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"Un Sud molto più simile alla Grecia che all'Europa". Conferenza a Napoli per il Controsemestre popolare
A Napoli, il prossimo 4 ottobre, in una sala dell’ Hotel Caracciolo di Via San Giovanni a Carbonara, si svolgerà, all’ interno delle iniziative per il CONTROSEMESTRE POPOLARE, un Convegno sul nesso tra le politiche liberiste europee e i previsti tagli – già in atto – sulle Società Partecipate.
I contenuti dell’ iniziativa – di cui esistono anche materiali preparatori – operativamente sono stati stabiliti dopo la manifestazione nazionale del 28 giugno ma raccolgono l’ attività di quasi un anno di un Gruppo di lavoro “misto” fatto da delegati del sindacalismo conflittuale presenti nelle Società Partecipate comunali, provinciali, regionali di Napoli e della Campania e da militanti della sinistra d’ alternativa in base alla convinzione che essendo l’ attacco alle Partecipate essenzialmente politico non può avere una risposta soltanto sul piano sindacale.

Un altra considerazione da cui nasce l’ iniziativa in questione è che se vogliamo dare una caratteristica realmente “popolare” al CONTROSEMESTRE occorre sempre più preparare anche piattaforme settoriali e territoriali, l’ unico modo per aggredire le forme specifiche con cui si manifesta la crisi dell’ eurozona nei vari Paesi e all’ interno degli stessi.
Ad es., per quest’ ultimo aspetto, in Italia questa crisi sta portando anche ad un aumento della forbice tra il Sud e il Centro-Nord.
Dalle “Anticipazioni sui principali andamenti economici” del Rapporto SVIMEZ 2014, lo scorso anno il calo del P.I.L. al Centro-Nord è stato dell’ 1,4%, al Sud del 3,5, ossia un differenziale del 2,1% tra le due macro-aree che, per il Sud, trova un riscontro soltanto in Paesi come la Grecia che, nel medesimo anno, ha avuto un calo del 3,9.

Quindi, la situazione meridionale è molto più vicina a quella greca – differenziale soltanto dello 0,4 – che a quella delle Regioni centro-settentrionali. Sulla gravità delle recessione nelle Regioni meridionali hanno dato una spinta proprio le imprese pubbliche: quelle “nazionali” – sappiamo l’ ormai elevato livello d’ internazionalizzazione delle stesse – hanno dedicato al Mezzogiorno soltanto il 26,3% del totale delle spese in conto capitale; quelle locali appena il 14,8%. In termini assoluti, a livello d’ imprese “nazionali” si tratta di 4 miliardi di euro e 372 milioni nel Mezzogiorno contro 12 miliardi di euro e 273 milioni al Centro-Nord.

Insomma, siamo ben lontani dalla riserva del 40% degli investimenti al Sud della vecchia legislazione meridionalistica ai tempi delle Partecipazioni Statali – di cui, comunque, non sentiamo la nostalgia – che, seppur quasi mai raggiunta, era ben aldisopra del 26,3%.
Questa è un’ altra conseguenza di quella finanziarizzazione delle imprese pseudo-pubbliche che ha portato ad una privatizzazione sostanziale delle stesse destinata ad intensificarsi col passaggio dalla “golden share” al “golden power”, con la prevista possibilità di voto maggiorato nei Consigli d’ Amministrazione e la vendita di altri pacchetti azionari di ENI, ENEL, Poste, Ferrovie, Fincantieri, SNAM.

Per le imprese pubbliche locali, in termini assoluti, gli investimenti sono stati di 1 miliardo e 259 milioni nel Mezzogiorno contro 7 miliardi e 249 milioni al Centro-Nord, il forte divario si spiega anche con la situazione della finanza locale che al Sud vede una maggior diffusione di Enti in dissesto e pre-dissesto (tra cui, com’ è noto, anche Napoli). Pertanto, Piani come quello di Cottarelli basati su fusioni, aggregazioni, scioglimenti, messe in liquidazione, fallimenti, esuberi e mobilità coatta, ancora una volta, hanno una logica sostanzialmente recessiva che si preoccupa di tagliare la spesa corrente ma di non potenziare la spesa per investimenti destinata, invece, a cadere ulteriormente per le dismissioni di pacchetti azionari da parte degli Enti Locali che, tra l’ altro, cercano di fare cassa proprio con la vendita dei capitali azionari delle Società maggiormente in attivo e, quindi, più appetibili al “Dio-mercato”.
Inoltre, si cerca di ripetere il “giochino” demagogico sui costi della politica per giustificare tagli che, invece, si riflettono soprattutto su quantità e qualità dei servizi erogati.

In realtà, siamo alle solite: quelli che hanno creato i carrozzoni clientelari, oggi si ergono a paladini dell’ efficienza e della trasparenza. E’ la stessa impostazione che viene adoperata, a livello internazionale, dalle potenze imperialistiche: loro creano i vari Saddam Hussein, talebani, ISIS e, poi, quando i “servi sciocchi” non sono più funzionali agli interessi economici e geo-politici capitalistici diventano il “male assoluto”.

La campagna mediatica sul sostanziale smantellamento delle Partecipate per favorire la privatizzazione dei servizi è stata ed è molto intensa ed anche in questo caso ha un carattere regressivo, di ulteriore arretramento dell’ intervento pubblico in economia attraverso la riduzione delle aree d’ intervento delle Aziende comunali per portarci ad un’ epoca pre-giolittiana quando lo Stato interveniva soltanto nel campo dell’ ordine pubblico, della giustizia e della difesa.
Perciò, di fronte all’ imminente presentazione del disegno di legge di stabilità 2015 che renderà operativo il citato Piano del Commissario alla spending review, occorre costruire una piattaforma nazionale del sindacalismo conflittuale articolata a livello territoriale e regionale.

Con il Convegno del 4 ottobre cercheremo di dare il nostro contributo in proposito insieme a tutti i compagni che vi vorranno intervenire o che vorranno mandare contributi sulle varie esperienze che stanno portando avanti.

*Gruppo di lavoro sulle Società Partecipate di Napoli
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