favorendo la trasformazione del territorio in un’enorme discarica che mette a valore le esternalità negative del sistema produttivo. Una regione diversa, dunque, non può che passare attraverso un piano straordinario di bonifiche perché la politica non può continuare a restare indifferente davanti all’orrore di rifiuti tossici mischiati al cemento di scuole, com’è successo a Crotone. Non si può lasciare il ciclo di rifiuti in mano a privati ed a gestioni commissariali e politiche finanziariamente allegre e drammaticamente disastrose, con la partecipazione speciale e ricorrente dei poteri criminali: semplicemente bisogna dare seguito all’esito del referendum di pochi anni fa che affermava la ripubblicizzazione dei servizi fondamentali e aprire ad esperimenti di gestione partecipata coivolgendo la cittadinanza. Non si può accettare la moltiplicazione delle convenzioni ai privati nella sanità mentre si continuano a chiudere presidi ospedalieri (tra l’altro senza un qualsiasi ripensamento complessivo del sistema), siamo dinanzi ad una brutale operazione di macelleria sociale che azzera il diritto alla salute e regala profitti enormi agli amici delle maggioranze politiche, senza minimamente intaccare l’enorme debito accumulato per favorire carrozzoni e privilegi di quella borghesia accattona continua col ceto politico.

Infine la cosa più importante: serve un piano del lavoro attraverso la messa in sicurezza del territorio, un ripensamento del sistema di tutela e valorizzazione dei beni culturali, archeologici e paesaggistici così come di quello turistico, una riqualificazione industriale di siti abbandonati, una rivalutazione delle piccole e medie imprese e delle politiche agricole ed agroalimentari serie e sostenibili che riparlino di sovranità alimentare e cancellino la vergogna dello sfruttamento dei migranti nella piana di Gioia e di Sibari

Parte di tutto questo è possibile gestendo diversamente i fonti europei ma molte altre cose non si possono fare se non decidi di fare guerra ai limiti dell’austerità, a questo governo.

Noi non pensiamo che la Calabria possa essere una “no fly zone” della democrazia e del diritto per cui le ragioni della lotta meritoria e sacrosanta che alcuni compagni stanno facendo in questi giorni al senato, per il rispetto della costituzione e della democrazia, riteniamo debbano valere anche in Calabria. All’incirca un mese fa è stata approvata una legge elettorale indecente da parte di questo centrodestra che continua a governare nonostante la decadenza del suo presidente: soglia di sbarramento al 15% sia per le coalizioni che per le liste fuori dalle coalizioni, 4% per le liste in coalizione, totale indifferenza verso la parità di genere, introduzione della figura del consigliere supplente. La controproposta del Pd, per correggere la legge evitando l’impugnazione, è stata la soglia di sbarramento all’8% (bontà loro!). Non pensiamo che uno sbarramento dell’8% possa essere antidemocratico e inaccettabile per il territorio nazionale per poi diventare legittimo per la Calabria e che una questione come quella della democrazia e della legge elettorale sia un punto discriminante per le alleanze (esattamente come dice l’onorevole Carbone): chi stravolge la costituzione in senso autoritario e neoliberista sta nel campo avverso dei nostri nemici. Per questo, una sinistra degna di questo nome in Calabria deve immediatamente impegnarsi per cancellare questa legge elettorale e riscriverla attraverso l’alfabeto democratico della necessità di rappresentare.

E’ possibile chiedere una gestione pubblica e partecipata dei servizi, un reddito minimo, bonificare un territorio avvelenato, valorizzare i Beni Comuni, puntare su un nuovo turismo, garantire la democrazia e, soprattutto, garantire lavoro, lavoro e lavoro con il Pd Calabrese? Come si può agire il cambiamento con chi ha imbastito lo spartito della decadenza calabrese: gli Oliverio, gli Adamo, i Magorno, i Principe o i giovani Renziani rampanti che ne hanno imparato il vangelo dell’arroganza autoritaria e del dogma liberista. Si può ripubblicizzare l’acqua col partito che impugna la legge regionale del Lazio, uguale a quella proposta in Calabria, che accoglie l’esito referendario (tra l’altro per iniziativa della ministra calabrese Lanzetta)? Si può lottare contro la precarietà con chi ne ha fatto un elemento strutturale e a “tempo indeterminato” attraverso il decreto Poletti? Si può bonificare e salvaguardare il territorio con chi ha autorizzato le trivellazioni nel nostro mare? Perché rinchiudersi nel recinto del centrosinistra Pd-centrico tutto concentrato sulla diatriba tra un candidato giovane e un altro meno giovane, chiuso a riccio in un’allucinante lotta tra bande in cui non fa mai capolino la politica, mai una prospettiva programmatica, un’idea di cambiamento e di Calabria. La sterilizzazione sociale della politica trova nelle primarie del Pd un caso che fa scuola in cui la politica diventa chiacchiericcio, furbizia e congiura di palazzo senza mai diventare strumento di emancipazione, tacendo sulla disoccupazione e il lavoro, diventando una vetrina per compilation di luoghi comuni.

Ai compagni di Sel che hanno messo in campo una candidatura sicuramente rispettabile per le primarie di coalizione, senza neanche aprire una discussione programmatica né porre qualche paletto per il perimetro politico della coalizione stessa (proprio in questi giorni pezzi dell’attuale centrodestra sembrano in procinto di passare dall’altra parte, in piena continuità con la prassi trasformista), chiediamo se la nostra idea della Calabria è cosi diversa dalla loro e se le ragioni che ci hanno tenuto insieme nella straordinaria battaglia per le Europee in Calabria adesso vengano meno. A che serve un assessore nel deserto della politica?

Noi pensiamo, sulla base dell’idea di Calabria sin qui delineata, che bisogna aprirsi alla società calabrese, alle intellettualità e a quei movimenti sociali e territoriali che in questi anni hanno fatto vivere, con la loro resistenza e le loro lotte, la prospettiva reale di una Calabria radicalmente diversa. Noi pensiamo che sia possibile costruire una lista che ricostruisca la credibilità della rappresentanza facendone uno strumento inclusivo e di riscatto, capace di incrociare la voglia di cambiamento che c’è nella società calabrese.

Per questo, proponiamo ai soggetti che hanno contribuito al successo della lista “L’Altra Europa con Tsipras” in Calabria, di iniziare al più presto un percorso di confronto e costruzione tra chi, in questi anni, non ha chinato la testa, ha costruito le basi per il successo del referendum, ha difeso il lavoro ed il territorio. Semplicemente bisogna rivoltare questa Calabria e non lo puoi fare con chi ha costruito le ragioni sociali della rivolta. Certo, sappiamo bene che la legge elettorale rende difficilissima l’affermazione di una lista o una coalizione autonoma ma sappiamo pure che le cose giuste molte volte sono le più difficili e che il cambiamento reale della Calabria val bene quest’altra difficile avventura.

In questi anni hanno provato a farci credere che non c’è vita al di fuori della narrazione tossica della governabilità, nel nome del mercato e dell’austerità. Noi, indisciplinati, non abbiamo imparato la lezione e continuiamo a pensare che il miglior modo per amare la politica sia riempirla di pensieri lunghi e utopie necessarie. Noi abbiamo quest’idea della Calabria e siamo pronti a costruirla confrontandoci con la società calabrese, fuggendo dal minoritarismo della subalternità al Pd e delle alleanze a scatola chiusa, costruendo alleanze sociali e perseguendo testardamente la lucida utopia di una Calabria giusta e democratica.

*Segretario regionale Prc Calabria
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