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Frontex Plus e le politiche di respingimento di massa camuffato…

Quasi 2000 morti in un anno, 120 mila persone salvate in parte stipate nei Comuni della Sicilia, ormai al collasso, in parte smistati per l’Italia con una gestione a dir poco improvvisata di una accoglienza difficile da chiamare in questo modo. Molti e molte sono fuggiti dall’Italia rifiutando di farsi identificare per poter chiedere protezione in altri paesi europei dove le norme per il diritto all’asilo trovano migliore applicazione. In questo quadro e in un falso confronto estivo fra Unione Europea e governo italiano è nata l’ipotesi di sostituire alla missione di soccorso ad intera gestione italiana, “Mare Nostrum”, un ampliamento dell’Agenzia Frontex, creata per impedire gli ingressi illegali in Europa. L’hanno ribattezzata Frontex Plus, l’inadeguatezza e l’irresponsabilità di tale approccio è emerso nella conferenza stampa di ieri dopo l’incontro fra la Commissaria agli Affari Interni uscente della Commissione Europea, Cecile Malmstroem e il Ministro dell’Interno Angelino Alfano. La nuova agenzia di cui si ignorano ancora le risorse a disposizione, le regole di ingaggio, i paesi che vi parteciperanno, dovrebbe iniziare a essere operativa a novembre, non è dato sapere cosa accadrà nel frattempo.

E tanti sono i dubbi sulla sua effettiva funzionalità. Le imbarcazioni che la comporranno dovranno probabilmente riportare i richiedenti asilo in “paesi di transito sicuri”. Ma oggi nessuno dei paesi di transito risulta avere queste caratteristiche, non certo la Libia, teatro di una guerra civile devastante, non certo l’Egitto o la Tunisia, la cui situazione resta critica. Nel frattempo la guerra globale permanente si espande ed aumentano i Paesi da cui si fugge: non solo il Corno d’Africa, Eritrea in primis, non solo alcuni paesi dell’Africa sub sahariana, ma Siria, Iraq, Palestina, a cui presto se ne aggiungeranno altri. Si fugge con ogni mezzo possibile, si tenta di mettere in salvo soprattutto donne e minori, avendo come unici interlocutori i trafficanti di esseri umani che lucrano sempre di più in tale contesto. Sembra che si debba rinunciare non solo ad un intervento di soccorso che parrebbe ovvio ma soprattutto a definire soluzioni sistemiche, in grado di offrire prospettive a chi fugge e a chi accoglie. L’Europa dovrebbe poter mettere in campo questo. Occorrerebbe sospendere ufficialmente il Regolamento di Dublino che obbliga i richiedenti asilo a fermarsi nel primo paese U.E. in cui si mette piede e in tale modo permettere a chi ha la possibilità di inserirsi in paesi diversi di farlo in tempi brevi. Occorrerebbe una gestione più razionale dei fondi che l’Unione Europea destina ai paesi che accolgono, partendo dal fatto che l’Italia è il primo Stato per risorse ottenute ma l’ottavo per persone realmente e stabilmente accolte. Ma soprattutto occorrerebbe l’apertura immediata di veri canali umanitari di soccorso con mezzi per andare a prendere coloro che fuggono e sottraendoli alle organizzazioni criminali che ne mettono a repentaglio la vita. E occorrerebbe una politica estera in grado di proporre, soluzioni politiche ai conflitti, restituendo anche a molti e molte che non vorrebbero lasciare il proprio paese un minimo di speranza. Invece di nutrire l’opinione pubblica di allarmi e di paure, vanno insomma pensate e attuate soluzioni in tempi rapidi (corridoi e possibilità di circolazione in Europa), medi (definizione di programmi di inclusione per chi intende fermarsi e rendersi autonomo), e lunghi (politiche di pacificazione non solo del Mediterraneo). Non sono le politiche di “respingimento di massa camuffato” come quelle proposte attraverso Frontex Plus, peraltro contrarie ad ogni convenzione internazionale, e che invece verranno intensificate verso Egitto e Tunisia, ma occorre una strategia di ampio respiro, con investimento di risorse da sottrarre magari a quelle usate per le spese militari, e che si ponga l’obiettivo di aprire una stagione di pace. Altrimenti, questo, come tanti altri passaggi non faranno che prolungare l’elenco di vittime di cui è ormai pieno il Mediterraneo. Manca quasi 1 mese all’anniversario del 3 ottobre, giorno della più grande tragedia dei nostri mari dalla fine della Seconda guerra mondiale. Ma il 3 ottobre non si è mai interrotto, va avanti da oltre 20 anni e il bilancio è quello di una vera e propria guerra in cui sono periti solo innocenti che avevano la colpa di voler sperare in un futuro diverso.

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