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"Palestinesi delusi dal ruolo di Onu ed Europa nel dramma di Gaza". Intervista ad Eleonora Forenza
Eleonora Forenza, parlamentare europea della lista Tsipras, si è recata nei giorni scorsi in Israele e Cisgiordania nell'ambito di una missione di parlamentari intergruppo italiani: Mattiello, Bordo, Nicchi, Fossati, Piras, Paris, Gribaudo, Tidei.

Che impressione avete ricavato dalla vostra vista? Avete potuto visitare Gaza in qualche modo?

Ci siamo potuti muovere solo in Cisgiordania. Per Gaza ci hanno detto di no. Anche perché fino a qualche giorno fa, prima della tregua, la situazione era molto molto complicata. La prima cosa che abbiamo fatto è stata la visita all’opsedale di Gerusalemme est, che accoglie parte dei feriti di Gaza, che è già una azione di per se molto complicata. Lo scenario è stato terrificante. Molti i bambini in condizioni gravissime.

I palestinesi in Cisgiordania che idea si sono fatti di questa aggressione a Gaza?

I cooperanti che abbiamo incontrato parlano di persone che non pensano nemmeno più a fuggire. Una rassegnazione alla convivenza con la morte che è pazzesca. Anche i più critici nei confronti di Hamas parlano di guerra contro i palestinesi. Gli esponenti Anp ci hanno detto innanzitutto che è una guerra contro il popolo palestinese e che, secondo elemento, ci sono metri di valutazione nettamente differenti nelle reazioni internazionali. I 1800 morti per la gran parte civili non valgono il sequestro di un soldato israeliano, peraltro in territorio di guerra, checché ne dicano Renzi e Obama.

Questa guerra non parla della reale condizione quotidiana dei palestinesi.

Loro chiedono alcune cose basilari, ovvero la possibilità di uscire da Gaza, la continuità territoriale tra Gaza e Cisgiordania, e la fine dell’occupazione. Esponenti della società civile israeliana ci hanno raccontato cosa è la quotidianità come per esempio a scuola passi l’idea dei palestinesi terroristi e come nei libri la Palestina non venga citata, nemmeno come sommaria indicazione geografica. Mettere anche soltanto in dubbio questi elementi equivale al tradimento. L’apartheid a Hebron è impressionante. E’ lampante che se Israele vuole veramente aprire un percorso di pace deve mettere sul tavolo la questione delle colonie. Ogni luogo in Cisgiordania è circondato da colonie che si espandono. Come è possibile pensare che per i palestinesi sia possibile una convivenza?

Il ruolo dell’Onu non ha subito una accelerazione nemmeno di fronte al sospetto di crimini di guerra…
La cosa che lascia più delusi i palestinesi è esattamente la questione delle Nazioni Unite: di fronte ai crimini di guerra di Israele non c’è mai una condanna netta da parte della comunità internazionale.

… l’Unione europea ha perso un’altra occasione…
Sulla questione dell’Unione europea ci aspettavamo un ruolo di mediazione diverso. Resta il silenzio dell’Europa e l’omologazione alla posizione degli Stati Uniti.

Come delegazione italiana come intendete andare avanti?
Abbiamo sottoscritto una lettera a Shultz in cui chiediamo che ci sia una presa di posizione europea, anche tenendo conto degli accordi commerciali tra Europa e Israele. La seconda questione è che proprio nel momento in cui si litiga su chi deve essere il rappresentante della politica estera nel governo dell’Europa c’è il vuoto più assoluto. Tutti sul fronte palestinese ci hanno spiegato che la parola pace e tregua sono vuote senza la fine dell’assedio. L’Unione europea deve agire un ruolo politico su quel conflitto anche rispetto all’asimmetria totale.

E la Gue?

E’ possibile una missione Gue in Palestina e in ogni caso la delegazione del Parlamento europeo presieduta da una parlamentare della Gue prenderà alcune iniziative.

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